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Tre focolai in meno di un mese
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07.01.2021 - 17:000
Aggiornamento : 22:09

Sonvico, 'si è partiti con 3 contagi, ora sono 40 e 12 morti'

Il direttore della casa anziani Fondazione Opera Charitas, John Baldi: 'non ci rimproveriamo errori'. A partire da martedì le prime vaccinazioni

11 dicembre 2020: "tre residenti dell'istituto sono risultati positivi al Covid-19", scriveva in un comunicato stampa la direzione della casa per anziani Fondazione Opera Charitas di Sonvico. Oggi, a meno di un mese dal primo focolaio, il bilancio si è trasformato in tragedia: 12 morti; oltre 40 dei circa 100 ospiti sono stati contagiati e oltre il 40% del personale medico e infermieristico ha contratto il virus. 

Ogni passo coordinato con l'Ufficio del medico cantonale 

Il direttore, John Baldi, usa la massima trasparenza nel riferire a laRegione i dati della grave situazione sanitaria e racconta l'evolversi della situazione Covid all'interno della struttura geriatrica luganese e il piano di protezione condiviso passo a passo con l'Ufficio del medico cantonale. «Dall'11 dicembre a oggi i casi sono aumentati costantemente. Abbiamo avuto tre focolai, sono stati allestiti tre reparti Covid che sono tuttora in essere. Siamo arrivati a 12 decessi e i contagiati, complessivamente nelle varie fasi, sono stati 40 su 100 ospiti. Degenti, il cui numero è stato ridotto in seguito alla chiusura del reparto di soggiorni brevi, nel quale ospitavamo i casi acuti, una trentina di posti letto, provenienti dagli ospedali che necessitavano di una riattivazione. Questi posti letto hanno trovato una diversa collocazione, in altre strutture e attraverso prese a carico a domicilio. Ci sono altresì tanti ospiti che sono guariti e tanti altri sono in via di guarigione» - sottolinea il direttore.  La nostra redazione ha ricevuto una segnalazione anonima, nella quale si afferma che la Fondazione avrebbe occultato i dati reali. Cosa risponde? «Assolutamente no. Da parte nostra c'è sempre stata la massima trasparenza. Abbiamo sempre informato l'Ufficio del medico cantonale che ha coordinato l'intera emergenza sanitaria, informiamo inoltre regolarmente due volte la settimana i parenti attraverso video conferenze».

Si poteva fare di più e meglio? «Appena è scoppiato il focolaio abbiamo chiesto anche l'intervento della specialista in igiene preposta, proprio per nostra garanzia e sicurezza e sono sempre state adottate tutte le misure, così come previste. Abbiamo avuto inoltre il nostro piano di sicurezza. Purtroppo non ci si spiega come questo virus possa essersi trasmesso così, malgrado tutte le misure adottate». Quindi non vi rimproverate nulla? «No. Tutto quello che potevamo fare professionalmente lo abbiamo fatto».

Il virus non ha risparmiato il personale curante. «Circa il 40% degli operatori è stato contagiato, pur avendo usato tutte le misure del caso». Com'è attualmente la situazione tra i residenti della casa per anziani? «Ad oggi sono stati dichiarati 19 ospiti guariti, che, con le accresciute norme di igiene, sono potuti rientrare nelle loro camere, quindi uscire dai reparti. Altri ospiti sono in via di guarigione. Ora piano piano, dopo un'escalation pesante, stiamo ritrovando la normalità, se così possiamo chiamarla. In casa anziani è ormai da un anno che gli ospiti non vivono più una normalità. Oggi i degenti rimasti - dopo la chiusura del reparto soggiorni brevi e dopo i dodici ospiti deceduti, la maggior parte dei quali presentava malattie pregresse - sono 56. Tre reparti rimangono tuttora isolati Covid. Il focolaio ha risparmiato solo uno dei quattro piani, l'ultimo. Il virus è invece entrato nei primi due piani e nel reparto protetto riservato agli ospiti affetti da demenza.

Si è passati a turni di 12 ore per il personale infermieristico 

È stata una situazione difficile, adesso posso dire che si sta normalizzando» - evidenzia, il direttore John Baldi. Una delle fasi più difficili è stata quando molti collaboratori sono rimasti contagiati e hanno dovuto rimanere in isolamento e pertanto c'è stata carenza di personale e abbiamo dovuto ricorrere a rinforzi. Si è passati a turni di 12 ore nelle fasi acute. A tutt'oggi, nei reparti, si sta lavorando con turni di dodici ore, anche per ossequiare il piano di sicurezza: separare le équipes e ridurre il più possibile il rischio di contagi». La speranza, ora, è nel vaccino. «Sì. Inizieremo da martedì prossimo, 12 gennaio. In accordo con il medico cantonale e il farmacista cantonale abbiamo preferito posticiparlo di qualche giorno, per poi poter inoculare il vaccino al maggior numero di persone possibile. Per chi presenta ancora sintomi, non è possibile somministrare subito la dose, ma occorre attendere». Tutti hanno aderito favorevolmente al vaccino? «Tra gli ospiti sì. Mentre tra il personale curante ha aderito un buon 60%, precisamente 79 persone tra medici e infermieri». 

 

 

 

 

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