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laR
 
07.09.2021 - 05:30
Aggiornamento: 09:06

Campanile falciato dall'elicottero, ultimatum alla ditta

Rischia di sfociare in una causa civile il danno di oltre 100mila franchi causato da un velivolo a Bissone nel marzo 2019. La parrocchia rivendica il pagamento

di Guido Grilli
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Il danno il 12 marzo 2019

«A oltre due anni di distanza, finalmente stiamo procedendo alla riparazione». Ma da quel 12 marzo 2019, quando l’elicottero di un’azienda privata che stava lavorando a una casa del nucleo ha decapitato il tetto del campanile, facendo cadere a terra la croce, la ditta non è ancora passata alla cassa. Parliamo del clamoroso danno – quantificato in oltre 100mila franchi – subìto dalla chiesa di San Carpoforo a Bissone, per cui da qualche giorno sono state posate le impalcature nel più elevato punto dell’edificio di culto.

Braccio di ferro sul cocuzzolo della chiesa di San Carpoforo

Andrea Incerti, presidente del Consiglio parrocchiale, fa il punto sulla vicenda. «I lavori sono urgenti, adesso non si può più aspettare. A tutt’oggi siamo in attesa del pagamento dei danni da parte della ditta, causati chiaramente dall’elicottero. Mentre gli altri lavori, quelli alla facciata, erano invece già previsti prima dell’incidente – questo deve essere ben chiaro – nell’ambito del restauro e si sono nel frattempo conclusi. Ora ci manca solo il campanile». La domanda è: chi paga? «Il campanile, anche questo già nei lavori preventivati, è a carico della parrocchia. Ma la spesa supplementare, non certo causata da noi, riguarda il cocuzzolo del tetto dove era situata la croce. E la responsabilità è della ditta» – evidenzia Incerti. Il caso potrebbe dunque sfociare in una causa civile? «Si rischia l’avvio di una causa, dal momento che finora non abbiamo ricevuto un solo soldo. La settimana scorsa abbiamo ingiunto loro un ultimatum, chiedendo di saldare la spesa a riparazione del danno causato. Già solo per l’impalcatura eretta attorno al campanile, che deve essere controllata poiché situata in un punto sensibile, sopra la ferrovia, la spesa è di 100mila franchi. Noi il lavoro siamo determinati a eseguirlo. Chi pagherà poi, nel caso, lo deciderà un tribunale. Basti dire che tutti i lavori del campanile, da noi già preventivati, senza calcolare i danni causati dall’elicottero ammontano a 240mila franchi».

Sulla vicenda si era già espresso con un rapporto il Servizio d’inchiesta svizzero sulla sicurezza (Sisi), accertando le cause dell’incidente aviatorio. Quella mattina del 12 marzo di due anni fa – è stato ricostruito – durante il sorvolo dell’elicottero, intento a trasportare materiale, una cinghia di carico penzolante sotto il velivolo della ditta si è attorcigliata alla croce posta alla sommità della chiesa e l’ha strappata, facendola cadere a terra, fortunatamente senza causare feriti.
Nell’evento una pietra si è inoltre staccata dalla cima della torre, danneggiando il tetto dell’edificio di culto. Il pilota aveva attribuito al forte vento la causa dell’incidente aviatorio, spiegando che forti raffiche avevano spostato la “long-line” fuori dall’asse dell’elicottero, facendo impigliare – in una circostanza dunque sfortunata – la cinghia alla croce, poi trascinata rovinosamente a terra. Il pilota, secondo il suo resoconto, si è avveduto del problema, cercando di correre ai ripari compiendo una manovra di stop in volo stazionario, ma senza alcun esito.

Il Sisi ha concluso la sua inchiesta, parlando di “inconveniente grave” e identificando la causa del sinistro in “un’organizzazione inappropriata del lavoro, rispettivamente una scelta sfavorevole della posizione di carico”. Insomma, la colpa per negligenza viene chiaramente addossata alla ditta che stava trasportando via cielo del materiale per un cantiere in una casa del nucleo del comune affacciato sul lago.

Per restituire all’antico splendore la chiesa di San Carpoforo, con il ripristino del campanile, dopo la già ultimata facciata esterna, si prevedono alcuni mesi. È già comunque fissata per inizio gennaio 2022 la cerimonia d’inaugurazione, che avverrà alla presenza del vescovo di Lugano, monsignor Valerio Lazzeri.
Intanto, la parrocchia guarda già a un futuro restauro interno della chiesa, che si preannuncia già sin d’ora un investimento assai oneroso, si stimano due milioni di franchi.

Ora gli elicotteri impiegati per la frana hanno cambiato traiettoria

E dall’incidente sono stati tratti importanti insegnamenti. «Proprio in questi giorni stiamo lavorando molto con gli elicotteri, dopo la frana dello scorso 22 agosto in via Collina Alta, per cui è stato necessario rimuovere tutto il materiale dello scoscendimento. L’incidente di due anni fa è servito a far capire ai piloti di adottare traiettorie più distanti dalla chiesa, ciò che sta avvenendo scrupolosamente». Incerti spiega che la frana richiederà ancora un po’ di lavoro e di tempo e che delle 5 famiglie evacuate, una attende ancora di poter rientrare al proprio domicilio.

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