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Il pp Nicola Respini
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13.10.2020 - 13:08
Aggiornamento: 23:49

Mortale Sigirino: 'è omicidio intenzionale', pena di 11 anni

La pubblica accusa: l'imputato ha messo inoltre in pericolo 5 persone sulla A2, toccando punte di 182 all'ora. Chiesta l'espulsione dalla Svizzera

 «La tragedia consumata il 10 novembre di tre anni fa sull'autostrada, all'altezza di Sigirino lascia allibiti e increduli. La vittima, un padre di famiglia, quel giorno si stava recando a casa per rivedere suo figlio, nato da pochi giorni. Così il pp Nicola Respini ha ricostruito durante la sua requisitoria l'agghiacciante incidente mortale compiuto dal 39enne italiano, dopo una guida azzardata, centrando con il suo Suv uno scooterista 39enne a 150 all'ora, uccidendolo, dopo aver messo a repentaglio la vita di almeno altre 5 persone sull'autostrada.

Nei confronti dell'imputato, la pubblica accusa ha chiesto 11 anni di carcere per omicidio intenzionale.

Condanna sostanzialmente confermata dal giudice, che ha condannato il 39enne a 10 anni.

Il magistrato ha inoltre chiesto l'obbligo di una terapia durante l'espiazione e l'espulsione dalla Svizzera per 15 anni, nonché la carcerazione di sicurezza, perché il percorso terapeutico a Villa Argentina è fallito «e se l'imputato non ha voluto farsi curare, per lui rimane solo il carcere».

«La colpa del 39enne italiano è gravissima, la sua guida sull'autostrada è stata un crescendo di aggressività, fino al mortale» - ha evidenziato il pp Respini, che ha aggiunto: «All'inizio delle indagini si era pensato a un colpo di sonno, a una distrazione, a una fatalità. Ma poi, quasi subito, con le immagini della videosorveglianza - viste ancora stamane in aula - e alle diverse testimonianze si è appreso che invece si era di fronte a una tragedia dopo una scorribanda automobilistica. L'imputato dal suo domicilio di Arbedo fino a Sigirino ha guidato, mostrando totale indifferenza, disprezzo verso il prossimo, verso la vita altrui».

Il giorno dopo, il primo interrogatorio. L'imputato, ha spiegato il pp Respini, non ricordava nulla. «Ma nei verbali, qualcosa si ricordava: parlava di  aver svolto 'manovre azzardate, ma in sicurezza'. Questo significa che sapeva che faceva qualcosa di scorretto». 

Elevato il tasso di alcolemia registrato: guidava con oltre il 2,6 per mille e inoltre aveva assunto psicofarmaci somministratigli dai medici. Usciva da poche ore dall'ospedale psichiatrico cantonale di Mendrisio. Il magistrato ha descritto l'imputato, come una persona con grossi problemi di alcolemia e tossicodipendenza, che ancora oggi sottovaluta e non riconosce i suoi problemi. Già nel 2013 e nel 2014, quando era seguito da Ingrado, non si è mai assunto piena responsabilità. Molti i ricoveri in cliniche psichiatriche: fino al novembre 2017. 

 Ha toccato punte a 182 all'ora

Il magistrato ha ricostruito la sua folle scorribanda di quel 10 novembre di tre anni fa: il 39enne ha tenuto una media di guida, tra i 164 e i 182 all'ora, mentre l'impatto con la vittima è avvenuto sulla corsia destra a una velocità, tra i 116 e i 130 all'ora, «preceduta da una frenata che purtroppo non ha avuto nessun effetto» - ha detto il pp Respini, che ha qualificato il suo comportamento, come scriteriato: anche dopo l'incidente ha avuto un atteggiamento aggressivo. 

A mente della pubblica accusa, il 39enne con il suo comportamento sapeva che poteva mettere in pericolo la vita altrui e ciò nonostante «si è lanciato sull'autostrada, superando i limiti di velocità, tallonando le auto senza distanza, perdendo a più riprese la padronanza dell'auto. Lo ha fatto dopo aver assunto alcol e medicamenti. 

Molti i testimoni che si trovavano sulla strada in quel momento, «che hanno dichiarato della folle velocità dell'uomo, che ha tentato persino di spingere fuori strada due motociclisti che tentavano di superarlo, costringendoli verso il guardrail. Sapeva che non era nelle condizioni di guidare, eppure si è lanciato in questa gara di velocità, come in un gioco agli autoscontri». Tra le imputazioni, anche l'omissione di soccorso.

Nel pomeriggio parola all'avvocato Giovanni Molo, rappresentante legale della famiglia della vittima. Poi la parola passerà all'avvocato Yasar Ravi per l'arringa difensiva.  La Corte si riunirà verso le 16. Misura stazionaria in una struttura o carcere?, è uno dei quesiti ai quali dovranno rispondere i giudici.  La sentenza è stata annunciata per le 18. 

 

 

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