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12.01.2019 - 11:150

Lavorare danzando: quando il sogno diventa mestiere

La storia di Lisa Fornoni, 25enne di Pregassona, che con tanta tenacia è diventata ballerina diplomata. Professione riconosciuta in Svizzera solo da 10 anni.

Occhi grandi, timida, abituata a comunicare col corpo più che con le parole. È Lisa Fornoni, ballerina di Pregassona. Fra una lezione e l’altra, la venticinquenne ci parla del suo percorso, della sua attività e di una professione che – riconosciuta ufficialmente in quanto tale dalla Confederazione solo nel 2009 – fatica ancora a scardinare determinati pregiudizi nella società.

Partiamo dalle origini: com’è nato il tuo interesse per la danza?

Il mio è stato un percorso un po’ atipico, sono un po’ un’eccezione rispetto alla regola della danza (sorride, ndr)! Non sono stata una di quelle bimbe che a tre anni erano già in tutù e scarpette: avevo già 13 anni quando cominciai. Mi sono avvicinata alla danza dopo un lungo percorso nella ginnastica, anche agonistica. Sentivo però che avevo bisogno di qualcosa di diverso, più legato alla musica. Avrei voluto iniziare da subito con la danza moderna...

E perché non l’hai fatto?

È stata mia mamma a dirmi che alla base di tutto c’è la danza classica. E così, mi ha iscritto alla scuola di danza Aplomb (a Lugano, ndr).

Come fu l’impatto?

È stato amore a prima vista, il balletto classico è diventato subito parte di me. Ho dovuto però recuperare in fretta rispetto alle mie compagne di corso. Negli anni ho avuto la possibilità di partecipare a concorsi internazionali e i riscontri positivi mi hanno spronata a fare meglio e di più. Al momento di scegliere in funzione del mio futuro professionale, dopo qualche esitazione ho scelto la danza contemporanea.

E non la classica. Come mai?

Amo la danza classica, l’allenamento alla sbarra e alcuni pezzi di repertorio fanno assolutamente parte della mia routine. Sono davvero convinta che resti la disciplina madre per ogni danzatore e per qualsiasi tipo di danza. Il suo rigore, la precisione delle sue forme e le sue regole frenano però troppo il mio lato un po’ più selvaggio e acrobatico, retaggio dei miei anni da ginnasta. La danza contemporanea per contro mi regala più libertà. Non so dire se si tratti di attitudine, talento o altro. Sicuramente c’è la passione, la voglia di migliorare sempre e di raggiungere nuovi obiettivi personali, di superare ostacoli a volte fisici. In scena poi posso essere me stessa o chiunque desideri in quel momento. Posso esprimere sentimenti che molto spesso a voce reprimo per insicurezza e timidezza. È magia...

Si tratta di una disciplina che richiede forte dedizione e sacrifici. N’è valsa la pena?

Non sento il peso delle rinunce, perché ho scelto di fare questo lavoro quando ho capito che per me era una specie d’isola dove trovavo la mia serenità. E col tempo, nulla è cambiato. È vero che ho avuto poco tempo durante l’adolescenza di ‘bighellonare’: dovevo organizzare studio e ore di allenamento giornaliere in sala dal lunedì al sabato compresi. Non mi è pesato un solo giorno di quel periodo. A Roma poi ho avuto anche modo di avere una vita sociale ‘normale’: allenamento, studio e amici.

Nomini Roma, dove hai frequentato l’Accademia nazionale di danza. Che tipo di percorso accademico è?

Ho conseguito il bachelor di primo livello in danza contemporanea a indirizzo tecnico-analitico. Si tratta di una formazione finalizzata all’acquisizione pratica e teorica di tecniche di questo stile, combinate allo studio del suo repertorio, dei sistemi dell’improvvisazione, di coreografia e della composizione, anche con l’uso di nuove tecnologie. Oltre alle materie tecniche, ce ne sono anche tante teoriche: anatomia, studio dello spazio scenico, storia della danza, musica, arti visive e storia dell’arte, pedagogia, pronto soccorso e così via. L’Accademia ti offre poi la stimolante opportunità di partecipare a corsi, laboratori e workshop con coreografi di fama internazionale e d’esibirti in teatro. Dopo il diploma, ho avuto modo di frequentare altri percorsi per perfezionarmi e sperimentare nuove tecniche, a Londra e a Budapest. In Ungheria in particolare, la danza contemporanea sta vivendo un momento di forte dinamismo e innovazione.

Come mai la scelta di studiare in un’università statale italiana?

