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28.01.2021 - 17:18
Aggiornamento: 17:40

Rapina senza mascherina e rissa nel Luganese: condannato

Un anno di detenzione, parzialmente sospeso, a giovane di origini italiane. Ordinate misure di accompagnamento e il patronato penale

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'Si è fermato solo con l'arresto'

Tanti «non mi ricordo». «Sono passati sei mesi dai fatti. In quel periodo fumavo e bevevo parecchio». Così si è giustificato un giovane appena 18enne di origini siciliane, con alle spalle numerosi reati compiuti da minorenne, davanti alla Corte delle assise correzionali di Lugano, dove è comparso in mattinata per rispondere di rapina, rissa, consumo di marijuana, danneggiamento, ingiuria e di un moderno capo d'imputazione, proprio del presente periodo pandemico: contravvenzione alla legge federale sulla lotta contro le malattie trasmissibili dell'essere umano, perché sul treno in cui ha minacciato, unitamente a un complice, due minorenni facendosi consegnare una catenina d'oro, non indossava la mascherina.

Espulsione scongiurata, 'ma questo è l'ultimo cartellino giallo'

Dodici mesi di detenzione, di cui 6 da espiare e la rimanenza posta al beneficio della sospensione condizionale. È questa la condanna inflitta dal giudice Amos Pagnamenta nel pomeriggio, al termine della camera di consiglio. Il presidente della Corte ha definito di tenore basso la colpa dell'imputato, «circoscritta e non di estrema violenza come siamo purtroppo abituati a vedere in queste aule. Ma dal profilo soggettivo la colpa è di gravità media: ha agito a fini di lucro ed era consapevole di commettere reati. Nove reati in pochi mesi. Ha smesso solo con l'arresto». La Corte - ma il rischio è aleggiato durante tutto il processo - ha infine rinunciato a infliggere all'imputato l'espulsione dalla Svizzera. «Ma questo è l'ultimo cartellino giallo» - ha ammonito il giudice, che ha tuttavia ordinato precise misure di accompagnamento, tra cui il controllo delle urine che comprovino di aver cessato di fumare marijuana e il patronato penale. «Un paracadute. Una rete, con precisi paletti, perché c'è un concreto timore che ricada in nuovi reati se non smetterà di dormire da quello o quella amica, sottraendosi alle responsabilità». Il 18enne, durante l'istruttoria, ha detto di volersi impegnare per ottenere attraverso corsi serali la licenza di quarta Media, dalla quale si era completamente allontanato. Il suo difensore, l'avvocato Stefano Genetelli, ha prodotto alla Corte la concreta possibilità giunta dalla madre dell'imputato di poter lavorare in un Fast food di sua proprietà.  

I reati che hanno portato in carcere il 18enne sono avvenuti tra il luglio e il settembre scorsi. Ha configurato il reato di rapina l'episodio che lo ha visto protagonista, assieme a un altro giovane più grande di lui, sul treno lungo la tratta Lugano-Rivera: vittime, due minorenni, entrambi minacciati, uno dei quali costretto a consegnare la catenina d'oro che aveva al collo, poi venduta dai due autori ricavandovi un centinaio di franchi a testa. Un altro episodio, derubricato tuttavia dal reato di rapina, ha costituito secondo la Corte coazione: il 18enne, anche in questo caso accompagnato da un complice, si è fatto consegnare una cintura di marca e il borsellino, sotto la minaccia di un coltellino svizzero, da un amico dal quale aveva dormito. Un'azione scriteriata come garanzia per assicurarsi che il ragazzo, minorenne, gli consegnasse i vestiti lasciati a casa sua la sera prima. Nella serie di reati, anche una rissa davanti al Casinò di Lugano alla quale il 18enne ha preso parte, finendo fra l'altro ferito con una sospetta frattura del naso. Poi innumerevoli furti e furtarelli, un'ingiuria a un giovane coetaneo e a sua madre, danneggiamenti e viaggi in treno senza pagare il biglietto.

La procuratrice pubblica Pamela Pedretti, al termine della sua requisitoria, aveva avanzato una pena di 14 mesi di detenzione, di cui 6 da espiare, e misure di accompagnamento; mentre sulla proposta di espulsione si era rimessa al giudizio della Corte. «Solo l'arresto ha messo la parola fine alla sua breve carriera di delinquente» - ha osservato il magistrato, riconoscendo all'imputato unicamente le attenuanti della giovane età e di una parziale collaborazione durante l'inchiesta. L'avvocato Stefano Genetelli, dal canto suo, aveva contestato con successo il reato di rapina relativo a uno dei due episodi contenuti nell'atto d'accusa, poi effettivamente derubricato in coazione dalla Corte. Genetelli aveva osservato come le azioni compiute dal suo cliente fossero state proprie «di una persona certamente immatura. Di un giovane che può tuttavia ancora essere raddrizzato se potrà seguire le misure di accompagnamento suggerite dalla procuratrice pubblica». Il legale si era invece opposto all'eventualità di un'espulsione del 18enne dal territorio svizzero, evidenziando come egli abiti in Ticino dall'età di 10 anni insieme ai genitori.  

 

 

 

 

 

 

 

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