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Il dramma, in secondo grado
18.04.2021 - 15:16
Aggiornamento : 15:32

Travolse mortalmente scooterista sulla A2, chiede clemenza

Approda in Appello il primo caso in Ticino di condanna per omicidio intenzionale nell'ambito della circolazione stradale

«L'imputato ha accettato di sacrificare una vita umana per un viaggio futile». Così aveva sentenziato lo scorso ottobre nel processo di primo grado davanti alla Corte delle assise criminali di Lugano, il giudice Mauro Ermani, nei confronti di un 39enne italiano condannato a 10 anni di carcere per omicidio intenzionale ed espulsione dalla Svizzera - si tratta della prima sentenza mai emessa prima in Ticino nell'ambito di reati legati alla circolazione stradale. Il caso non è chiuso. La vicenda approderà infatti davanti alla Corte di appello e revisione penale, il prossimo 25 maggio. 

La battaglia legale sulla qualifica giuridica del reato

I fatti al centro del processo riguardano la tragedia consumata il 10 novembre di tre anni fa sull'autostrada, all'altezza di Sigirino, quando l'imputato, sfrecciando in auto a velocità folle, dopo ripetuti zig zag sulla A2 e sorpassi temerari, ha falciato sulla corsia di destra uno scooterista 39enne, uccidendolo sul colpo, il quale quel giorno si stava recando a casa dalla famiglia per rivedere suo figlio, nato da appena una settimana. Non è tutto. L'imputato, durante quella stessa corsa sulla corsia nord-sud dell'autostrada, aveva pure speronato un altro motociclista, mettendo a repentaglio la sua vita. Il dramma narra inoltre che il 39enne era appena uscito dall'ospedale psichiatrico cantonale di Mendrisio e, prima di mettersi alla guida, aveva bevuto alcol. La Corte di secondo grado, presieduta dalla giudice Giovanna Roggero-Will (giudici a latere, Rosa Item e Matteo Tavian), sarà ora chiamata a chinarsi sulla qualifica giuridica del reato: per la difesa, rappresentata dall'avvocato Yasar Ravi, il suo cliente è colpevole di omicidio colposo («non si può infatti affermare che desiderasse la morte dello scooterista») e pertanto la pena va notevolmente ridotta; per la pubblica accusa, il procuratore pubblico Nicola Respini, invece, il reato più appropriato è quello di omicidio intenzionale, per dolo eventuale (11 anni di carcere era stata la richiesta del magistrato alle Assise criminali): il 39enne, mantenendo una tale condotta di guida, doveva insomma considerare il forte rischio di mettere a repentaglio la vita di altri conducenti, ciò che è puntualmente avvenuto. Un altro tema di discussione al processo riguarderà le modalità di espiazione della pena: l'avvocato di difesa, Yasar Ravi, aveva proposto che la condanna a carico del 39enne potesse essere sospesa per dar luogo a un collocamento per una cura dall'alcol a Villa Argentina.

 

 


 

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