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‘È come regalare un lingotto e sentirsi dire che pesa troppo’

Daniel Büchi, ‘patron’ dei concerti, dopo le critiche: ‘Ci sentiamo incompresi e non valorizzati. E non si parli più di un'enclave zurighese a Locarno’

In sintesi:
  • ‘Soddisfatti dai concerti, ma non abbiamo raggiunto il tasso d'occupazione minimo per coprire i costi’
  • ‘Se non ci sono eventi, nessuna restrizione. Ma vogliamo davvero una Locarno da serrande abbassate?’
Piazza Grande...
24 luglio 2023
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Disaccordo sì, termini eccessivi no. Il presidente di Gastro Lago Maggiore e Valli, Nunzio Longhitano, smentisce di aver mai proferito la parola “pizzo” esprimendosi sulla tassa del 17% negoziata fra “Moon&Stars” e gli esercenti della Piazza per operare esternamente con le loro mescite dedicate durante i concerti. «Parole simili non sono solo oltraggiose, ma anche fuori luogo e neppure minimamente contestuali al mio pensiero né alla mia persona». Peraltro, lo stesso presidente di Gastro Lago Maggiore e Valli rivendica la sua contrarietà riguardo alla suddetta tassa, visto che gli esercenti «pagano già tutto l’anno al Comune l’occupazione del suolo pubblico e le imposte e non è giusto che debbano accollarsi anche questi “surplus”».

Inizia dunque da qui, il confronto che la “Regione” ha chiesto a Daniel Büchi, “patron” di “Moon&Stars”, dopo le (abituali) critiche locarnesi in merito soprattutto ad una presunta sovraoccupazione del suolo pubblico durante le settimane dell’evento, che sembra rispecchiare molto di più le esigenze del pubblico confederato che non quelle locali.

Daniel Büchi, quel 17% per le mescite dedicate durante i concerti, da voi negoziato con gli esercenti della Piazza, ha fatto discutere. Come lo giustifica?

La premessa è che ogni festival trae i suoi ricavi dal “food & beverage”. Nel caso specifico stiamo parlando di una tassa che riguarda spazi aggiuntivi rispetto a quelli di cui un ristorante usufruisce normalmente. E moltissimi altri esercizi pubblici traggono enormi benefici dall’arrivo di “Moon&Stars”, senza pagare alcuna tassa. Ogni anno faccio richiesta di riconoscere il valore che portiamo nelle loro casse, e la maggior parte di loro risponde presente. Il 17% per le mescite dedicate è un obolo né elevato, né illegale, ma semplicemente un contributo ai costi che noi dobbiamo sopportare. Ricordo che a Locarno c’è un regolamento che impone l’utilizzo di bicchieri riciclabili per gli eventi (bicchieri che prima facevamo pulire a Frauenfeld e che ora forniamo a una nuova azienda di Manno). Questo comporta dei costi, a cui dobbiamo aggiungere le commissioni delle carte di credito e il costo dei sistemi di cassa. A dirla tutta, il 17% che abbiamo negoziato è in realtà troppo poco. Ogni ristorante che ha aderito ha una visione assolutamente chiara e trasparente della percentuale. Ma c’è sempre qualcuno che chiama il giornale e racconta solo una parte della storia.

Ripartiamo dalla base, dai concerti: come sono andati?

Nel complesso siamo soddisfatti. Abbiamo alle spalle 11 giorni meravigliosi con 7 grandi serate di concerti in Piazza Grande. Quasi tutto è andato secondo i piani. Solo il meteo non è stato sempre clemente, nel senso che alcune volte ha piovuto alla fine dei concerti o subito dopo, spingendo le persone a tornare a casa o negli hotel e non alla “Food&Music Street”. In quei frangenti abbiamo perso molte vendite. Ma dobbiamo farcene una ragione.

E la vendita dei biglietti?

