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04.01.2018 - 07:12
Aggiornamento: 07:57
di Dino Stevanovic

Tram-treno, ecco perché 'lo vogliamo fino a Taverne'

Prolungamento sì, prolungamento no, prolungamento forse. A differenza dei colleghi di Agno, Bioggio e Manno (Abm) – che hanno preso posizione compatta contro la petizione che vorrebbe portare il tram-treno del Luganese fino alla stazione Ffs di Torricella-Taverne (cfr. ‘laRegione’ del 27 dicembre scorso) –, il tema non crea unanimità fra Maurizio Anghileri (sindaco di Gravesano), Dario Fraschina (Bedano) e Tullio Crivelli (Torricella-Taverne). «Non siamo contrari a qualsiasi soluzione: la nostra posizione è quella della Commissione Vedeggio Valley (Cvv), di cui facciamo parte; desideriamo cioè che sia accelerata soprattutto questa prima fase» spiega Fraschina. E la Cvv, a fine novembre, ha diramato un comunicato ribadendo tre suoi pilastri: l’ampliamento della linea da Manno alla stazione Ffs di Lamone-Cadempino per garantire l’interscambio con la rete Tilo; il mantenimento qualitativo di quest’ultima anche dopo l’apertura della galleria di base del Ceneri; due nuove fermate ferroviarie (a Taverne una e tra Bironico e Camignolo l’altra). “In questo contesto – si legge – l’integrazione della linea merci esistente fra Taverne e lo scalo merci di Bioggio, con tecnologia ancora da definire (estensione del sistema ferroviario da Taverne oppure della linea tram da Manno) diventa una conseguenza logica e necessaria dal punto di vista funzionale”.

Nuove fermate del Tilo, mobilità aziendale, potenziamento dei bus: altre idee contro il traffico «Proporre ora una petizione potrebbe voler dire ritardare il progetto, rischiando anche di affossarlo – è la preoccupazione del sindaco di Bedano –, non siamo contrari a un prolungamento fino a Lamone o Taverne, ma fa parte di una seconda fase. Come Municipio abbiamo sottoscritto quanto dichiarato dalla Cvv, firmare ora la petizione non ci sembrerebbe coerente. Cambiare le carte in tavola adesso ci pare tardivo, si sarebbe dovuto fare al momento della prima consultazione». Della Cvv, oltre a Bedano, fanno parte anche Mezzovico-Vira, Monteceneri e... Torricella-Taverne. Un Comune, quest’ultimo, che sostiene però la petizione, conferma il sindaco Tullio Crivelli: «Sì, siamo d’accordo. Secondo noi, fare un P&R a Bioggio è inutile: resterebbe il problema del traffico per arrivarci». Malgrado l’endorsement, per il resto il Municipio è in linea con la Cvv. «Sulle nuove fermate Tilo ci siamo già portati avanti – rivela il sindaco –, comprando i terreni sopra la riseria (dove dovrebbe sorgere la seconda fermata di Taverne, ndr) che appartenevano a Ponte Capriasca; è uno sterrato che già gestivamo noi come parcheggio pubblico». Favorevole alla petizione è anche Gravesano, nonostante si sia schierato con Abm invocando un rapido proseguo dell’iter per la prima fase. «Sosteniamo la petizione per estendere il tram fino a Taverne – conferma Anghileri –, è poco lungimirante escludere questo importante comparto. Non si tratta di bloccare il progetto del Dipartimento del territorio, ma di fare il passo successivo: non è necessario aspettare il 2026 per rendersi conto che serve un prolungamento per completare l’opera». E se Torricella-Taverne si è attivato per le fermate del Tilo, gli altri Comuni non stanno con le mani in mano in attesa del tram-treno. «Abbiamo organizzato trasporti extra alla mattina e alla sera per servire la zona industriale; a un anno dall’introduzione sembrano funzionare. I costi sono suddivisi fra Comune, aziende e utenti» spiega il sindaco di Bedano. «Oltre alla promozione della mobilità aziendale e allo sviluppo del car sharing – fa eco l’omologo di Gravesano –, il nostro Municipio, con Lamone, segue la proposta di Manno di estendere la linea 5 del bus della Tpl». Piccoli passi per un’emergenza che non può attendere.