Desideravo un diploma finale riconosciuto. Quando sono stata ammessa a Roma, in Svizzera non c’era una scuola che offrisse gli stessi titoli. Oggi c’è il contemporary dance bachelor alla Fachhochschule di Zurigo, con la possibilità proprio dal 2018 di proseguire con un master.

Quali sono state le difficoltà maggiori per diventare ballerina professionista?

Diciamo che non è una scelta facile da giustificare: quando la gente ti chiede ‘cosa vuoi fare da grande?’ e tu, a 16 anni, rispondi ‘la ballerina’, l’espressione è basita (sorride, ndr). L’ostacolo più duro comunque è riuscire a conciliare studi e allenamenti già durante le scuole dell’obbligo. Il nostro sistema scolastico non fa sconti né ai talenti sportivi né a quelli artistici.

In che senso? Le classi per talenti esistono...

Sì, in effetti le cose un po’ stanno cambiando. Sulla carta vi sono delle facilitazioni sia per gli sportivi d’élite che per i talenti artistici. Nella realtà però è ancora diverso. Vai a scuola tutto il giorno, gli allenamenti si concentrano nelle ore serali e quando torni a casa hai lo studio o i compiti. Molti genitori preferiscono rinunciare, temendo che un impegno gravoso possa pregiudicare l’andamento scolastico. Inoltre, il corpo diventa uno strumento di lavoro vero e proprio.

E questo cosa comporta?

Il corpo ha bisogno di cure particolari. Si deve condurre una vita sana, stare attenti all’alimentazione, allenarsi giornalmente molte ore e ogni minimo infortunio o dolore è fonte di preoccupazione. Durante gli studi ho rotto il legamento crociato di un ginocchio: uno stop forzato di sei mesi e un recupero che è durato un anno vissuti con la paura di non tornare al 100%. Fattori che – uniti all’incertezza insita nel mondo della danza – contribuiscono a complicare il percorso.

A proposito di mondo professionale, in Svizzera il mercato del lavoro com’è?

Nel mondo ci sono molte compagnie davvero di qualità e all’avanguardia, soprattutto in America, Australia, Germania e nei Paesi Bassi. In Svizzera ho la sensazione che l’arte stia vivendo un periodo difficile, a parte rare eccezioni, che spesso arrivano dall’estero. Non credo sia dovuto alla mancanza di talento o a disinteresse, ma piuttosto a una politica di tagli della cultura. Ci sono eventi di importanza internazionale come il concorso Prix de Lausanne, indirizzato però a giovanissimi. Abbiamo poi scuole private di fama internazionale come la Rudrà del Béjart Ballet Lausanne o la Tanz Akademie di Zurigo: la maggioranza degli studenti è straniera e i veri talenti hanno accesso grazie a borse di studio. Per gli altri i costi sono molto elevati. Ma il mio caso è particolare.

Perché?

Le compagnie importanti hanno le loro scuole: se vieni ammesso, hai qualche chance per restarvi al termine del percorso formativo. Per me è stato impossibile, perché sono sempre stata troppo grande: raggiunti i livelli tecnici necessari, ero fuori età.

Professionalmente parlando, che direzione ha preso la tua vita?

Benché l’avessi sempre saputo dentro di me, recentemente ho avuto la conferma che l’insegnamento è la mia strada. Trasmettere la tecnica, ma soprattutto l’amore per la danza. Con Oksana Torre, la direttrice e insegnante della scuola dove ho studiato, ho un rapporto speciale: continua a essere la mia maestra e la mia mentore. Sono lusingata dell’opportunità che mi concede.

Di che cosa si tratta?

La scuola offre soprattutto corsi di danza classica, neoclassica e di carattere. Le allieve di talento, a partire dai 9 anni, hanno l’opportunità di frequentare un percorso preprofessionale con diploma finale riconosciuto da tutte le accademie. Intendo proporre dei corsi aperti a tutti quelli che desiderano avvicinarsi alla danza moderna e contemporanea: molte scuole e compagnie richiedono polivalenza ed esami d’ammissione in tutte le discipline. Ma le lezioni saranno aperte a tutti, bambini e adulti, principianti e avanzati.

Come valuti il mondo dell’insegnamento della danza in Ticino?

Nel cantone lavorano sicuramente professionisti di alto livello, con formazioni e percorsi davvero completi e attendibili. C’è anche però un mondo un po’ oscuro, fatto di persone che a mio avviso improvvisano la professione. Molto spesso scopro proposte formative – indirizzate a chi desidera insegnare – di progetti di uno o due weekend celati dietro a un nome altisonante. Normalmente senza una selezione per accedervi: tutti ottengono un ‘diploma’ o un ‘attestato’. È un mercato poco professionale, approssimativo, con lo scopo di far soldi.

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