Meno buona dell’anno scorso. Per coprire i costi abbiamo bisogno di un tasso di occupazione di almeno il 70%. Quest’anno non ci siamo riusciti per vari motivi. Uno credo sia una certa “stanchezza” di Ticino dopo tre anni tra Covid e post-Covid, quando era praticamente l’unica destinazione possibile per gli svizzeri di lingua tedesca. Ora possiamo viaggiare di nuovo e il risultato è un’occupazione alberghiera buona, ma non eccezionale come negli ultimi tre anni. Ma non la vediamo come una catastrofe, perché i grandi eventi hanno sempre un andamento irregolare. È inevitabile.

Andiamo a bomba sul tema ricorrente: come ogni anno sono emersi malumori per l’entità di una presunta “invasione” di Locarno da parte dell’evento. La riconosce?

No, e devo dire che sono molto, molto preoccupato, e anche rattristato, da queste polemiche. Non so perché ogni anno ci siano questi problemi. Non riesco a togliermi dalla testa l’idea che ciò abbia a che fare con il fatto che, per i concerti, arrivano a Locarno tanti svizzeri di lingua tedesca. Mi sento parte in causa. Io vengo da Zurigo, non posso farci nulla, ma faccio notare che l’azienda - la Msf Moon and Stars Festivals Ltd – ha sede a Locarno. È quindi un’azienda in tutto e per tutto ticinese, con dipendenti ticinesi. Ho organizzato molti eventi in diverse città svizzere e ovunque la gente del posto mi ha ringraziato per gli introiti generati, per la pubblicità e per aver rivitalizzato la città. Benefici che valgono anche per Locarno. Parlo dei ristoranti pieni, degli hotel pieni, dei negozi che lavorano di più grazie al pubblico, del Lido dove la gente va durante il giorno. Tutte queste cose emergono dallo studio dell’Usi, che valuta l’indotto dell’evento in oltre 60 milioni di franchi. Dico questo: ci sentiamo incompresi e non valorizzati. E non sopporto che si parli di un’enclave di Zurigo a Locarno.

Fatto sta che Locarno, durante le settimane di “Moon&Stars”, è molto diversa da quella abituale, ad esempio fruibile a piedi senza “X” bianche su sfondo rosso che appaiono a ogni piè sospinto, cambiando i connotati del centro e le abitudini della gente.

Siamo tutti d’accordo su una cosa: non ci sono restrizioni senza eventi. Ma allora dovremmo dire chiaramente quale Locarno vogliamo. Preferiamo la Piazza Grande con i suoi ristoranti semivuoti? O Largo Zorzi, così vuoto e triste, abbandonato a se stesso, con più serrande abbassate che alzate? E faccio un’altra domanda: perché Globus ha deciso di chiudere? Di certo non perché l’azienda stava registrando cifre soddisfacenti. Al contrario. E ancora: perché abbiamo dovuto vedere un Grand Hotel abbandonato e fatiscente per anni fino a quando un investitore non è intervenuto con decisione? Pazienza, dico io, se portare vita comporta anche alcune restrizioni. È un po’ come quando dai a qualcuno un lingotto d’oro e lui ti fa notare che è un po’ troppo pesante... E voglio aggiungere un’altra cosa.

Prego.

Ho parlato del Globus, del Grand Hotel, di nuovi ristoranti, e naturalmente del “Moon&Stars”. Sono tutti impegni assunti da privati con il proprio denaro. Si assumono dei rischi per contribuire a rendere Locarno più attrattiva. Un impegno tra l’altro urgente e necessario. Locarno deve tornare a essere sinonimo di qualità e ospitalità. Quello che non sento, e che mi manca, è il rispetto, la sensazione di essere apprezzati per quello che facciamo. Non sono lo “zucchino” che viene a Locarno, guadagna e torna in Svizzera tedesca. Le cose sono diverse: negli ultimi cinque anni, “Moon&Stars” non ha realizzato alcun profitto. Ma ciononostante continuiamo a dare il massimo, a cercare di migliorare la qualità e a investire, anno dopo anno. Siamo dei privati che investono e che muovono anche l’economia locale, portando il nome di Locarno nel mondo. Ma per qualche motivo veniamo sempre attaccati.

