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Luganese
23.05.2019 - 06:100

Enderlin: qualcuno dovrà abbassare lo sguardo

L’imprenditore luganese dopo l’assoluzione in appello per lo scandalo Carige

All’inferno e ritorno. Arrestato, incarcerato a Genova, poi ‘trattenuto’ a piede libero in Italia, e – storia di un anno fa – condannato dal Tribunale di primo grado a cinque anni e mezzo di prigione per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, soldi sottratti alla Banca Carige di Genova dai suoi vertici, (sotto i dettagli) 23 milioni di euro impiegati per l’acquisto dell’hotel Holiday Inn di Paradiso (già Admiral). Ieri, l’assoluzione in appello “perché il fatto non costituisce reato”. Formula che lascia poche chance ad un ipotetico ricorso della pubblica accusa presso la Corte di Cassazione nei confronti di Davide Enderlin jr.

Una vicenda che aveva scosso la piazza, essendo Davide Enderlin personaggio conosciuto negli affari, nello sport e in politica, potrebbe dunque chiudersi così, in modo clamoroso come era iniziato, nel maggio del 2014, con il suo arresto a Genova. Uscito di cella, proclamò la sua innocenza, carte alla mano. Ora… un bel sospiro di sollievo. «Beh, è tanta roba». Da noi contattato ieri, non nasconde la sua soddisfazione. «Tutti si proclamano innocenti ma c’è la famosa frase, detta da Briatore quand’è stato ospite da Fazio: l’importante non è avere ragione, ma è che te la diano. Ed è vero, anche aver ragione non conta nulla, se non te la danno, Fino a tre giorni fa non l’avevo. Dal 2014 sembrava che fossi colpevole di tutti i mali del Ticino... i dubbi, le maldicenze. la prigione. In cella ero da solo, perché ero un caso mediatico, ma nei corridoi a Marassi si incontrava veramente di tutto». Chiederà un risarcimento, Enderlin? «Aspettiamo la motivazione della sentenza. Io comunque per cinque anni ho provato la vergogna di andare in giro, presentare un biglietto da visita, e non racconto cosa ho speso in avvocati. Senza contare che la banca Carige, come parte civile, mi chiedeva i danni…».

“La verità è che finalmente qualcuno ha letto le carte. Il problema, come ho sempre detto, non è se ci sia stato un reato, ma se io vi abbia o meno partecipato, ed è dal primo giorno che tento di spiegare che queste persone non le conoscevo neanche. Al momento dei fatti, nel 2005/2006, conoscevo solo Ernesto Cavallini (poi condannato, ndr) che era già cliente dello studio di mio padre. Mandò un bonifico ufficiale da Srl italiana per comprare l’albergo, era tutto tracciato, non c’erano soldi nascosti nella valigia...». Che ne è stato delle altre vicende giudiziarie? «Per quanto riguarda la Pramac, non ho più avuto notizie, le altre erano vicende economiche, si sono aperti dei procedimenti, ma staremo a vedere. Nel frattempo, e questo non l’ha ancora scritto nessuno, io sono stato assolto anche dal reato di esercizio abusivo dell’attività di fiduciario, poiché la Finma (autorità di controllo dei mercati finanziari, ndr) ha appurato che io non facevo il fiduciario, ma avevo un’attività consulenziale e imprenditoriale». Resta un ultimo sassolino; l’addio alla politica, al Consiglio comunale di Lugano. «Io i miei otto anni in Cc li ho fatti, devo dire che la politica non mi manca. Ho ancora i miei amici, seguo, ma ormai sembra un ‘tutti contro tutti’. Certo, quando si dice che bisogna aspettare i tre gradi di giudizio… Credo che qualcuno incontrandomi dovrà abbassare lo sguardo».

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