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15.12.2021 - 16:27
Aggiornamento: 16.12.2021 - 15:40

Pecunia Olet, Galeazzi a processo il 12 aprile in Italia

Lo ha deciso oggi il giudice delle udienze preliminari. Il municipale di Lugano: ‘Sono tranquillo. Dopo un decennio, finalmente farò chiarezza’

di Guido Grilli e Marco Marelli
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Ti-Press
Il municipale di Lugano, Tiziano Galeazzi

Il municipale di Lugano e granconsigliere Udc, Tiziano Galeazzi, sarà rinviato a giudizio con l’ipotesi di reato di riciclaggio aggravato il prossimo 12 aprile 2022 nell’ambito dell’inchiesta Pecunia Olet, avviata cinque anni fa dalla Squadra mobile di Brescia e dalla Guardia di finanza di Bergamo. Oggi nel primo pomeriggio si è svolta l’udienza preliminare nella quale la giudice, Maria Beatrice Parati, ha disposto il rinvio a giudizio di tutti gli indagati coinvolti nelle indagini, come richiesto dal pm Carmen Santoro. I fatti risalgono a 10 anni fa. L’inchiesta ha visto il sequestro complessivo di 10 milioni di euro su conti svizzeri, come avevamo riferito nelle scorse settimane. Raggiunto telefonicamente da laRegione, Galeazzi ribadisce di essere sereno e di sentirsi tranquillo.

‘Ho sempre agito come consulente e dipendente di banca, rispettando le regole e le leggi’

In un comunicato stampa inviato alle redazioni, intitolato “Dopo un decennio, finalmente farò chiarezza”, il municipale di Lugano scrive: “In merito alle notizie apparse sui media e che riguardano il mio rinvio a giudizio nell’inchiesta giudiziaria italiana ‘Pecunia Olet’, tengo a precisare che affronterò il processo con serenità e tranquillità, poiché finalmente si farà chiarezza su una vicenda che si protrae da più di dieci anni. Come ho sempre sostenuto pubblicamente nelle prese di posizione, ho sempre agito nel mio lavoro di consulente e dipendente di banca, rispettando sempre le regole bancarie svizzere e le leggi di questo Paese, a riprova di ciò non ho mai avuto ravvedimenti dalle autorità giudiziarie elvetiche. Riaffermo con vigore che l’ex cliente – di cui parla l’inchiesta – era una cliente della banca nella quale lavoravo, e come per tutti i clienti, il mio ruolo, riguardava esclusivamente e semplicemente la gestione dei suoi investimenti in Borsa, facendo anche fede alla massima confidenzialità richiesta dagli istituti di credito e dalle loro policy e dai clienti stessi, che vigeva all’epoca dei fatti”. Prosegue Galeazzi: “In questo senso, il processo mi darà l’occasione, con il mio legale avv. Davide Giudici di Como di poter citare in aula diversi specialisti di settore e attori istituzionali. Auspico pure che questo caso non diventi un ‘processo politico’ o un ‘affaire’ tra Svizzera e Italia, ma che il tutto rimanga circoscritto alle aule giudiziarie e per questo rinnovo la fiducia nella giustizia italiana. Mi auguro che al termine del dibattimento si potrà mettere definitivamente la parola fine su questa decennale vicenda”.

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