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laR
 
19.02.2022 - 05:15

Centovalli, le 50 fatiche d’Ercole

Da mezzo secolo il noto panettiere d’Intragna percorre la valle a bordo del suo furgone per consegnare pane fresco ai pochi abitanti delle frazioni

centovalli-le-50-fatiche-d-ercole
(Ti-Press)
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Ercole, personaggio mitologico dell’Antica Grecia leggendario per le 12 fatiche che dovette affrontare e superare grazie alla sua forza prodigiosa. Di forza, ma soprattutto di costanza e determinazione, ne ha pure un suo omonimo dell’era moderna, panettiere e pasticcere d’Intragna: Ercole Pellanda. Anche se del forzuto eroe ellenico non ha le sembianze fisiche, ha comunque lasciato un’impronta indelebile nelle sue amate Centovalli. Da mezzo secolo, infatti, percorre col suo furgoncino l’intera vallata per consegnare il buon pane e i prelibati dolci agli abitanti (in particolar modo gli anziani) delle numerose frazioni, che raggiunge dopo lunghe salite e decine di tornanti. Per poi ripercorrere la strada al contrario e far rientro al panificio d’Intragna. Un mestiere già di per sé usurante, il suo, con anni di sveglie puntate prestissimo, d’incontri con clienti e fornitori, di duro lavoro tra farina e ingredienti. Ai quali vanno ad aggiungersi migliaia di km all’anno per le consegne, su stradine tortuose, d’inverno con la neve o d’estate. Pane quotidiano, per lui, verrebbe da dire. L’ingrediente principale è sempre la passione e l’amore per un mestiere antico, che porta a superare il sonno e la stanchezza.

L’attaccamento alla sua gente

Istituzione per il comprensorio, punto di riferimento fisso e instancabile, Ercole Pellanda ha reso e rende tuttora un servizio sulla porta di casa imprescindibile alla comunità che nutre per lui un evidente legame d’affetto. Gentilezza e sorriso hanno accompagnato sempre il suo lavoro. «A differenza di molti miei colleghi, quella del panettiere non era nel mio caso una tradizione di famiglia. Ho iniziato da zero. A Intragna, in quei tempi, c’era una panetteria ma il titolare era intenzionato a smettere. Così gli sono subentrato fornendo dapprima il pane ai negozi di paese. Allora quasi ogni villaggio ne aveva uno se non di più. Non avendo un negozio mio, ho subito iniziato a fare consegne in valle utilizzando la mia vettura. E da allora non mi sono più fermato».

In quei tempi, a onor del vero, c’era un panettiere della zona che riforniva le Centovalli. Al contrario di Ercole, però, lui non si sobbarcava la lunga trasferta: caricava di buon mattino il profumato alimento sul treno della Centovallina che lo trasportava fino alla stazione di Camedo. E da lì via ognuno doveva poi arrangiarsi a ritirarlo. Quando quest’ultimo ha cessato le consegne, Ercole Pellanda si è trovato la strada spianata. E libera. Si fa per dire perché in inverno, quando la neve copiosa ricopriva le strade e il servizio di pulizia e sgombero non era certo quello d’oggi, le consegne nelle frazioni diventavano vere peripezie. «Cercavo sempre e a ogni costo di arrivare nei paesi. Mettevo e toglievo le catene, aspettavo il passaggio dei pochi calla-neve che mi liberassero la strada. Quante fatiche... Una volta a Moneto, isolata dalla caduta di una gran quantità di neve, ricordo di esser transitato lungo la strada poco prima che una piccola valanga si staccasse dal pendio e la ricoprisse totalmente».

