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Giovanni Cossi, presidente della Conferenza dei sindaci del Malcantone (Ti-Press)
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27.06.2019 - 06:000

Dal Malcantone una lettera ai sindaci ticinesi: 'Uniamioci'

La locale Conferenza dei sindaci ha scritto ai capi delle amministrazioni locali per creare un nuovo ente. L'Associazione Comuni ticinesi: 'Un doppione'.

C’è posta per i sindaci ticinesi. Mittente, è la Conferenza dei colleghi malcantonesi, che – riunitasi a inizio giugno – ha preso una decisione importante: guidare l’istituzione di una nuova associazione a livello cantonale che riunisca proprio tutti i sindaci dei centoquindici Comuni ticinesi. «Abbiamo preparato un manifesto e allegato una bozza di statuti per fondare l’associazione della Conferenza cantonale dei sindaci per Comuni forti e vicini al cittadino» conferma Giovanni Cossi, presidente del comitato dell’ente malcantonese.
Dalla ventina di sindaci della regione luganese l’iniziativa è quindi già condivisa, e «verbalmente abbiamo l’adesione almeno già di una quarantina» aggiunge Cossi. Secondo il manifesto inviato il 22 giugno ai municipi di tutto il Ticino, il compito principale del nuovo ente dovrebbe essere quello di tutelare l’autonomia delle amministrazioni locali. «L’idea è nata dalla sensazione che si ha un po’ oggi nei rapporti tra Cantone e Comuni, in particolare per quanto riguarda i flussi finanziari. L’obiettivo è riuscire a far pressione sul Consiglio di Stato, per cambiare un po’ quel paradigma che ormai c’è da decenni: quando il Cantone ha bisogno di un po’ di soldi, va a prenderli dai Comuni. Vogliamo dire: adesso basta!».
Il focus è sulle competenze politiche, pianificatorie e naturalmente finanziarie. «Sì è vero – ammette il sindaco di Vernate –, le realtà comunali sono differenti. Però sono molte di più le cose che ci uniscono rispetto a quelle che ci dividono». Un esempio su tutti, la dibattuta riforma Ticino 2020, che dovrebbe ridefinire i rapporti tra Cantone e Comuni. «Qualora si concretizzasse, sarebbe un argomento sul quale la Conferenza potrebbe lavorare parecchio, per fare delle pressioni a favore degli enti locali».

Dafond: ‘Sarebbe un doppione’

Dopo che Vernate – assieme a Canobbio e Melide – ha promosso l’iniziativa “Per Comuni forti e vicini al cittadino”, che sostanzialmente chiede di annullare il contributo annuo comunale di venticinque milioni di franchi al Cantone, ecco ora un passo in più. Ma non si rischia di schiacciare i piedi a qualcuno? Oltre agli Enti regionali di sviluppo, un’Associazione dei Comuni ticinesi (Act), che riunisce oltre novanta enti locali, esiste già. «I Municipi sono una cosa e i sindaci un’altra – sostiene Cossi –. Oggi purtroppo molti sindaci si lamentano per il fatto che l’Act è diventata troppo filogovernativa. Non c’è più quella critica, ma costruttiva, verso il Consiglio di Stato. Comunque non è un’iniziativa contro l’Act, ma per stimolarla». Inviato il materiale da pochi giorni, i sindaci hanno ora tempo entro il 30 luglio per valutare la proposta: «Chi vuole aderire ritorna il manifesto firmato e successivamente ci sarà l’assemblea costitutiva». L’obiettivo affinché si arrivi a tal punto è «la metà più uno: 58 adesioni».

«C’è il rischio di creare un doppione. E secondo me indebolirebbe la nostra posizione contrattuale». Da noi sentito per una reazione, il presidente dell’Act – che è anche sindaco di Minusio – conferma la ricezione delle missive malcantonesi. «Affermare che abbiamo posizioni troppo filogovernative è un’assurdità – replica Felice Dafond –, cerchiamo di avere un dialogo franco e costruttivo con il Consiglio di Stato. Quando è stato necessario, ci siamo anche arrabbiati, ma nelle sedi opportune». L’avvocato nega anche la presunta necessità di essere stimolati: «Non è vero. Facciamo regolarmente consultazioni sulle leggi, lavoriamo attivamente per trovare soluzioni concrete a delle situazioni talvolta anche complesse (e il riferimento è di nuovo alla riforma Ticino 2020, ndr). Da noi le porte sono sempre aperte. A livello regionale una Conferenza di questo tipo può andar bene, ma su un piano cantonale creerebbe un doppione che ritarderebbe i lavori, le soluzioni e i risultati, oltre a disperdere forze preparate che già lavorano per i Comuni e nel loro interesse. Si favorirebbe chi vuole dividere e non chi vuole risolvere i problemi». Appuntamento al 30 luglio per capire come andrà a finire.

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