La proiezione del documentario filorusso sulla guerra in Ucraina era stata prima autorizzata, poi negata dal Municipio di Muralto

Il “caso Maidan” va al Tribunale amministrativo. HelvEthica Ticino ha infatti deciso di adire il Tram contro la risoluzione del Consiglio di Stato che il 23 settembre scorso aveva disposto lo stralcio del ricorso relativo al divieto di proiettare il documentario “Maidan: la strada verso la guerra”, la cui proiezione era prevista il 29 gennaio '26 alla Sala congressi di Muralto. Il documentario, va ricordato, racconta la guerra in Ucraina in ottica filorussa (a partire appunto dalle proteste del 2013 di Maidan). Lo ha prodotto l’emittente di Stato russa sanzionata sul territorio dell’Unione europea come strumento di propaganda del Cremlino.
Per HelvEthica Ticino, tuttavia, “la libertà di espressione non può essere sacrificata sull’altare di rischi vaghi e astratti per l’ordine pubblico. E il trascorrere del tempo non può diventare uno strumento per sottrarre le decisioni delle autorità al controllo della giustizia”.
Il 12 gennaio il Municipio di Muralto aveva revocato un’autorizzazione precedentemente concessa, “invocando possibili ‘tensioni e turbative dell’ordine pubblico’”, ricorda HelvEthica Ticino, che “contesta tale decisione, ritenendo che una restrizione preventiva delle libertà costituzionali non possa fondarsi su semplici supposizioni, ma debba essere giustificata da un pericolo concreto e dimostrabile”. Inizialmente il governo aveva negato l’effetto sospensivo al ricorso, “impedendo così lo svolgimento della proiezione nella data prevista. Successivamente, nonostante i ripetuti solleciti di HelvEthica Ticino, la procedura si è protratta per mesi. Soltanto il 23 settembre il governo ha deciso di stralciare il ricorso, sostenendo che, essendo ormai trascorsa la data dell’evento, fosse venuto meno l’interesse attuale a una decisione”.
Per HelvEthica Ticino si tratta di una decisione “inaccettabile: se bastasse lasciar trascorrere la data di una manifestazione per evitare un giudizio sulla legittimità del suo divieto, la tutela giudiziaria delle libertà fondamentali rischierebbe di diventare puramente teorica. Un’autorità potrebbe impedire un evento senza che la legittimità della sua decisione venga mai esaminata nel merito, semplicemente a causa del protrarsi della procedura. La questione assume particolare rilievo anche perché HelvEthica Ticino aveva già manifestato la volontà di riproporre la proiezione, chiedendo che venisse chiarita la legittimità della revoca municipale”.
Con il suo ricorso al Tram HelvEthica Ticino chiede “l’annullamento della risoluzione governativa e il rinvio degli atti al Consiglio di Stato, affinché quest’ultimo esamini finalmente le contestazioni contro la revoca dell’autorizzazione, comprese quelle relative alla necessità e alla proporzionalità del provvedimento e al rispetto dei diritti fondamentali”.