L’equilibrio tra piano e valle

Col passare degli anni, il panettiere volante si rende conto che in inverno, nei piccoli villaggi che già iniziavano a spopolarsi, il lavoro viene meno. A quel punto decide di aprire un piccolo negozio a Losone, al Centro Montana. Era il 1978. «Ho così potuto riequilibrare il mio lavoro: d’inverno la richiesta di pane e dolci al piano era parecchia, mentre nelle frazioni vendevo solo qualcosina. D’estate succedeva l’esatto contrario, perché molte aziende chiudevano per le ferie e i paesi della valle, invece, si riempivano di turisti e vita». Testimone dei cambiamenti della seconda metà del ’900, come la chiusura dei piccoli negozi di paese, Ercole decide di creare, a Intragna, una seconda bottega per la vendita di pane e pasticceria. La nascita del figlio Alberto, che segue le orme paterne, lo porta a riflettere sull’ampliamento della struttura. «Volevamo qualcosa di più bello e accattivante. Anche se il paese ha poche anime, ci siamo lanciati e, nel 2005, ecco arrivare il Tea-Room Centvai; un vero successo. Ma questo non mi ha mai fatto dimenticare la valle. Per 50 anni, 6 giorni su 7, ho continuato il mio lavoro di consegna del pane». Sbaglia chi pensa che la strada Ercole sia in grado di percorrerla a occhi chiusi: «Guai, è troppo pericoloso (ride). Ma ho avuto la fortuna di non aver mai fatto incidenti. Qualche piccolo danno alla carrozzeria sì. Ma roba di poco conto. Se penso a com’era il collegamento qualche decennio fa...».

‘Vorrei continuare ancora a lungo’

Cinquant’anni di presenza nella vita e sulle tavole di tantissimi centovallini. Ce li racconta come fosse un libro aperto: «Il mio lavoro oggi come allora lo faccio con grande passione. Mi rendo conto che svolgo anche una funzione sociale. La gente esce di casa a ritirare pane e dolci e scambia qualche parola. Purtroppo è brutto dover constatare come i piccoli paesini stiano morendo. Sono rimasti perlopiù gli anziani. Fino all’altroieri ho servito una donna di 101 anni. Il pane a volte diventa un fattore aggregativo. Faccio quattro chiacchiere, oppure lascio direttamente la pagnotta nella borsa appesa sull’uscio di casa. So di essere amato e stimato per ciò che faccio. La soddisfazione maggiore che mi ripaga dei tanti sacrifici che gestire una simile attività comporta».

Ercole è consapevole di non avere più vent’anni. Quasi 74 le sue primavere. In un futuro non lontano, questo suo prezioso ruolo potrebbe, dunque, anche cessare: «Spero che quel giorno sia ancora distante. Finché la salute me lo permette, continuerò a percorrere queste strade per consegnare il pane. Non so se mio figlio poi prenderà il mio posto. Oggi il lavoro è sensibilmente aumentato, soprattutto nei periodi delle festività. Non posso pretendere che si sobbarchi anche questa incombenza. D’altronde incaricare un dipendente di occuparsi di queste trasferte non è redditizio. Guadagni a malapena di che coprire i costi della benzina. Magari, chissà, fino a 80 anni potrò ancora guidare il mio furgone».


Tra gli aneddoti che Ercole ci ricorda, come dimenticare la prolungata chiusura, due anni fa, per uno smottamento, della strada all’altezza dell’abitato di Camedo: «Non ci ho pensato su due volte. Ho preso il mio furgone e ho modificato il tragitto passando per tre settimane dalla sola strada possibile, via Valle Cannobina».

Le avversità meteorologiche, le slavine, i franamenti non hanno mai fermato l’erculea volontà di quest’uomo: «Nel 1978, la grande alluvione aveva lasciato Intragna senza corrente: grazie alla collaborazione di un collega, mi sono trasferito provvisoriamente a Tenero dove nel suo forno ho cotto il pane per la mia gente. Nessuno è rimasto senza». Pani e sorrisi.

Oggi grazie all’aiuto del figlio Alberto, della moglie Lucia, della figlia Laura e dei numerosi collaboratori della sua pasticceria-Tea Room Centvai, tutti animati dalla stessa passione per la farina, i lieviti e i cereali, con il suo furgone color arancione può ancora raggiungere le frazioni, dove arriva preceduto da alcuni colpi di clacson che echeggiano in tutta la valle. Quasi fosse una dichiarazione d’amore per il suo territorio. Un modo per dire che lottiamo per rimanere. Un esempio di operosità lungo mezzo secolo... e oltre.

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