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Toni Kukoc quando giocava nei Chicago Bull con Michael Jordan, con i quali conquistò tre titoli Nba
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28.04.2021 - 18:46
Aggiornamento: 21:58

Lugano, in aula la truffa ai danni di Kukoc e Nesterovic

Condannato a tre anni di prigione (sospesi per due) il 61enne ex fiduciario che sottrasse oltre 3 milioni di franchi a due stelle della Nba

Il vizio del gioco d'azzardo lo ha indotto a ingannare e sottrarre soldi per ben dodici anni, complessivamente poco meno di quattro milioni di franchi (netti) a quattro clienti. Una delle vittime, che peraltro era suo amico, è Toni Kukoc, soprannominato l'airone di Spalato e noto agli appassionati di basket americano perché militò nell'Nba nei Chicago Bulls e con Michael Jordan vinse ben tre titoli consecutivi dal 1996 al 1998. Un'altra vittima è Radoslav Nesterovic, anch'essa un'ex stella del campionato statunitense di pallacanestro,: giocò negli Spurs con i quali conquistò il titolo nel 2005. L'imputato, un ex fiduciario 61enne, è comparso in aula penale stamattina. L'uomo, a capo chino per quasi tutto il processo, ha ammesso i reati di truffa e appropriazione indebita per i quali è parso sinceramente pentito. Entrambe le vittime principali erano presenti al dibattimento odierno diretto dal giudice Amos Pagnamenta, presidente della Corte delle Assise Criminali di Lugano (giudici a latere Renata Loss Campana e Fabrizio Filippo Monaci). Le malversazioni sono avvenute dal 2005 al 2017 e il giudice, nel pronunciare la sentenza di condanna a 3 anni di prigione, sospesi con la condizionale per due, nei confronti dell'imputato, non ha potuto fare a meno di evidenziare la violazione del principio di celerità e il grave danno d'immagine per la piazza finanziaria ticinese. Un grave arrecato dal comportamento dell'ex consulente finanziario che si è macchiato di una colpa estremamente grave.

Nella voragine del gioco d'azzardo

Eppure, l'imputato aveva un'attività ben avviata, ma la passione per il gioco lo ha fatto entrare in una voragine senza via d'uscita. Così ha perso la sua dignità di uomo, come ha raccontato lui stesso al giudice. «Sono diventato un giocatore patologico e mi sono reso conto di aver ingannato i miei clienti e di aver tradito la fiducia dei miei familiari. Ho fatto cose che non avrei mai potuto immaginare. Sono diffidato dalle case da gioco. Ora ho paura ad avvicinarmi anche solo a un chiosco. Il gioco mi ha rovinato, ero fuori di testa, non riesco a darmi una risposta per quello che ho fatto. Se non ci fosse stata la mia famiglia avrei fatto una brutta fine», ha dichiarato il 61enne che ha ammesso di aver usato i soldi delle due stelle Nba e delle altre due vittime, per giocare al casinò di Campione d'Italia. L'imputato non ha precedenti penali, ha ammesso i reati di truffa aggravata e ripetuta e appropriazione indebita ma in sede d'inchiesta ha contestato di aver ingannato Toni Kukoc con il quale aveva stretto un legame di amicizia, prima che il promettente giocatore croato lasciasse il campionato italiano per trasferirsi negli Stati Uniti. Oggi in aula penale non è stato in grado di garantire di non aver ingannato e sottratto soldi a Kukoc, per il quale avrebbe dovuto seguire l'operazione immobiliare per costruire un hotel a S. Moritz. L'imputato ha già espiato anticipatamente la pena in prigione per oltre otto mesi. Dopo la scarcerazione, ha lottato contro i sensi di colpa e gli sguardi della gente. Oggi continua il suo percorso di rinascita raccontando ciò che ha fatto quale membro dell'associazione delle vittime del gioco patologico in modo che altri non lo imitino.

