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I fatti risalgono all'aprile 2019 (archivio Ti-Press)
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27.09.2021 - 14:47
Aggiornamento : 17:45

Da Genova al Ticino per rubare collanine, condannato

Alla sbarra il primo componente di una banda che ha agito nelle discoteche nell’aprile 2019. Per lui 6 mesi di carcere sospesi e 5 anni di espulsione

Partivano da Genova per raggiungere le discoteche del Ticino e rubare collanine. Lo stesso reato che sabato scorso ha aperto le porte del carcere ad altre due persone. Erano attesi in quattro questa mattina davanti alla Corte delle Assise correzionali di Lugano (riunita al Pretorio di Mendrisio). Solo un imputato era presente: si tratta di un 22enne cittadino ecuadoregno che il giudice Siro Quadri ha riconosciuto colpevole di furto aggravato commesso in banda e infrazione alla Legge federale sugli stranieri e ha condannato a 6 mesi di detenzione sospesi per un periodo di prova di 2 anni. Il giovane è anche stato espulso dalla Svizzera per 5 anni; il provvedimento non verrà segnalato al Sistema informativo Schengen.

I fatti risalgono all’aprile del 2019 e hanno coinvolto due discoteche, una nel Locarnese e una nel Luganese dove è scattato l’arresto dopo la segnalazione di una vittima agli agenti di sicurezza. Nel locale «entravamo in tre – ha ricordato l’imputato –. La maggior parte del tempo eravamo insieme». Quando era il momento di agire «uno strappava e gli altri due erano nelle vicinanze ma non facevamo nulla che potesse creare confusione». Su precisa domanda del giudice sul come la vittima venisse scelta, il 22enne si è limitato a rispondere che «non ero io a cercare le vittime» e che «per non scaricare colpe sugli altri, non me la sento di fare nomi». L’imputato ha inoltre aggiunto di «non avere mai strappato le collanine» e che il suo ruolo era quello di «stare dietro al soggetto che veniva identificato, ossia controllare che lo strappo della collana funzionasse bene». Dopo la vendita dei preziosi, il 22 riceveva «una parte dei soldi». Il bottino veniva diviso in tre perché «all’autista pagavamo il viaggio, al ritorno in Italia». Nell’atto d’accusa firmato dalla procuratrice pubblica Marisa Alfier si legge che la sera dell’arresto il valore complessivo della refurtiva denunciata (e recuperata) era di 3’640 franchi. I preziosi sottratti nelle precedenti tre incursioni non sono invece stati recuperati. In un caso è stata denunciata una refurtiva pari a 2’100 franchi.

Accusa e difesa, rappresentata dall’avvocata Elisa Lurati, hanno raggiunto un accordo proponendo una condanna a 6 mesi (sospesi) in caso di accoglimento, da parte della Corte, dell’aggravante della banda o del mestiere o di 100 giorni in assenza di quest’ultima. La Corte, come visto, ha fatto sua la prima proposta. «Non ci sono abbastanza elementi per dire che questa era la vostra professione – ha spiegato il giudice –. Ma l’aggravante ci deve essere perché vi siete organizzati per delinquere». Il processo contro gli altri tre imputati – difesi agli avvocati Danilo Margaroli, Anna Grümann e Cesare Lepori – sarà riaggiornato nelle prossime settimane.

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