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Il caso, senza precedenti per le spedizioni punitive, ha ha scosso l’opinione pubblica
04.03.2022 - 19:04
Aggiornamento : 19:58

Pestaggio e sequestro di un 18enne, si torna in aula penale

Atteso almeno un ricorso in Appello contro la sentenza pronunciata da Amos Pagnamenta nei confronti del ‘branco’. Anche l’accusa ci sta pensando

Si tornerà a dibattere in un’aula penale delle spedizioni punitive e del pestaggio messo in atto da sei giovani nei confronti di un 18enne del Mendrisiotto per futili motivi. Contro la sentenza pronunciata dal presidente della Corte delle assise Criminali di Lugano Amos Pagnamenta la settimana scorsa, ci sarà quasi sicuramente almeno un ricorso. Però, anche la procuratrice pubblica Valentina Tuoni ci sta pensando, visto che ha formalmente richiesto le motivazioni del verdetto. Questo passo formale è stato compiuto pure dall’avvocato Stefano Camponovo che ci ha confermato l’intenzione di contestare la condanna nei confronti del suo assistito in sede di Appello. Il legale, lo ricordiamo, ha difeso uno dei sei giovani che aveva aggredito e picchiato a più riprese il 18enne. Al 22enne apprendista di origini rumene, il giudice e la Corte hanno inflitto una pena di cinque anni di carcere, con tanto di espulsione dalla Svizzera per un periodo di sette anni. Una pena peraltro ridotta di parecchio, rispetto alla richiesta formulata nella requisitoria dalla pubblica accusa che, nei confronti dell’apprendista rumeno, aveva proposto otto anni di reclusione più l’espulsione dal Paese per un periodo di ben 10 anni. Anche gli altri avvocati difensori dei cinque condannati stanno valutando se presentare, a loro volta, richiesta delle motivazioni della sentenza di primo grado. I fatti raccapriccianti ripercorsi nel processo sono avvenuti, lo ricordiamo, fra il mese di dicembre del 2020 e il gennaio dell’anno scorso, quando, a causa di un debito di droga, l’allora 18enne era stato persino sequestrato (in due occasioni) dalla banda, che si era spinta fino a richiedere il riscatto al padre.

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