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Luganese
16.09.2018 - 22:100

Situazioni di povertà a Campione d'Italia

L'Enel ha tagliato l'energia elettrica a tre famiglie. Aumentano le persone che cenano al presidio permanente allestito sotto il Municipio

L’Enel ha tagliato l’energia elettrica a tre famiglie di Campione d’Italia: negli ultimi mesi non avevano pagato le bollette. Due famiglie di pensionati, la terza è di un dipendente del Casinò, ‘sospeso’ come tutti gli altri lavoratori della casa da gioco. È la conferma che, casomai fosse necessario, in riva al Ceresio stanno emergendo casi di persone che vivono in condizioni di povertà. «Se la situazione non dovesse trovare una soluzione in tempi brevi saranno in molti a non essere più in grado di pagare le bollette», racconta Rosi Bianchi, croupier, sindacalista della Rsu del Casinò.

Il pensiero corre soprattutto ai pensionati: «Da quando il Comune ha soppresso l’integrazione ci sono numerosi pensionati che dovrebbero campare con 500 euro al mese. Sempre più numerosi coloro che hanno messo in vendita la loro casa. Ma chi acquista a Campione, che rischia di diventare un paese fantasma? Se fa un giro nei parcheggi noterà che molto vetture sono in vendita. Chi ne possiede due, ne vende una». Ma non sono solo i pensionati a pagare le bollette con fatica e a risparmiare sulla spesa. Lo prova il fatto che è sempre più lunga la fila di coloro che consumano (gratuitamente) la cena al presidio permanente allestito sotto il Municipio dai 487 dipendenti del Casinò, rimasti senza lavoro dopo il fallimento dell’unica azienda dell’enclave. «A parecchi pensionati diamo anche il pasto per il giorno dopo», continua la sindacalista. Un’espressione di solidarietà che dopo aver posato lo sguardo implacabilmente umano sulle situazioni più difficili in riva al Ceresio continua.

La preoccupazione dei dipendenti del Casinò deriva dal fatto che tarda ad arrivare la convocazione (promessa) del capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno. «Abbiamo chiesto informazioni alla Prefettura: ogni giorno che passa la situazione diventa sempre più pesante – sottolinea Rosi Bianchi (oltre a lei anche il marito lavorava al Casinò) –. Ci hanno detto che, da parte loro, non possono farci nulla. Comunque, hanno assicurato l’interessamento. L’attesa da parte nostra non andrà avanti all’infinito. Siamo pronti a tornare in piazza e a farci sentire».

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