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Operatori in finanza (Ti-Press)
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21.06.2021 - 17:080
Aggiornamento : 19:20

L'indebito profitto e la truffa viaggiavano in McLaren

Condannato dalle Assise criminali di Lugano quartetto di sedicenti imprenditori dagli interessi 'stratosferici' per un giro di circa 3 milioni di franchi

La costruzione di un 'castello' di menzogne fatto di false società e promesse da marinaio. Peccato fossero tutti, non in mare, ma sulla terra ferma della finanza. Chi imprenditore, chi esperto in comunicazione, chi giurista. Il quartetto di cittadini italiani, residenti nel Luganese, fra i 29 e i 50 anni, sono stati condannati, singolarmente o in correità, dalle Assise criminali di Lugano. Da diversi mesi si trovavano nel carcere giudiziario luganese della Farera per truffa per mestiere, falsità in documenti, appropriazione indebita, ottenimento illecito di prestazioni di un'assicurazione sociale e ripetuta truffa.  

Ed è proprio dal più giovane degli imputati che parte la scintilla delle malversazioni. È il marzo 2018 e il 29enne, difeso dall'avvocato Emanuele Stauffer, fonda una sua società "sopravvalutando le sue competenze – come lui stesso si giustifica in aula davanti al presidente della Corte, Amos Pagnamenta, affiancato dai due giudici a latere Renata Loss Campana e Fabrizio Filippo Monaci – e sottovalutando le difficoltà". Agli occhi, invece, di chi verrà poi truffato si presenta come "un esperto finanziere, in grado di far fruttare i capitali investiti con interessi stratosferici", come ha rimarcato la procuratrice pubblica Chiara Borelli. C'è, infatti, chi abbocca e arriva a consegnarli 40, 50mila euro. Ma non gli basta, insieme ad altri due imputati, un 38enne e un 40enne (avvocati d'ufficio, rispettivamente, Elio Brunetti e Sebastiano Pellegrini), mette in scena un progetto finanziario attraverso il quale promette guadagni mensili dal 4 al 10%. Per tenere in piedi il tutto, e incassare indebitamente all'incirca 900mila euro, il terzetto produce mediante "accurati copia e incolla" documentazione e slide ad hoc così da presentare agli ignari clienti "le peculiarità e le sicurezze" di questa fantasmagorica società.

La mega società dai piedi d'argilla

E sempre il 29enne è protagonista del secondo filone dell'inchiesta, insieme al 38enne e a una quinta persona, oggi in attesa di estradizione in Slovenia, per cui il procedimento penale a suo carico è stato disgiunto. Anche qui spicca la creazione all'inizio del 2020 di una società anonima e di una società a responsabilità limitata per l'unico fine di "avvalorare un prestito obbligazionario, in realtà fittizio e finalizzato unicamente alla raccolta di capitali da terzi e da utilizzare per i propri interessi e consumi personali". A margine dell'atto d'accusa si parla addirittura dell'acquisto di una potente automobile del prestigioso marchio McLaren. Il giro del profitto è quantificato, infatti, in almeno un milione e mezzo di franchi. Soldi 'facili' affiancati, secondo quanto emerso nel breve dibattimento – condizionato all'inizio del processo da un accordo fra accusa e difesa che ha portato a una procedura semi-abbreviata – da oggetti preziosi consegnati agli imputati per essere investiti (orologi di valore, diamanti, un chilo d'oro).    

L'ultima tranche del corposo atto di accusa riguarda, infine, l'Ordinanza federale concernente la concessione di crediti e fideiussioni solidali in seguito al coronavirus, assurta nelle ultime settimane agli onori della cronaca per diversi casi approdati in un'aula di tribunale. Il giochetto, ad opera anche del 50enne (difeso dall'avvocato Alessia Angelinetta), era semplice: far figurare una cifra d'affari gonfiata delle diverse sedicenti società per intascare successivamente i crediti Covid-19 per un totale di oltre 200mila franchi. 

Espulsi dalla Svizzera

«Considerando i fatti, ammessi, che non si prestavano dunque a particolari discussioni – ha esordito il giudice Amos Pagnamenta nel motivare la sentenza – l'atto d'accusa è stato confermato». La Corte ha ritenuto grave il loro comportamento, anche per l'importante periodo in cui ha preso vita la truffa. Il quartetto ha quindi «agito per fine di lucro, per migliorare la situazione economica personale. E non solo per la tecnica del buco tappa buco ma anche per vivere al di sopra delle proprie possibilità» non ha mancato di annotare il presidente che ha evidenziato come abbiamo approfittato di fondi Covid provenienti da denaro pubblico con il rischio che ne fosse privato chi ne aveva più bisogno e diritto. Un'attività definita «truffaldina, dalla quale avrebbero dovuto trattenersi». Confermate infine le richieste di pena avanzate dalla pp: 36 mesi per il 29enne, 34 mesi per il 38enne, 30 mesi per il 40enne, 14 mesi per il cinquantenne sospesi per un periodo di prova di 2 anni. Espulsione per tutti fra i 5 e i 7 anni. 

 

 

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