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25.03.2022 - 19:12
Aggiornamento: 19:39

Onsernone, il divieto sul vago pascolo irrita gli allevatori

Il settore della pastorizia lo ritiene penalizzante. Il sindaco: ‘Nessuna multa ma occorre comprensione. Le lamentele della gente vanno ascoltate’

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"È vietato il vago pascolo nelle zone edificabili abitate del comprensorio dell’intero Comune durante tutto l’anno". Lo prescrive una recente ordinanza, pubblicata all’albo nel Comune di Onsernone. Una decisione, quella adottata dal Municipio, che in valle ha già fatto arrabbiare più di un allevatore di bestiame. Se fino all’altro ieri tale divieto era limitato a determinati periodi dell’anno, ora interessa l’intero calendario: «Per noi allevatori questa decisione costituisce un problema – spiega un interessato –. Capre e pecore dai boschi scendono liberamente in paese e attraversano le strade, anche per raggiungere le stalle. Purtroppo qualche lamentela l’abbiamo incassata, ma fino a ora con i proprietari delle case domiciliati in valle la convivenza è quasi sempre stata pacifica. D’ora in poi come proprietari di bestiame dovremo capire come impedire che caprini e ovini si aggirino tra i nuclei. Come fare? Dovremo piazzare recinzioni ovunque, attorno agli abitati? Già siamo chiamati a fare i conti con la minaccia del lupo sugli alpeggi... L’impressione di molti miei colleghi è che siano più che altro i proprietari di case secondarie, provenienti da fuori valle, a protestare. Dopotutto basterebbe loro recintare i piccoli orti e i terreni per evitare danni. In ogni caso non sono solamente i nostri animali a costituire un problema, dal momento che caprioli, cervi e cinghiali compiono incursioni nei giardini regolarmente e tutto l’anno. Noi siamo per il dialogo. Tramite l’Associazione Terramagra (che ha lo scopo di unire le aziende agricole e tutelare il settore, ndr) vedremo di trovare una soluzione».

«Il vago pascolo dopotutto è la base per continuare a far vivere l’agricoltura in valle; un settore, questo, già confrontato con molte difficoltà. È bene tenere presente che se il bestiame sparirà, ne risentirà la biodiversità, perché non vedremo più i prati aperti. Un territorio impoverito sarà, non da ultimo, anche meno attrattivo dal punto di vista turistico – osserva un’allevatrice –. L’agricoltura è fragile e occorre essere grati a coloro che ancora la praticano. È chiaro che si possano generare delle frizioni con la popolazione, ma non è con simili divieti che si risolvono i problemi. Ho l’impressione che le case di vacanza siano diventate troppo importanti al giorno d’oggi. Gente che poi va alla ricerca di prodotti caseari indigeni...».

Stephan Chiesa, sindaco di Onsernone, nato e cresciuto in valle, è cosciente della delicatezza del problema e della necessità di arrivare a una soluzione che accontenti tutti. Un modus vivendi che dovrà giocoforza passare dal dialogo e non da misure repressive: «Posso assicurare che non andremo a multare contadini e allevatori i quali, per contro, devono essere all’ascolto dei loro compaesani e dimostrare comprensione al fine di evitare conflitti. L’Onsernone è sempre stata una valle a vocazione rurale, tutti concordiamo sul fatto che l’agricoltura va mantenuta e sostenuta, sia Municipio, sia Patriziato lo hanno sempre dimostrato. La minaccia del lupo è un serio problema che va affrontato e lo faremo assieme. Tuttavia alle molteplici lamentele giunte al Municipio da gente che abita tutto l’anno nelle diverse frazioni – quindi non vacanzieri – dobbiamo dare seguito; va anche detto che prima di modificare l’ordinanza vi sono stati incontri e discussioni con alcuni allevatori ma che purtroppo non hanno dato l’esito positivo. Il bestiame che si aggira libero tra viuzze e proprietà oltre a lordare il suolo pubblico non di rado arreca danni. Trovare una soluzione non è evidente e ci rendiamo conto che non sarà l’ordinanza la panacea a tutti i mali. Altri Comuni ticinesi di valle, realtà simili alla nostra, hanno adottato lo stesso provvedimento, che non vuole assolutamente discriminare nessuno. Il dialogo deve prevalere. Se tutti danno prova di buona volontà e un po’ di tolleranza, sono certo che una soluzione la si trova».

Lavizzara e Verzasca, tra eccezioni e problema non noto

In Lavizzara, altra realtà di valle che presenta diverse affinità, il vago pascolo del bestiame è pure regolamentato da un’ordinanza. A differenza di quanto avviene in Onsernone, però, lassù vi sono delle eccezioni in luoghi (sezioni) e periodi stabiliti dell’anno. Le infrazioni sono punite con multa fino a un massimo di 10mila franchi a seconda della gravità dell’infrazione e dell’eventuale recidività.

In Valle Verzasca, come conferma il sindaco Ivo Bordoli, almeno per ora il problema non si pone: «Le aziende agricole ancora attive in valle durante i mesi autunnali e invernali custodiscono solitamente il bestiame all’interno di recinti. Di lamentele non ne sono giunte, motivo per cui non è stato necessario intervenire. La convivenza tra cittadini e allevatori di bestiame non pone, per il momento, problemi. A creare qualche grattacapo sono piuttosto i cani che, non di rado, liberi di gironzolare incustoditi lordano il suolo pubblico. Siamo comunque fortunati ad avere ancora persone che praticano la pastorizia in valle. È importante per conservare questi ecosistemi creati dall’uomo e il paesaggio storico che si è consolidato nel corso dei secoli».

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