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Città di Lugano
Ecco come potrebbe cambiare la piscina di Carona
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06.12.2021 - 22:390

Glamping a Carona, ‘scelta giusta ma ci sono questioni aperte’

Apprezzato anche dal promotore della petizione il progetto premiato dalla giuria e dal Municipio: ’È stato ridimensionato lo spazio ai privati’

Paiono tutti entusiasti del progetto scelto dalla giuria per il rilancio del comparto della piscina di Carona. Secondo la consigliera comunale Lucia Minotti, la popolazione di Carona e la commissione di quartiere hanno apprezzato la mostra (esposta fino allo scorso 22 novembre) e la scelta della giuria, confermata in seguito dal Municipio di Lugano. Ma, allora, era davvero necessario presentare quella petizione? «Si dice un po’ tutto e il contrario di tutto. C’è chi afferma che la petizione non abbia influenzato la giuria e chi invece sostiene che le suggestioni e la critiche emerse siano state tenute in considerazione. È comunque interessante leggere il rapporto della giuria perché spiega le ragioni per cui è stato scelto il progetto “Tuffo nel verde” e sono stati scartati tutti gli altri. Il motivo principale di esclusione riguarda l’eccessiva invasività delle proposte. Probabilmente, la giuria è stata sensibilizzata dalla petizione e dal dibattito scaturito da essa. Per alcuni progetti, la giuria ha scritto che sembrava che la piscina fosse del Tcs (invece del contrario) oppure che la proposta di inserimento era troppo dispersiva e occupa una superficie eccessiva a discapito della superficie verde a favore deii bagnanti». Si dice tutto sommato soddisfatto della scelta della giuria anche Nicola Morellato promotore della petizione che ha raccolto 2’465 firme ed è stata consegnata alla Cancelleria di Palazzo civico lo scorso mese di ottobre.

‘Ancora interrogativi senza risposta’

«In effetti, gli argomenti a favore del progetto scelto sono la minore invasività e la sistemazione della zona del Tcs a nord, dove si dovrebbe integrare il ‘baretto’ inserito invece nella zona pubblica. Un‘altra delle motivazioni della decisione, è stata l’aver lasciato più spazio ai bagnanti – sottolinea Morellato –. Inoltre, “Tuffo nel verde” è resiliente e flessibile e consente di ospitare il Glamping e anche di adattarsi a scenari futuri quando il lido potrebbe tornare da ’solo’. È l’unico progetto che può essere realizzato senza il Tcs. Questo è un aspetto molto positivo. Insomma ciò che diciamo da tempo pare essere stato preso in considerazione». Però, resta sul tavolo il problema di fondo, secondo il promotore della petizione: «Non si capisce il senso dell’operazione fra pubblico e privato. Dato che è stato premiato il progetto meno invasivo che ridimensiona lo spazio destinato ai privati, se il Tcs si ritirasse, cosa farebbe il Municipio? Andrebbe avanti ugualmente l’ammodernamento dell’infrastruttura?» Nonostante sia stato scelto il progetto meno invasivo, il promotore della petizione mette in evidenza che «non abbiamo risposte sull’ipotesi di preaccordo con il Tcs e quanto avrebbe previsto di incassare d’affitto la Città. Inizialmente, i bungalow del Tcs erano una cinquantina, ora ne sono previsti 30. Bisognerà capire se questa riduzione cambia i termini dell’accordo. Abbiamo la sensazione che il Tcs possa tirarsi indietro dall’operazione, ora che l’area a sua disposizione è molto inferiore. La Città ha promosso questa operazione fra pubblico e privato, perché il deficit di gestione della piscina si situava fra 100’000 e i 120’000 franchi e percependo l’affitto, riusciva a colmare il deficit. Questa situazione è piena di contraddizioni. Noi vorremmo che fossero date risposte da parte del Municipio a tali interrogativi. L’auspicio è che venga fatta chiarezza in ambito finanziario, in termini di sostenibilità e di servizio alla cittadinanza».

‘Ottimi frutti dalla condivisione’

«Lanciare la petizione avrebbe avuto senso dopo la scelta del Municipio, già nel bando di concorso allestito dalla Città era indicato bene l’ampio spazio pubblico. Personalmente mi ritengo soddisfatta, come residente e consigliera comunale, speriamo che arrivi presto il messaggio con la richiesta di credito da parte del Municipio. Un altro aspetto da chiarire è legato alla modifica di Piano regolatore necessaria per mandare in cantiere il progetto, in particolare per l’edificazione delle casette», commenta Minotti. Dal canto suo, Roberto Badaracco, titolare del Dicastero Cultura, sport ed eventi, ritiene «sia un bel messaggio la buona accoglienza del progetto, anche da parte dei promotori della petizione». La petizione potrebbe aver creato problemi alla Città? «Noi siamo convinti della nostra idea, come lo eravamo prima. Crediamo in questo progetto di rilancio, economico-sociale, sportivo e del tempo libero per Carona. L’opera potrà essere qualcosa di unico e di attrattivo. Nemmeno a livello ticinese esiste un Glamping così com’è stato disegnato. Forse effettivamente, il progetto vincitore una volta visionato, può aver dissolto i vari dubbi che alcuni sull’utilizzo degli spazi pubblici e la piscina, sulla loro salvaguardia, sull’inserimento non invasivo dei manufatti. Abbiamo comunque sempre cercato di tener conto delle perplessità emerse e rese note dalla petizione. Perplessità che sono state approfondite nell’ambito della valutazione della giuria, nella quale c’erano anche due architetti di Carona, vicini al gruppo che ha promosso la raccolta di firme. Ritengo che questa condivisione abbia portato ottimi frutti. Non era per nulla scontato». Come la mettiamo per la modifica pianificatoria? Il Municipio dovrà sottoporla anche al Consiglio comunale (allungando la tempistica)? «Non credo che sia necessario, pare una variante di poco conto che non stravolge troppo i contenuti della destinazione – risponde Badaracco –. Stiamo verificando i costi complessivi e se davvero occorre l’approvazione del legislativo. Il prossimo passo è il credito di progettazione in base al risultato del concorso».

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