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18.10.2021 - 16:45
Aggiornamento: 18:13

Eroina sul treno a Lamone, condanne fino a 6 anni

La Corte delle Assise criminali di Lugano ha condannato i ‘muli’ intercettati il 15 aprile con tre chili di droga nascosti nello zaino

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archivio Ti-Press
Sul treno diretto a Milano è intervenuta anche l’unità cinofila

Un viaggio organizzato che i due imputati stavano effettuando insieme, anche se all’apparenza separati, per trasportare tre chili di eroina. «Un quantitativo ingente e non bagatella», come lo ha definito il giudice Siro Quadri, presidente della Corte delle Assise criminali di Lugano che oggi ha condannato i due imputati a processo da mercoledì scorso per infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti. Quelle emesse nei confronti dei due trasportatori, partiti dalla Germania e controllati dalle Guardie di confine e dall’unità cinofila su un treno diretto a Milano in territorio di Lamone, sono appunto due sentenze di condanna. L’uomo, un 29enne gambiano residente in Germania, è stato condannato a 6 anni di detenzione. La donna, una 21enne ceca residente in Germania, è invece stata condannata a 5 anni e 2 mesi di carcere. Entrambi sono stati espulsi dalla Svizzera per 10 anni, mentre solo la posizione dell’uomo, «che non ha nessuna relazione con l’Europa», sarà segnalata al sistema Schengen. Il procuratore pubblico Zaccaria Akbas aveva proposto condanne a 7 anni per lui e 7 anni e mezzo per lei. Gli avvocati difensori Luca Loser e Marina Gottardi si sono invece battuti per delle forti riduzioni delle condanne.

Modalità e ruoli definiti

A far scattare il controllo, il 15 aprile di quest’anno, è stato uno zainetto avvistato dalle Guardie. I controlli hanno permesso di identificare due ragazze – l’imputata e la sorella minorenne – e un uomo seduto in un altro scompartimento. I tre, ha ricordato Quadri leggendo la sentenza, hanno inizialmente negato di conoscersi. La polizia è risalita a loro grazie ai dati informatici a sua disposizione visto che il terzetto era stato intercettato nel mese di marzo su un altro treno in un’altra zona della Svizzera. «All’inizio c’è stata reticenza – ha aggiunto il giudice –. Con l’avanzare dell’inchiesta e l’emergere di elementi nuovi, negare l’evidenza è diventato sempre più difficile». La Corte si è chinata «sulle modalità di trasporto che hanno aggravato la situazione: c’erano comportamenti e ruoli che hanno caratterizzato la perpetrazione del reato. Come la presenza della sorellina minorenne, che ha trascorso 8 giorni in carcere in Ticino, per rendere più innocua l’apparenza in caso di controlli». Sapere chi era il capo «per la Corte non è un dettaglio fondamentale perché siete stati giudicati sul trasporto e non su chi ha preso decisioni». I due imputati erano già stati intercettati il 6 marzo, senza sostanze stupefacenti ma con 7’140 franchi in contanti. «Il procuratore pubblico ha effettuato delle ipotesi – ha ricordato Quadri –. La prima è che anche in questo caso ci sia stato un trasporto; la seconda è legata solo al denaro e quindi che il reato sia quello di riciclaggio». La Corte è arrivata alla conclusione che «quel giorno deve per forza essere stato fatto anche un trasporto, la cui quantificazione è indeterminata anche se la somma lascia pensare a un quantitativo non irrilevante: l’unica differenza con il 15 aprile, il giorno del fermo, è il luogo, mentre tutte le altre modalità sono identiche e sulle scarpe di entrambi sono state trovate tracce di cocaina». La donna è per contro stata prosciolta dall’accusa di aver effettuato altri due viaggi. «Il suo ruolo nell’organizzazione è comunque stato determinante – ha concluso Quadri rivolgendosi alla 21enne –. La Corte ha preso atto della sua depressione, ma nel contempo anche del fatto che il quantitativo di eroina era destinato a fare del male a una quantità immensa di persone».

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