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Luganese
30.11.2020 - 18:050
Aggiornamento : 18:50

Incendiò l'auto del medico che lo aveva operato: condannato

Un 58enne locarnese a processo alle Assise correzionali di Lugano: aveva aperto una causa contro lo specialista perché lo riteneva colpevole della sua invalidità

Aveva agito nel cuore della notte con una tanica di benzina e un accendino alla mano. Obiettivo l'auto del medico, neurochirurgo, residente nel Luganese, con cui aveva in corso una causa penale, posteggiata davanti all'ingresso dell'abitazione del contendente, causando un danno di oltre 75mila franchi. A processo alle Assise correzionali di Lugano, presiedute dal giudice Marco Villa, per fatti risalenti a più di cinque anni e mezzo fa, un 58enne ticinese, residente nel Locarnese. L'uomo è stato condannato per incendio intenzionale a 14 mesi per un periodo di prova di due anni (12 come pena base).

L'imputato, incensurato e al beneficio dell'Assicurazione invalidità, ha sempre contestato la sua presenza al domicilio del dottore che lo aveva operato alla schiena, intervento, secondo lui, non riuscito e dal quale aveva diversamente riportato lesioni che lo hanno costretto a una cura farmacologica continua. Quegli stessi medicamenti che stava assumendo anche durante l'interrogatorio e che gli avrebbero tolto la necessaria lucidità tanto da chiedere, in mattinata all'apertura del processo, il rinvio del dibattimento e lo stralcio dei verbali; richieste respinte entrambe dalla Corte.

Scrisse allo specialista 'chi la fa l'aspetti'

Colpevole, invece, l'uomo per la procuratrice Marisa Alfier che nella sua requisitoria, dove ha chiesto 18 mesi di carcere sospesi con la condizionale per un periodo di prova di tre anni, ha letto i diversi messaggi via telefonino che il 58enne aveva inviato "con astio" al medico, accusandolo di averlo reso invalido: dal se non avesse ricevuto i soldi avrebbe "fatto un disastro" a "chi la fa l'aspetti" continuando con "le preparo io la sorpresa". Invettive giustificate dall'imputato, secondo il magistrato, «sempre dai farmaci, come continua scusa, anziché ricondurle all'impossibilità di ottenere un risarcimento». 

Dello stesso tenore l'avvocato dell'accusatore privato, Yves Flückiger, che ha messo in evidenza come «per puro caso si abbiano avuti solo danni materiali. Imputato che non ha riflettuto dunque sulle gravi conseguenze del suo agire contro un medico che decine di migliaia di altre volte ha sempre preso a cuore la salute dei suoi pazienti. Tanto che l'accusato si era prima detto d'accordo con lo specialista sul buon esito dell'operazione e poi diversamente lo aveva denunciato spinto da amici balordi conosciuti online». Evidenziate anche la prova del Dna e le tracce dell'uomo sul luogo dell'incendio: «Come è possibile la migrazione del materiale genetico senza il coinvolgimento dell'imputato?». 58enne che peraltro aveva detto di aver 'visitato' la casa del medico prima dell'incendio.

 Un 'animus' dunque vendicativo? Peraltro presente fra le righe di quanto pubblicava, quale denuncia, continuamente online? Oppure un'estraneità dai fatti e la presenza di una terza persona che gli voleva male? Un processo quindi indiziario, come esordito dalla difesa sostenuta dall'avvocato Francesca Nicora «che prima di condannare chiede di avere una certezza granitica». Così la difesa ha cercato di scardinare le ipotesi dell'accusa riportando la mancanza di prove e chiedendo, 'in dubio pro reo', il proscioglimento motivandolo con il fatto che quel giorno il suo assistito «non fosse fisicamente in grado di uscire da casa. Non aveva alcuna ragione per questo gesto scellerato. È vero che aveva un contenzioso, tuttora aperto, ma come l'ha con altre persone che non si sono mai ritrovate l'auto incendiata. Le tracce del suo Dna sull'accendino? Sono più quelle della moglie, il cui incarto è già stato abbandonato. Forse quell'accendino era proprio lì per prendere di mira l'imputato...». Un contenzioso, che lo stesso imputato, aveva definito "sempre leale".

Non di questo avviso il giudice che ha accolto l'atto d'accusa, prosciogliendolo però dal secondo capo che lo voleva protagonista di un tamponamento a catena sull'autostrada fra Sigirino e Taverne.

 

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