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22.03.2021 - 18:13
Aggiornamento: 20:21

Viganello, 'battezzato' il nuovo Campus est Supsi-Usi

Guy Parmelin, presidente della Confederazione, rende omaggio alla caparbietà ticinese e inaugura il più grande edificio pubblico cantonale

viganello-battezzato-il-nuovo-campus-est-supsi-usi
Una veduta aerea panoramica del nuovo campus (Ti-Press/Pablo Gianinazzi)
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«Un messaggio di speranza verso il futuro». È quello che ha voluto rivolgere a tutto il Ticino il presidente della Confederazione Guy Parmelin giunto stamattina a Viganello per l'inaugurazione e «sottolineare il profondo significato e l'importanza nazionale del nuovo Campus Est dell'Univesità della Svizzera italiana (Usi) e della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi)». Non solo. Nella sua visita a sud delle Alpi, prima di spostarsi a Palazzo Civico per l'incontro istituzionale con la Città di Lugano e il Consiglio di Stato, il consigliere federale ha voluto «rendere omaggio alla forza, alla caparbietà e alla perseveranza dei ticinesi. Sì, perché, nonostante gli sconvolgimenti che la nostra società subisce, il cantiere ha potuto essere portato a termine e il vostro progetto comune è stato concretizzato». L'inaugurazione dell'edificio, che ha un'ampia corte interna, grande quasi quanto la Piazza della Riforma, coincide inoltre con il 25esimo dell'Usi. A fare gli onori di casa c'erano il direttore della Supsi Franco Gervasoni e il rettore dell'Usi Boas Erez. L'evento è stato diffuso in diretta streaming dalla sala polivalente rimasta chiusa al pubblico a causa delle prolungate misure restrittive per evitare la diffusione del coronavirus.

Duca Widmer: 'La sfida è stata vinta'

Monica Duca Widmer, presidente del Consiglio dell'Usi ha dapprima messo in evidenza come «Usi e Supsi siano figlie della legge cantonale votata nel 1995». Ora i due istituti sono realtà in continua crescita. Questo significa che «la sfida è stata vinta da chi con lungimiranza ha voluto che anche la Svizzera italiana potesse diventare protagonista - e non solo spettatrice - dell'evoluzione culturale ed economica del paese». Le ha fatto eco il presidente del Consiglio della Suspi Alberto Petruzzella che ha invece rimarcato che «tutto cominciò con un’idea rivoluzionaria di Mauro Dell’Ambrogio nel 2004: mettere sotto lo stesso tetto Usi e Supsi. Ci sono voluti 17 anni, ma ce l’abbiamo fatta». Il progetto prevedeva di far confluire nel nuovo edificio la Direzione generale della Supsi con il Dipartimento tecnologie innovative e il Dipartimento economia e socialità, una quinta Facoltà dell’Usi ancora tutta da concepire, il Conservatorio della Svizzera italiana, il Centro svizzero di calcolo Scientifico e l’Istituto universitario federale per la formazione professionale. «Dell'idea è rimasto lo spirito, ma le crescenti esigenze di spazio hanno ridimensionato il numero di istituzioni coinvolte», ha spiegato Petruzzella.

Bertoli: 'Che possano sbocciare le idee'

Dal canto suo, il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport (Decs) Manuele Bertoli ha auspicato che il 'campus' che occupava questo spazio un tempo verde e ignoto all'uomo, diventi luogo di libertà, semina, crescita, maturazione e raccolto intellettuale. Un luogo fisico ma soprattutto ideale, d'incontro e di confronto, abbracciato dal territorio e dalla società di cui fa parte, nel quale potranno passeggiare i pensieri, duellare le opinioni e sbocciare le idee». Nel sedime un tempo sorgeva l'ex Campari, prima ancora era stato individuato dalle autorità addirittura come aeroporto, hanno messo in evidenza gli architetti Luca Pessina e Simone Tocchetti che hanno disegnato il progetto uscito vincente dal concorso internazionale. Un progetto chiamato Zenobia, un nome ispirato dal romanzo 'Le città invisibili 'di Italo Calvino, proprio perché si tratta dell'edificio pubblico più grande del Ticino destinato a ospitare una piccola città o un grande villaggio. A pieno regime e alla fine della crisi pandemica che stiamo vivendo, la struttura accoglierà infatti circa 600 collaboratori, 1'000 studenti in formazione di base e 800 in formazione continua.

Facoltà di biomedicina, 48 iscritti

Nella nuova costruzione la cui prima pietra era stata posata nell'ottobre del 2017- trovano così spazio aule, uffici e laboratori di formazione e ricerca della Facoltà di scienze informatiche e della Facoltà di scienze biomediche dell'Usi, del Dipartimento di tecnologie innovative della Supsi e dell'Istituto Dalle Molle di studi sull'intelligenza artificiale. E ancora spazi comuni, la sala polivalente, un'area per esposizioni, una mensa, un asilo nido e spazi per attività sportive. Nella visita guidata all'interno, il professore e decano del nuovo Master in medicina Giovanni Pedrazzini ha illustrato i passa avanti compiuti dalla Facoltà di biomedicina che conta 48 iscritti che si sottoporranno agli esami fra due anni. Antonio Cazzaniga, professore e decano della facoltà di scienze informatiche ha presentato alcuni ricercatori che hanno ottenuto fondi di ricerca europea Erc. Nei laboratori del Dipartimento di tecnologie innovative della Supsi, il direttore e professore Emanuele Carpanzano ha poi presentato le attività di formazione e di ricerca svolte nell'ambito delle diverse discipline ingegneristiche.

Borradori: 'La nuova corte è un invito a sostare'

Presente all'inaugurazione anche il sindaco di Lugano Marco Borradori: «Usi e Supsi ci regalano una nuova corte. Una vera e propria piazza che è l'essenza stessa della città, perché accoglie movimento e vita». L'ampia corte e i porticati, ha proseguito il sindaco, «costituiscono un invito rivolto a tutti i cittadini a sostare, a passeggiare e ad attraversare questi spazi come se si trattasse di un prolungamento della città». L'edificio si inserisce perfettamente nel tessuto urbano, unito dal fiume che fa da 'cerniera', ha aggiunto Borradori, secondo cui la nuova corte è «un ideale, un simbolo della vita. La città si nutre continuamente di spazi e di occasioni d'incontro. Vedremo come i quartieri si approprieranno di questi nuovi spazi e magari come potrà cambiare i rapporto fra l'università e la città e quali nuove opportunità si presenteranno».

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