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Sono accusati di tentato omicidio intenzionale
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01.02.2021 - 22:550

Cadempino, picchiato a sangue per poche centinaia di franchi

Il 18enne è svenuto durante la brutale aggressione. I 5 autori accusati di sequestro per aver caricato il giovane in auto. Negano traffici di droga

Iniziano a precisarsi gli inquietanti contorni della brutale aggressione avvenuta nel buio della zona industriale di Cadempino giovedì verso le 21. Dall'inchiesta emerge che i cinque aggressori - tra i 20 e i 32 anni, alcuni con precedenti penali, tutti in carcere con l'accusa di tentato omicidio intenzionale - hanno picchiato a sangue il 18enne del Mendrisiotto, per sole poche centinaia di franchi. Ognuno degli autori del pestaggio vantava piccoli crediti nei confronti della vittima e li voleva vedere in fretta, pena l'uso della violenza. Nonostante due degli aggressori siano anche accusati di reati di droga, i debiti legati alle sostanze stupefacenti rimangono per ora soltanto un'ipotesi al vaglio degli inquirenti. Gli arrestati, dal canto loro, negano che si sia trattato di prestiti per dosi di droga. 

Lo hanno abbandonato a terra sanguinante 

Resta il fatto che giovedì scorso, a sera inoltrata, tre dei cinque giovani indagati hanno caricato e costretto il 18enne a salire in auto - di qui l'accusa di rapimento e sequestro di persona - e si sono diretti a Cadempino, in via Industria, dove con una serie di chiamate con il telefonino hanno indicato di farsi trovare anche agli altri due giovani implicati nell'inchiesta. Ed è qui, in questo luogo discosto, gelido e tetro, che i cinque hanno picchiato selvaggiamente la vittima: pugni, calci, bastonate. Un'azione di branco. Dalla ricostruzione emerge un ulteriore particolare inquietante: il 18enne, dopo aver subìto un'interminabile carica di colpi, è svenuto. Per poi fortunatamente riaversi. La vittima è stata poi abbandonata a terra, sanguinante, dai suoi aggressori che si sono dileguati a bordo di più auto. Una modalità che per il codice penale costituisce il reato di omissione di soccorso. Il 18enne, che secondo gli inquirenti non è mai stato in pericolo di vita, è stato trovato con fratture e diverse ferite, da alcuni passanti che dopo averlo soccorso hanno allertato i sanitari della Croce Verde, i quali hanno provveduto a trasportarlo in ospedale.

Attesa la decisione del giudice dei provvedimenti coercitivi 

Intanto, in serata, al più tardi entro domani mattina, ossia 48 ore dopo gli arresti scattati nella giornata di venerdì, il giudice dei provvedimenti coercitivi deciderà se confermare gli arresti disposti dalla procuratrice pubblica, Valentina Tuoni, titolare dell'inchiesta.
I cinque presunti autori sono tutti disoccupati, alcuni dei quali lasciati a casa dalle rispettive aziende finite in crisi a causa della pandemia. Si trovano in condizioni finanziarie precarie. Si tratta di un 26enne cittadino italiano domiciliato nel Luganese, di un 32enne cittadino colombiano dimorante nel Luganese, di un 22enne cittadino svizzero domiciliato nel Luganese e di un 20enne cittadino rumeno dimorante nel Luganese, fermati il giorno dopo l'aggressione da agenti della polizia cantonale, nonché di un 20enne cittadino svizzero domiciliato nel Luganese fermato dalla polizia Ceresio Nord. Le ipotesi di reato nei loro confronti sono di tentato omicidio intenzionale, lesioni gravi, lesioni semplici, aggressione, omissione di soccorso, coazione, sequestro di persona e rapimento. Il 26enne cittadino italiano deve pure rispondere di infrazione e contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti, mentre il 20enne cittadino svizzero di contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti.

Intanto proseguono gli interrogatori da parte della polizia giudiziaria e del magistrato, che dovranno mettere a confronto le diverse versione degli accusati, che già sin d'ora presentano contenuti discordanti. Come ad esempio l'aspetto di come la vittima sia stata convinta a seguire, quelli che da lì a poco sarebbero diventati i suoi terribili aggressori. Uno degli arrestati ha sostenuto in uno dei suoi primi interrogatori che il giovane è salito in auto di sua spontanea volontà. Ma la pubblica accusa è invece convinta che la libertà d'azione al giovane era stata decisamente negata. E a partire dal momento in cui la portiera della vettura si è richiusa, per il 18enne hanno avuto inizio ore terribili.  

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