Un altro tema è che il cartellone di “Moon&Stars” è per un “target” esclusivamente confederato, quindi è inevitabile che i concerti, con tutto il loro contorno, appaiano avulsi dalla realtà e dai gusti locali.

Questo è vero solo in parte. Nella “Piccola Piazza” i concerti sono gratuiti e aperti a tutti, compresa la popolazione locale. Fondamentalmente abbiamo due obiettivi, in parte anche contraddittori. Vogliamo portare i turisti a Locarno, e allo stesso tempo offrire qualcosa alla popolazione ticinese. Se facessimo un programma solo per i ticinesi, il telefono squillerebbe immediatamente: sarebbero i commercianti, o l’ufficio turistico, preoccupati che così facendo gli hotel e i ristoranti rimarrebbero vuoti. Se Locarno vuole evitare infrastrutture temporanee, chiusure o deviazioni, deve semplicemente smettere di proporre grandi eventi. Ma così si perderebbero anche 100mila turisti in più per ogni estate. Da sette anni (ma solo per cinque edizioni, causa Covid) mi occupo di “Moon&Stars” e ogni anno c’è una polemica diversa: una volta è la spazzatura, un’altra è la presenza in città di “soli svizzero-tedeschi”, un’altra ancora è la segnaletica in svizzero-tedesco (non è vero: la prima lingua è sempre l’italiano). Per non parlare della questione dei “food truck”, che proverrebbero tutti da Zurigo.

Perché, non è vero?

No. E anche se fosse? Abbiamo in totale circa 30 “food truck”: 6 sono ticinesi. Dal Ticino ci erano giunte 10 richieste, quindi la presenza garantita supera la metà della domanda. Dalla Svizzera interna le richieste erano state circa 70, anche perché oltre Gottardo l’offerta è molto più ampia. Ebbene, i posti concessi su quelle 70 richieste sono stati una ventina. Quindi la “quota” ticinese è in proporzione molto più alta. Ma al di là di questo confronto, puramente numerico, sottolineo che il mio obiettivo è qualitativo: voglio cioè avere i migliori “food truck” in assoluto, e nulla mi importa se vengono da Basilea, Zurigo, Lugano o Milano. È pur vero che se possiamo favorire le aziende locali, lo facciamo sempre. Prendiamo il palco principale in Piazza Grande: domani, forse, troverò un’azienda ticinese in grado di costruirlo. Per me sarebbe anche un risparmio rispetto al fatto di dover lavorare con persone che vengono da lontano, a cui devo pagare pure l’albergo. Ma purtroppo non c’è nessuno che possa realizzare ciò di cui abbiamo bisogno.

In conclusione?

Per qualche motivo finiamo sempre al centro di polemiche: si tratta di reazioni forse collaterali, ma anche decisamente molto spiacevoli e anche parecchio demotivanti. E questo vale anche per i media, che ovviamente si accaniscono volentieri su queste tematiche e danno voce agli scontenti. Questo non aiuta, anche perché i turisti se ne accorgono, e si chiedono se in Ticino siano ancora i benvenuti. Tuttavia, in questi giorni incontro anche molti ticinesi che mi ringraziano, e addirittura si scusano per le critiche che provengono dal megafono di una minoranza. Molti riconoscono una qualità che altrimenti il Ticino non ha. Questo ci incoraggia. E per fortuna abbiamo il grande sostegno di Ascona Locarno Turismo, e anche della Città di Locarno, con in testa il sindaco Alain Scherrer. Ma ancora più soddisfazione mi dà vedere tantissima gente ancora in Largo Zorzi dopo mezzanotte, felice di festeggiare pacificamente. Sono immagini come questa che ci incoraggiano, tanto da non farci vedere già adesso l’ora che arrivi il prossimo anno.

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