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21.11.2021 - 20:17

Bosco Gurin, la Scuola svizzera toglie gli sci

A pochi giorni dall’apertura stagionale non c’è l’accordo per il rinnovo della convenzione con Frapolli. Vani gli sforzi di Ascovam e Associazione Amici

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Bosco Gurin, dopo le polemiche col locale Patriziato della scorsa primavera ora, a pochi giorni (neve permettendo) dall’inizio della stagione invernale 2021/22, il teatro di scontro si sposta sui prezzi. Hanno infatti fatto discutere, tra i frequentatori e gli estimatori della rinomata località sciistica valmaggese, le nuove tariffe stagionali applicate da Giovanni Frapolli, proprietario degli impianti di risalita. Un incremento dei prezzi che ha spiazzato diversi “aficionado”. Di queste ore la notizia che la locale sezione della Scuola Svizzera di Sci rinuncerà alla “quasi totalità” della propria attività quest’inverno. Il motivo? Nel breve comunicato apparso sulla sua pagina web, si legge che la decisione è frutto “del mancato rinnovato accordo di collaborazione con il gestore degli impianti, che consentiva al sodalizio di promuovere a Bosco i corsi collettivi e di usufruire di agevolazioni”.

“Ma quale aumento dei prezzi? Sono stufo di sponsorizzare!”

Logico chiedersi, a sto punto, che ne è dei buoni propositi del proprietario della stazione sciistica che andava sbandierando ai quattro venti l’importanza di avere prezzi contenuti per favorire le famiglie ticinesi e la pratica dello sci in Ticino quando gli abbonamenti hanno subito un marcato rincaro. «Frapolli non ha affatto ritoccato verso l’alto i prezzi! – replica secco l’interessato – Frapolli è stanco di fare lo sponsor di tutti, questa è la verità! Le giornaliere, tanto per essere in chiaro, sono vendute allo stesso prezzo dello scorso inverno. Ho ritoccato le stagionali, è vero e ora le spiego il perché: in passato chi le sfruttava con una certa regolarità, in pratica già dopo circa una decina di uscite sciava “gratuitamente”, in quanto le aveva praticamente già ammortizzate. Dal momento che l’importo richiesto in precedenza mi sembrava troppo basso e che le spese stagionali, complice il mancato accordo col Patriziato, sono aumentate (circa 35mila franchi all’anno per il solo sfruttamento dei terreni), ho ritenuto opportuno ritoccarle. In pratica ora dopo circa 2 settimane di uscite regolari, chi ha staccato la stagionale si muove quasi senza sborsare un franco».
Resta il fatto che per gli sci club e la Scuola di Sci, questo balzello rappresenta un cappio che finirà per strangolarle: «Forse pochi sanno che la Scuola di Sci ogni anno riceve dal sottoscritto agevolazioni quantificabili in 25mila franchi. Questo importo comprende la preparazione delle piste, la logistica, i magazzini per il materiale, ecc... Quando ci siamo incontrati per rinegoziare la convenzione, alla presenza anche dei rappresentanti dell’Ascovam e dei Comuni, ho detto chiaramente che non intendevo più assumermi questi costi di sponsorizzazione. Oltrettutto dalla Scuola di sci mi sarei atteso un sostegno nella mia battaglia con i vertici del Patriziato walser, ciò che non è stato il caso. Ma c’è dell’altro: l’Ascovam (Associazione dei comuni valmaggesi) e i privati si sono messi di buona lena a cercare aiuti finanziari alternativi da destinare alla Scuola di sci. Quest’ultima ha rifiutato i circa 10mila franchi messi loro sul tavolo. Quindi, a sto punto, si arrangino. Non posso impiegare i sussidi elargiti dal Cantone per finanziare la loro attività; quelli servono per la manutenzione degli impianti non per la gestione. Si rimbocchino le maniche e vedano di racimolare l’importo necessario. Se mi boicotteranno, pazienza, sono liberi di farlo. Ci sono altri sodalizi che hanno fatto sapere di voler far capo ai nostri impianti. Per quest’anno si vedrà, poi dalla stagione ‘22/23 valuteremo se integrare la scuola di sci in una governance, in modo da evitare polemiche. Bosco Gurin va aiutata, non bisogna solamente chiedere e pretendere!».
Sin qui le dichiarazioni dell’imprenditore bellinzonese.