Atto d'accusa e richiesta di pena confermati

Nella requisitoria, la procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti, che ha ereditato l'incarto dall'ex Pg John Noseda, ha motivato la richiesta di pena di 3 anni sospesi con la condizionale sostenendo che l'imputato aveva la fiducia dei suoi clienti ma l'ha tradita e ha agito senza farsi troppi scrupoli. La pp ha invocato la conferma integrale dell'atto d'accusa e l'aggravante della truffa per mestiere. L'ex fiduciario ha infatti indotto all'errore le banche e questo è senza dubbio un inganno astuto e dovrà impegnarsi a restituire il maltolto anche se appare quanto mai complicato, alla luce dell'attestato di carenza beni. Agli occhi dell'accusa, la colpa dell'imputato è molto grave. Sono ingenti le somme di denaro malversati, così come importante è il danno subito dai truffati, senza dimenticare che l'ex consulente finanziario ha continuato a delinquere anche dopo l'avvio del procedimento a suo carico. L'avvocato Pascal Del Prete, legale di Kukoc, ha evocato il rapporto di fiducia violato a più riprese dall'ex fiduciario e le mancate verifiche da parte della banca luganese. Il suo assistito aveva pensato di depositare i soldi in Svizzera per essere più sicuro... Invece, solo nel 2001 l'istituto di credito si è fatto vivo con l'ex giocatore croato perché era emerso un 'buco' di 21 milioni di franchi, dopo innumerevoli transazioni per oltre 14 milioni avvenute fra il 2004 e il 2007 e mai autorizzate dal titolare del conto.  Così, ora non resta nulla dei risparmi di Kukoc, se non debiti e la beffa nella beffa: l'albergo che avrebbe dovuto contribuire al futuro dell'ex cestista è stato messo all'asta e non appartiene più a Kukoc. La cosa più incredibile, ha sottolineato Del Prete è che la banca non abbia mai fatto alcuna verifica preoccupandosi solo quando sul conto non c'era più nulla. Paolo Bernasconi, anch'esso legale di Kukoc, ha parlato di un processo platonico: troppi gli anni trascorsi dai fatti e non c'è speranza di risarcimento per le vittime. La vicenda è davvero triste non solo per Kukoc e le altre vittime. Pierluigi Pasi, legale di Nesterovic, ha parlato invece di un processo che non avrebbe mai dovuto svolgersi, perché la società ha fallito non riuscendo a prevenire i reati che hanno fatto male al tessuto e all'immagine del settore finanziario. Sono successe cose incredibili a persone alle quali sono stati sfilati denari senza alcuna procura. Dal canto suo, l'avvocato Franco Brusa che rappresenta uno dei istituti di credito coinvolti, ha evidenziato i danni gravissimi all'immagine per la banca e per tutto il sistema finanziario ticinese, parlando di Inefficienza del sistema giudiziario cantonale per la lentezza e le lungaggini delle indagini, cosa che non può che suscitare una profonda tristezza.

La difesa: 'Non ha mai banalizzato la sua colpa'

L'avvocato Sandra Xavier, legale dell'ex fiduciario, ha invece evocato la piena assunzione di responsabilità dell'imputato che è profondamente pentito di ciò che ha fatto. Oggi il 61enne è un uomo migliore, sa di avere tradito la fiducia dei suoi clienti, uno dei quali era suo amico: la sua colpa è grave sia dal profilo oggettivo che soggettivo, ha riconosciuto la difesa. Xavier, che nell'arringa ha contestato il reato di truffa ai danni di Kukoc (senza fortuna perché il giudice ha successivamente considerato il fatto assodato), ha comunque messo in evidenza che il suo assistito non ha mai cercato di banalizzare la sua colpa. Nell'ottobre del 2015 è stato arrestato. Poi, è rinato e ora non è più vittima del gioco patologico che lo ha distrutto come persona. L'avvocato ha citato la perizia psichiatrica e la collaborazione con gli inquirenti quali attenuanti per sostenere una richiesta di pena mitigata che preveda la sospensione condizionale, perché non avrebbe più senso farlo tornare in prigione: l'imputato ha capito ed è consapevole di aver arrecato danni gravi ai suoi clienti.

 

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