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27.09.2019 - 21:16

Campione, tre piste per riaprire il casinò

Sono passati da tre mesi da quando il commissario straordinario Maurizio Bruschi ha consegnato al Viminale la sintesi del lavoro svolto. Ma nulla è successo

di Marco Marelli

Sono passati tre mesi dallo scorso 5 luglio, quando il commissario straordinario Maurizio Bruschi, inviato a Campione d’Italia dal governo giallo-verde per ‘’individuare un nuovo soggetto giuridico per la gestione della casa da gioco’’, ha consegnato al Viminale la sintesi del lavoro svolto. In tre mesi non è successo niente.

L’ex ministro Salvini non ha mai assegnato a uno dei suoi quattro sottosegretari la delega per approfondire il “caso Campione”. Nemmeno la neo-ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, in carica dallo scorso 5 settembre, non avrebbe provveduto a delegare l’incarico di seguire la complessa questione, per arrivare alla riapertura del Casinò chiuso dal 27 luglio dello scorso anno. Sino a quando la relazione di Bruschi continuerà a rimanere nei cassetti del Viminale parlare di riapertura della casa da gioco è quantomeno azzardato. «Se mi chiamano per un approfondimento di quanto ho scritto sono a disposizione ma non per un nuovo incarico» dice Bruschi. Forse perché non è facile trovare una soluzione? «Non c’è niente di impossibile», si limita a dire il commissario straordinario che ha proposto tre soluzioni. La più praticabile pare quella che ‘laRegione’ ha anticipato lo scorso 28 agosto: “L’affidamento della gestione a un soggetto privato”. Soluzione percorribile per Bruschi, dato che «molti operatori economici italiani e stranieri hanno manifestato interesse». E sarebbe la più conveniente per le casse statali in quanto i costi sarebbero interamente a carico del gestore privato. A differenza delle altre due che hanno costi elevati: 50 milioni di euro, ipotizza Bruschi, per il risanamento della società fallita, e 20 milioni di euro per la costituzione di una nuova società solo a capitale pubblico. Per questa soluzione, così come quella che prevede un gestore privato, c’è un passaggio obbligato: la richiesta di fallimento in proprio al Tribunale di Como da parte della Casinò di Campione d’Italia. Chiedere, insomma, il fallimento di sé stessa per chiudere il procedimento pendente in Cassazione. Il fallimento  avrebbe pesanti conseguenze per gli attuali indagati. Tutte le soluzioni di Bruschi prevedono passaggi obbligati in Parlamento. Ecco perché per superare i colpevoli ritardi assommati nei mesi scorsi, è importante che la neo-ministra Luciana Lamorgese, ex prefetto di Milano, decida di assegnare la delega sul “caso Campione’’. I tempi per riaprire la casa da gioco? Otto-dieci mesi per le soluzioni due e tre dal momento in cui sarà fatta la scelta.

Le cause del fallimento del Casinò, secondo Bruschi, vanno ricercate nella “esorbitanza dei trasferimenti al bilancio comunale degli incassi della casa da gioco e l’eccessivo costo del personale’, oltre all’inefficienza e cattiva gestione. Il Casinò tra il 2006 e il 2018 ha versato al Comune oltre 577 milioni di franchi svizzeri. Gli stipendi dei dipendenti della casa da gioco si aggiravano sui 50 milioni di euro. Numeri che hanno fatto saltare il banco, mettendo in ginocchio l’enclave.

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