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09.06.2019 - 15:00
di Alfonso Reggiani

Lugano, Fogazzaro prima 'vittoria'

Il Consiglio di Stato riapre la scuola anche agli allievi dell'ultimo anno ma esclude la possibilità di fare l'esame di maturità a Pomigliano d’Arco

Istituto Fogazzaro di Breganzona: un colpo al cerchio, un colpo alla botte. Il presidente del governo cantonale Christian Vitta ha parzialmente accolto l’istanza presentata dall’avvocato Paolo Bernasconi, legale della scuola privata. Ovvero ha concesso l’effetto sospensivo al ricorso di Bernasconi, congelando così la revoca dell’autorizzazione all’istituto a operare in Ticino come scuola media superiore privata, intimatale lo scorso 4 aprile dal Dipartimento educazione, cultura e sport (Decs).

In altre parole, gli studenti iscritti all’ultimo anno del Fogazzaro potranno tornare a frequentarla e affrontare l’esame di maturità, ma non sostenerlo al Liceo Papi di Pomigliano d’Arco in provincia di Napoli. La decisione, presa su proposta del Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato e firmata lunedì da Vitta, è interlocutoria in quanto non entra nel merito della vertenza. Di fatto, tuttavia, smentisce la posizione del Decs che ha formato una commissione d’inchiesta amministrativa chiamata a verificare i presunti abusi. Una commissione che aveva accertato che centinaia di studenti (tutti dall’anno 2015-2016) optavano per il liceo privato a quasi mille chilometri dal loro domicilio approfittando di un sistema collaudato, con al centro l’istituto che garantiva agli studenti ticinesi la maturità “agevolata” tramite il Papi. La revoca dell’autorizzazione a operare poggiava sulle risultanze della commissione che ha verificato che il Fogazzaro bloccava le camere d’albergo per gli allievi, forniva i formulari d’iscrizione, assicurava la presenza di un rappresentante agli esami, rilasciava i diplomi, gestiva la trasferta e intratteneva contatti con il Papi sull’insegnamento. Insomma, agli occhi del Decs, c’erano tutti gli estremi per l’abuso di diritto.

Finora l’istituto aveva sempre perso

Dall’altra parte, a far pendere la bilancia favore della scuola di Breganzona, l’assenza di un legame strutturale, organizzativo ed economico tra i ricorrenti e l’istituto campano. In merito al cosiddetto “diplomificio” i ricorrenti indicano che si tratta di una favola giornalistica non suffragata da prove e che il presunto abuso di diritto non regge. Secondo il legale del Fogazzaro, ci sarebbe una sola audizione ritenuta dal Decs, che tuttavia riporta una visione dei fatti non corrispondente alla realtà e che sarebbe stata raccolta senza garantire i diritti dell’interrogato. E non ci sono altre testimonianze di altri studenti. In estrema sintesi, la decisione sarebbe illegale, il Decs avrebbe travalicato le proprie competenze, e sarebbe quindi arbitraria.

Finora, tutte le istanze dell’istituto di Breganzona erano state respinte. Al cambiamento di posizione del presidente del Consiglio di Stato, potrebbe aver contribuito il precetto esecutivo di oltre 200mila franchi inviato in febbraio al Cantone dal legale dell’istituto. Un precetto esecutivo che vale come richiesta di compensazione per i danni subiti dall’istituto dopo la sospensione dell’autorizzazione. Intanto, parallelamente alla questione di merito che prima o poi andrà risolta, anche il Ministero pubblico vuole vederci chiaro e il procuratore pubblico Andrea Gianini, lo scorso mese di gennaio, ha aperto un procedimento contro ignoti, per ora. Le ipotesi di reato sono al momento quelle di falsità in documenti, subordinatamente di falsità in certificati. Le indagini della magistratura inquirente proseguono e mirano a verificare se i fatti emersi dal servizio di Falò configurino un reato perseguibile in Svizzera.

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