I promotori della petizione: 'Non vogliamo frenare la prima fase, ma accelerare la seconda' «Non vogliamo frenare nulla». Gerardo Rigozzi, uno dei principali promotori della petizione che vorrebbe il prolungamento del tram-treno fino a Taverne, si difende dalle accuse di voler ‘sabotare’ l’opera. «Non desideriamo mettere in discussione il progetto approvato a livello federale, che ricordo è solo il tratto fino a Manno – spiega –, anzi: la nostra proposta è che si voti il messaggio in Gran Consiglio (cfr. articolo sotto, ndr) e pure l’esigenza di completare la progettazione fino a Taverne, oggetto di un secondo messaggio». Un intento politico quindi, ancor prima che realizzativo, che si scontra contro le insinuazioni dei contrari alla petizione. Fra questi, i sindaci di Agno, Bioggio e Manno (Abm) che – pur esprimendo comprensione per le esigenze dei vicini del Nord – temono che possa frenare l’intero progetto. «Ci siamo informati presso degli uffici della Confederazione in merito – replica Rigozzi –, ci hanno detto che non ci sono dei limiti a questo riguardo. Inoltre, la seconda tappa (dalla galleria in poi, ndr) partirebbe solo nel 2024, quindi il tempo di studiare l’ampliamento c’è. Abm vogliono difendere gli interessi dei loro Comuni senza un minimo di considerazione lungimirante per l’intera regione». L’intenzione quindi è esclusivamente quella di chiedere già la progettazione della seconda fase, senza inficiare la prima. «Al momento c’è solo un’idea di massima, vogliamo che si concretizzi». Secondo il Piano direttore, è prevista anche la variante che collegherebbe il tram alla rete Tilo a Lamone. «Questa sarebbe più costosa rispetto a quella che proponiamo, per la quale si utilizzerebe l’esistente binario industriale». La sottoscrizione si chiude il 15 gennaio, mentre le firme verranno consegnate al Dipartimento del territorio (Dt) ai primi di febbraio. E se i petizionisti sottolineano di non voler bloccare il progetto, per forza di cose è diverso l’intento dei ricorsi giunti al Dt un paio di mesi fa. Preso di mira è il percorso indicato dal Cantone per la realizzazione dell’opera tra Bioggio e Manno, in particolare il fatto che i binari dovrebbero passare sulla strada cantonale. A opporvisi alcuni grandi industriali e proprietari terrieri: Riccardo Quadroni (suoi diversi fondi della zona, fra cui quello che ospita Avaloq), Cesare Agustoni (dell’Immobiliare Vedeggio) e il gruppo Tarchini. Secondo loro, meno accessi alla zona industriale e più semafori provocherebbero un collasso del traffico stradale nel piano del Vedeggio. Nel merito, i prossimi mesi saranno cruciali.

Caverzasio: 'In Gran Consiglio, forse, a febbraio il messaggio da 63 milioni' «No, è molto difficile che si arrivi già a gennaio, piuttosto a febbraio, volendo essere ottimisti». Chi sperava che il Gran Consiglio ticinese si esprimesse già durante le prime sedute del 2018 sul messaggio – firmato dal consigliere di Stato Claudio Zali lo scorso settembre –, contenente la richiesa di credito dei circa 63 milioni di franchi a carico del Cantone per il tram-treno del Luganese, dovrà quasi certamente pazientare ancora un po’. «Non abbiamo ancora fatto le audizioni e c’è un parere di un’altra commissione che stiamo aspettando entro metà gennaio» spiega il II° vicepresidente della Commissione della gestione – nonché uno dei corelatori sul messaggio –, Daniele Caverzasio. In tempo, quindi, per poter prendere eventualmente in considerazione anche la petizione per il prolungamento (cfr. articolo sopra)? «È sicuramente qualcosa che potremmo considerare qualora arrivasse – valuta il granconsigliere –, vedremo in che termini. Quel che è essenziale però è che non si metta in discussione l’intero progetto, che è sovvenzionato da fondi importanti da Berna e ha già ricevuto l’ok a livello federale. Rimetterlo in discussione comporta il rischio che slitti tutto di parecchi anni. E questo sarebbe un peccato, vista la gravità del problema».

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