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09.06.2022 - 14:53
Aggiornamento: 16:31

‘Ovini e caprini da considerare come specie protetta’

Lo chiede il Municipio di Cevio, che scende in campo al fianco del settore primario per tutelare gli interessi di un settore vitale minacciato dal lupo

ovini-e-caprini-da-considerare-come-specie-protetta
Ti-Press

Si moltiplicano le testimonianze di vicinanza agli allevatori di bestiame da reddito e, più in generale, del settore primario da parte di enti, associazioni e istituzioni, dopo le recenti predazioni dei lupi nelle valli. Dopo l’Associazione dei Comuni Verzasca e Piano, che negli scorsi giorni ha fatto sentire al Governo la sua voce inviandogli una lettera aperta, è ora la volta del Municipio di Cevio.

Ambientalisti e animalisti, ‘a difesa del bestiame da reddito’

L’Esecutivo, in una presa di posizione dai contenuti, a tratti, volutamente provocatori, manifesta "il proprio senso d’impotenza e proprio smarrimento, come pure piena solidarietà al settore agricolo duramente colpito da questa piaga". Nel suo lungo e articolato scritto rileva "la fondamentale importanza per il nostro Comune, anche in termini di qualità di vita, della presenza dell’allevamento tradizionale caprino e ovino per la cura del territorio, per la produzione agroalimentare di esclusivi prodotti tipici nostrani, per l’economia locale anche in relazione al settore del turismo e, in generale, per fattori storici e culturali. Accertato in modo inequivocabile che dalle nostre parti non è possibile la convivenza tra l’allevamento tradizionale e il lupo, perché uno esclude l’altro, come del resto avevano ben capito i nostri avi quando avevano cacciato il lupo fino alla sua completa estinzione, unica soluzione ragionevolmente possibile, attualmente, anche ai giorni nostri e tenuto conto che non bisogna essere degli esperti in materia per facilmente capire che l’abbandono del territorio da parte dell’allevamento tradizionale costituisce un sicuro degrado in fatto di biodiversità e di componenti ambientali, naturalistiche e paesaggistiche, ma anche per il mantenimento dei sentieri e la frequentazione, per svago, delle zone discoste", l’esecutivo valmaggese ha dunque deciso di considerare, simbolicamente, a tutti gli effetti l"allevamento tradizionale locale, in grave rischio d’estinzione, ‘specie protetta’ da tutelare", invitando i rappresentanti della "Convenzione di Berna" e tutti gli enti ambientalisti e animalisti a impegnarsi seriamente anche per la sopravvivenza di questa "specie".

Soluzioni immediate, pratiche ed efficaci

L’autorità municipale lancia nel contempo un appello alle competenti autorità federali e cantonali "affinché abbandonino la politica attendista finora condotta in materia, fino a giungere a sottovalutare il problema, per trovare urgentemente e responsabilmente soluzioni pratiche ed efficaci all’emergenza lupo, calandosi nei panni di chi vive giornalmente questa realtà e chiede giustamente garanzie e interventi concreti, non burocrazia".

Pur riconoscendo al predatore "indubbio e intrigante fascino ma del quale ne apprezziamo la presenza nei parchi nazionali o negli ampi territori selvaggi del globo, non nelle nostre anguste valli alpine nelle quali costituisce una presenza inquietante e ingombrante, assolutamente non necessaria e pericolosa, che assolutamente non porta alcun plus-valore e beneficio", l’amministrazione auspica lo stanziamento di fondi per sviluppare accorgimenti tecnologici che possano contribuire a risolvere il problema.

Lupo bandito dal territorio? Mancano le basi legali

Nella risoluzione municipale adottata, l’esecutivo ricorda pure di aver ‘abbandonato l’idea di bandire, con decreto municipale, il lupo dal nostro comprensorio in quanto sarebbe stata un’azione legalmente temeraria e semplicemente provocatoria, non disponendo il Comune di effettive competenze legali in materia e per non incentivare gesti sconsiderati dettati da esasperazione o dal clima attualmente molto teso in proposito".

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