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Dal Tibet alla Cina
21.09.2021 - 14:58
Aggiornamento : 22.09.2021 - 16:58

Lugano e la Cina: ‘Non dimenticate i diritti del Tibet’

Lettera aperta al Municipio, nella sua veste di ‘partner’ della Repubblica popolare, sottoscritta da tre organizzazioni

Una lettera aperta al Municipio di Lugano, nella sua veste di ‘partner’ della Cina. L’hanno sottoscritta tre organizzazioni con lo scopo di rendere attenta la Città “alle gravi violazioni dei diritti umani in Tibet”. I promotori dello scritto evidenziano i rapporti aperti fra Lugano e la Repubblica popolare cinese, “considerata importante per il settore economico, culturale e turistico della regione del Luganese”. Anche attraverso i rapporti di gemellaggio con Hangzhou, Shenzen e Pechino (distretto di Chaoyang). Dall’8 al 23 ottobre inoltre Lugano ospiterà a Villa Ciani una mostra della China Academy of Art. “Come avete affermato – si legge nel testo inviato al sindaco ‘facente funzione’ Michele Foletti – siete stati in grado di creare una rete di solide relazioni nei settori dell’educazione, dell’economia, della cultura e della ricerca. Desideriamo pertanto vivamente, visto che la Città di Lugano si impegna per la promozione dei 17 Obiettivi globali delle Nazioni Unite per la sostenibilità, richiamare alla Vostra attenzione in modo particolare il contenuto dell’obiettivo no. 16 riguardante la pace e la giustizia”.

Le organizzazioni non mancano di parlare di “ampiezza delle spaventose violazioni dei diritti umani nel Tibet, nell’Est-Turkestan (provincia cinese dello Xinjiang) e in altre regioni sotto il dominio cinese”. Da qui l’invito definito urgente: “Utilizzate l’occasione di questa mostra e indirizzate parole chiare all’ambasciatore e agli altri rappresentanti della Repubblica popolare cinese. Esigete, nel rispetto dello Stato di diritto, che si metta fine agli arresti arbitrari, ai maltrattamenti e alla tortura dei detenuti e che vengano garantite la libertà di religione e la conservazione della lingua e della cultura autentica del Tibet. Esigete la messa a termine degli aborti e delle sterilizzazioni forzate, come pure una comunicazione trasparente riguardo al benessere dello scomparso Panchen Lama e di numerosi altri tibetani e tibetane tuttora sequestrati senza notizie. Siamo convinti che metterete anche le vostre relazioni amichevoli con i rappresentanti cinesi al servizio del rispetto in Cina di quei diritti che da molti fra noi vengono considerati elementari”.

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