”Negoziati che vanno avanti da mesi, non c’è conciliazione”

Da parte sua, Giotto Gobbi, vice direttore della Scuola svizzera di sci e snowboard di Bosco, replica in maniera succinta, preferendo rimandare a una prossima presa di posizione ufficiale un commento: «Posso solo dire che abbiamo trascorso mesi a cercare di trovare un’intesa. È da maggio che ci incontriamo con una certa regolarità. Eravamo vicini all’accordo ai primi di ottobre, poi tutto è saltato perché Frapolli è tornato sui suoi passi. Vani gli sforzi successivi, non siamo riusciti a trovare una conciliazione. Settimana prossima il nostro sodalizio si riunirà e in seguito procederemo a un’opportuna informazione ai media. Posso solo aggiungere che non avendo trovato un’intesa, la nostra stagione è saltata. Lo abbiamo comunicato agli interessati che chiedevano lumi attraverso i social. Siamo spiacenti per quei 300 bambini che dovranno rinunciare alla pratica dello sci. Cercheremo fino all’ultimo di trovare una soluzione, ma purtroppo è già troppo tardi. Organizzare corsi e spostamenti è ormai impossibile».

”Grande amarezza per la mancata disponibilità al dialogo”

Matteo Della Pietra, presidente della neonata Associazione Amici di Bosco Gurin e profondo conoscitore della realtà e delle dinamiche locali (già presidente CdA Grossalp, Sci club Bosco Gurin, fondatore e socio onorario dell’attuale Scuola svizzera di sci, già presidente Assemblea comunale di Bosco e già presidente Assemblea patriziale), è tra coloro che, con l’Ascovam, ha cercato di rappacificare gli animi (cosa tentata nel recente passato, d’intesa con il Municipio di Bosco Gurin, nei confronti del Patriziato locale): «Proprio giovedì di settimana scorsa – ci spiega – d’intesa con una delegazione dell’Ascovam abbiamo invitato Scuola di sci, Sci club e Weltu Ski Tag a sedersi al tavolo con Giovanni Frapolli allo scopo di trovare un accordo e assicurare l’attività. Purtroppo gli invitati Sci Club, Weltu Ski Tag e Scuola di sci non ne hanno voluto sapere di questa proposta di mediazione e hanno abbandonato la sala ancor prima d’iniziare a discutere richiedendo unilateralmente il rispetto di accordi pregressi. Un gesto che purtroppo non fa piacere. Ci eravamo impegnati a trovare dei finanziamenti (in poche ore di ricerca eravamo riusciti a racimolare 10mila franchi e altrettanti sarebbero arrivati a breve) quale sostegno dell’attività della Scuola di sci. Quest’ultima nelle settimane precedenti aveva richiesto direttamente ad Ascovam un finanziamento di 25mila per far fronte alle maggiori spese preventivate nell’utilizzo delle infrastrutture turistiche di Bosco per l’entrante stagione invernale. Per trovare degli accordi occorre discutere. Arroccarsi sulle proprie posizioni non giova a nulla. Per inciso il gestore degli impianti era ben disposto a trovare delle soluzioni confacenti. Sono rammaricato, perché una soluzione si sarebbe sicuramente trovata. Basta un po’ di buona voglia e capacità d’ascolto. Il dialogo fra sordi porta solo allo scontro. Peccato».

Ascovam, un tentativo di mediazione super partes

Informato del disaccordo tra il proprietario degli impianti di risalita di Bosco Gurin e la locale Scuola Svizzera di Sci, considerata l’importanza regionale del comprensorio sciistico e mettendo al centro gli interessi della popolazione locale, il Consiglio Direttivo dell’Ascovam ha deciso d’istituire una delegazione che ha provato a favorire – in qualità di mediatrice super partes (senza ingerire nei legittimi rapporti di proprietà e nelle autonome decisioni degli attori) – un riavvicinamento degli attori attivi nel comprensorio sciistico promuovendo un incontro tra le parti. Purtroppo le posizioni degli attori coinvolti, oltre a risultare distanti, si sono rivelate inamovibili. La mediazione non ha così potuto aver luogo. Come ci è stato riferito, “non si è potuto fare altro se non prendere atto delle rispettive decisioni”. A margine, l’Ascovam ricorda che lo sci sarà pure possibile a Mogno e, neve permettendo, alla Cappellina del Piano di Peccia.

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