25.10.2021 - 17:10
Aggiornamento: 17:38

Camera di consiglio per l’accoltellamento di Pregassona

È tornato in aula, davanti alla Corte di Appello di Locarno, il 38enne iracheno accusato di tentato omicidio intenzionale e lesioni

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La giudice Giovanna Roggero-Will (Ti-Press)

Era stato condannato giusto otto mesi fa. Oggi il 38enne iracheno, che il 20 luglio 2020 accoltellò, ferendolo gravemente, un suo connazionale di due anni più giovane, in pieno giorno e davanti a un supermercato di Pregassona, è comparso davanti alla Corte d’Appello di Locarno. Il legale dell’uomo, l’avvocato Niccolò Giovanettina, aveva ricorso dopo la condanna a sei anni di carcere, e dieci di espulsione dalla Svizzera, emessa lo scorso febbraio dal presidente delle Assise criminali Amos Pagnamenta. Davanti alla giudice Giovanna Roggero-Will, affiancata nella composizione della Corte da Rosa Item e Attilio Rampini, l’imputato ha dovuto nuovamente rispondere di tentato omicidio intenzionale e lesioni.

Per la sentenza, ad ogni modo, bisognerà attendere: la Corte si riunirà, infatti, in Camera di consiglio domani. Nel dibattimento odierno le posizioni di accusa e difesa sono rimaste pressoché le stesse. Il procuratore pubblico, vincolato dalla prima sentenza; l’avvocato del 38enne si è, invece, nuovamente battuto per una pena massima di dodici mesi, sostenendo come il reato fosse quello di lesioni semplici qualificate e non di tentato omicidio.

L’accoltellamento, lo ricordiamo, aveva destato clamore e preoccupazione, non solo perché avvenuto durante il giorno, ma in un luogo ben frequentato da molte persone, essendo il parcheggio di un centro commerciale della periferia luganese e quindi meta anche di diverse famiglie. Il 38enne aveva ferito al collo la vittima, colpendolo, con un coltellino apri-pacchi, vicino alla carotide. L’atto violento, secondo la ricostruzione degli inquirenti, era stato ‘armato’ dalla gelosia delle frequentazioni dell’uomo nei confronti della moglie e dei figli dell’imputato. La versione del 38enne non era però stata accolta dalla Corte di primo grado, che l’aveva giudicata “menzognera” e “confusa”. In particolare, l’uomo aveva sostenuto, in definitiva, di aver agito per legittima difesa, respingendo, diversamente, la rivalsa su quello che era stato fino a quel giorno uno dei suoi migliori amici. Non di questo parere il magistrato, Roberto Ruggeri, che in aula ha riproposto la ricostruzione di quei concitati momenti: l’uomo aveva dato appuntamento alla vittima per il solo scopo di volerlo aggredire.

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