Lugano
20.08.2021 - 15:42
Aggiornamento: 21:41

Spara al cinghiale, abbatte un cavallo

È successo in Valcolla. Era in corso una caccia di 'Guardiacampicoltura'

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Ti-press

Intendeva sparare a un cinghiale, ma ha colpito e ucciso un cavallo. È successo negli scorsi giorni in Val Colla. Questo incidente di caccia è accaduto nelle vicinanze dell'abitato di Scareglia, frazione montana di Lugano. Altre informazioni, di cui non abbiamo però trovato conferma, parlano di un secondo incidente, analogo al precedente, che sarebbe costato la vita a una pecora sempre negli scorsi giorni in Val Colla. Non è però stato possibile ottenere ragguagli dall'Ufficio caccia e pesca.

Il deprecabile episodio è accaduto nell'ambito di una campagna di caccia selettiva, volta a contenere il numero di questi ungulati, animali piuttosto nocivi per l'agricoltura e la viticoltura. Questa campagna, denominata 'Guardiacampicoltura', è di regola condotta da cacciatori muniti di speciale permesso.

Cosa esattamente sia successo a Scareglia non ci è chiaro, ma la proprietaria del cavallo ha sporto denuncia alle autorità competenti. Incidenti del genere, specie nelle ore notturne non sono così rari: è già successo che il cacciatore scambi un altro animale per un cinghiale (o persino un altro cacciatore per una preda), di recente si conosce il caso di un cane abbattuto per errore nelle valli superiori del Ticino. Sempre nell'ambito di una caccia ai cinghiali. Animali che come detto causano notevoli problemi, specie quando sono presenti in gran numero: "Il cinghiale non solo consuma i prodotti agricoli ma spesso scava i terreni provocando oneri lavorativi per il ripristino delle superfici. I cinghiali, alla presenza dell’uomo, fuggono come tutti gli animali selvatici, ma se molestati dai cani possono uscire allo scoperto per inseguirli. In agricoltura Il cinghiale causa gravi danni ad esempio danneggiando i prati da sfalcio, distruggendo campi di mais, oppure mangiando l’uva. Il cinghiale con il muso gira le zolle del terreno per ricercare insetti, tuberi, radici e altri fonti di cibo" si legge in una pubblicazione del Dipartimento del territorio.

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