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16.04.2016 - 11:27
Aggiornamento: 15.12.2017 - 17:10

Terapia verbale Sagl – La (non più) dottoressa Mereu a Tisana

di Ivo Silvestro
terapia-verbale-sagl-la-non-piu-dottoressa-mereu-a-tisana
Un fotogramma del servizio delle Iene dedicato a Gabriella Mereu

È stata radiata dall'ordine dei medici, ma questo ovviamente non le impedisce di continuare a divulgare la sua “terapia verbale”, anche durante eventi in teoria rispettabili come Tisana che il 28 aprile accoglierà Gabriella Mereu.

Vista la delicatezza del tema, che riguarda salute e benessere, prima di parlare di medagliette con l’effige della Madonna inserite della vagina per curare infertilità, cistiti e polipi uterini, di epilettici che in realtà sarebbero solo degli esibizionisti e di calcoli formatisi per il troppo denaro, una premessa. La medicina – quella che spesso chiamiamo “ufficiale” ma che sarebbe meglio chiamare semplicemente “medicina” – ha indubbiamente delle colpe, la prima delle quali è aver trascurato il soggetto, con le sue paure, speranze, aspirazioni, ansie, fantasie e relazioni, occupandosi quasi esclusivamente dell’oggetto, del corpo.
Un approccio metallico, l’ha definito qualcuno, i limiti del quale sono sempre più spesso avvertiti dai medici stessi. Ma oramai la porta, per la “medicina alternativa”, è più che aperta, e insieme a molte cose sagge ed equilibrate – che è un peccato non facciano parte della pratica medica vera e propria –, sono passati anche smargiassi e ciarlatani. E questo è un grosso problema.

È un grosso problema perché se non riusciamo a distinguere il cioccolato dagli escrementi, non stupiamoci se gli ospiti non vogliono più assaggiare il budino. Così, se non riusciamo a distinguere chi giustamente consiglia uno stile di vita più sano ed equilibrato da chi maltratta il simbolismo fino a ridurlo a un surrealismo spacciato per terapia con cui curare ogni malattia, non stupiamoci se uno inizia a diffidare della ventennale “fiera del benessere olistico” che il 28 aprile ospiterà Gabriella Mereu e la sua terapia verbale.
“Terapia verbale” è anche il nome della Sagl che la signora ha aperto a Lugano nel 2014, o meglio era il nome perché negli scorsi mesi ha mutato ragione sociale in “Linguaggio analogico del malessere Sagl”. Forse c’entrano le perplessità espresse, in un’intervista al ‘Caffè’, dal medico cantonale sull’utilizzo del termine ‘terapia’; o forse la radiazione dall’ordine dei medici, avvenuta dopo le proteste dell’Associazione italiana contro l’epilessia e, soprattutto, dopo alcuni servizi di Nadia Toffa delle ‘Iene’ (i cui metodi, bisogna dirlo, non sono il massimo del giornalismo, ma in questo caso hanno fatto un lavoro di tutto rispetto).

Che ha fatto di preciso Gabriella Mereu? Dicevamo del simbolismo maltrattato: la sua “terapia” – ispirata dalla ‘psicomagia’ di Alejandro Jodorowsky – si basa su metafore, analogie, etimologie, tutto preso alla lettera. Insomma, ogni malattia sarebbe un’elaborazione metaforica di un disagio psichico.
Così per guarire dalle emorroidi basta scegliersi una poltrona ed urlare “Questo è il mio trono!”, mentre gli epilettici, come accennato, sono dei semplici esibizionisti ai quali basta dire “che brutto che sei quando fai così”, i malati di Parkinson in realtà tremano per la paura e così via. Interessante il caso dell’infertilità: in molti casi è questione di insicurezza e di oppressione della figura paterna, da curare con un permesso scritto del genitore che autorizzi ad avere rapporti sessuali e un bambolotto da curare come un figlio. Oltre alla già citata medaglietta della Madonna da infilare nella vagina (avvolta da un preservativo), rito che serve – come ha spiegato lei stessa su Facebook – “a togliere lo schema di svalorizzazione nelle donne che è tramandato da millenni […] schema di cui le donne soffrono da millenni inconsapevolmente e che spesso è la causa psicosomatica di varie patologie ginecologiche”.
E ben venga la lotta ai pregiudizi di genere, ma forse una Madonna nella vulva non è il metodo migliore per combattere i preconcetti.

Tutte scene che, in un film comico o in uno spettacolo teatrale, scatenerebbero l’ilarità del pubblico, ottenendo recensioni di elogio per l’inventiva e qualche commento perplesso per l’umorismo politicamente scorretto verso i malati, ad esempio verso il paralitico al quale viene dato del paraculo (lo ha ricordato lei stessa in un’intervista).
Ma tutto questo Gabriella Mereu lo fa seriamente. In “convegni, conferenze, occasioni mondane e culturali”, per citare gli scopi della già ricordata “Terapia verbale Sagl”. E finché son conferenze, finché ci si limita al trono per le emorroidi, uno potrebbe anche dire “ma che male volete che faccia!”.
Il problema, come è emerso dai servizi delle ‘Iene’, è che tutto questo lo propone anche a malati di tumore, invitandoli – nel privato delle sedute riprese da telecamere nascoste, non nelle conferenze – a non sottoporsi ad operazioni e terapie giudicate necessarie da medici veri (“veri”, ribadiamo, non “ufficiali”). E qui il male che può fare – anche a quel benessere che Tisana giustamente sbandiera – è fin troppo evidente.

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