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22.10.2021 - 17:36
Aggiornamento: 25.10.2021 - 17:24

‘Situazioni drammatiche per le donne, ma il problema è maschile’

Tentato assassinio di Solduno, la valutazione della già presidente della Commissione cantonale consultiva per le pari opportunità, Pepita Vera Conforti

«È bene ricordare e sottolineare con forza che parliamo di situazioni che hanno drammatiche conseguenze sulle donne, ma che nascono da un problema maschile. Qui siamo di fronte a rapporti asimmetrici in termini di potere. Questi fatti dimostrano tragicamente che la cultura del controllo sulla vita delle donne è molto presente. Restiamo sconcertate per quanto le vittime non abbiano voce e per come talvolta venga sottovalutato il vero pericolo che le relazioni possano diventare tossiche».

Pepita Vera Conforti, già presidente della Commissione consultiva del Consiglio di Stato per le pari opportunità, a nome del gruppo “Nateil14giugno” torna esprimersi su un caso di violenza sulle donne. Il tentato assassinio di Solduno è purtroppo solo uno dei tanti episodi restituiti dalla cronaca, ma merita, come gli altri, di essere tematizzato. Magari a partire dalle avvisaglie di rapporti “tossici” che possono degenerare.

Come è possibile individuare le situazioni a rischio?

C’è tutta una serie di segnali ai quali bisogna dare fin da subito grande attenzione. Mi riferisco a situazioni in cui il compagno comincia a proibire l’uscita con le amiche o con gli amici, controlla come ci vestiamo, critica sempre le persone che frequentiamo e mostra nei loro confronti una gelosia eccessiva, oppure vuole controllarci anche economicamente, ritenendo non necessario che lavoriamo o ci impegniamo nello studio perché sarà comunque sempre lui a risolvere i nostri problemi. Magari, in un primo momento d’innamoramento, questo genere di indicazioni può essere confuso con una forma di particolare galanteria; ma poi diventa una vera e propria forma di controllo che traduce l’idea di una virilità incapace di accettare l’altra persona nelle sue manifestazioni personali. In caso di separazione o di allontanamento, questo diventa pericoloso. Trattandosi nel caso specifico di giovanissimi ragazzi, non possiamo sapere che tipo di sviluppo c’è stato, ma sicuramente forme di controllo erano già presenti.

Cosa fare quando ci si è dentro come vittima?

Prima di tutto chiedere una consulenza specializzata per capire come muoversi. Ci sono consultori privati di aiuto alle donne, ma anche di aiuto alle vittime di reati cui rivolgersi quando si avvertono situazioni di pericolo. Da lì possono partire diverse misure di allontanamento e di protezione.

Eppure già il primo passo può risultare estremamente difficoltoso: quello di accettare di ritrovarsi in una situazione tossica e chiedere aiuto.

Certo. Riconoscere di essere in una situazione problematica quando comunque l’altra persona la si è scelta è molto difficile. Quello che si sta facendo è proprio una sensibilizzazione rispetto a certi segnali. Bisogna però anche educare gli uomini a riconoscere i loro stimoli di controllo e sostenerli nello sviluppare delle strategie affinché questa mentalità patriarcale non diventi drammatica per loro stessi e possa avere delle conseguenze tragiche per le vittime.

È quindi importante che anche chi si rende conto di avere un problema serio nella gestione di un rapporto decida di farsi aiutare.

Lo è assolutamente quando emerge il sentimento che la gestione della rabbia e la sofferenza per una separazione possano diventare qualcosa di diverso, o che prenda forma l’impulso di un ipercontrollo sull’altra persona. Diventa quindi fondamentale rivolgersi alle strutture esistenti per affrontare la situazione. Da un lato è quindi necessario cambiare una cultura patriarcale che afferma una superiorità di genere, ma dall’altro bisogna agire su due fronti: creare le condizioni affinché le potenziali vittime possano riconoscere dei segnali che possono diventare pericolosi; e fare in modo che i potenziali autori guardino in sé stessi con lo stesso obiettivo.

Purtroppo non sempre le forme di autocontrollo e responsabilizzazione sono sufficienti. Ma è importante che gli autori di atti di violenza domestica possano poi essi stessi ritrovare un equilibrio e una nuova prospettiva nei rapporti.

In Ticino, da qualche anno, esiste un luogo di confronto, supporto e aiuto nell’ambito dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che vi destina un servizio specifico. Osservando altre esperienze a livello nazionale – penso in particolare al lungo lavoro svolto nel Canton Friborgo – si può dire che i risultati arrivano. Cresce la consapevolezza dei rapporti, si imparano delle strategie su come gestire certi sentimenti negativi o di controllo. È chiaro che bisogna continuare a farlo. A un livello preventivo generale è necessario far conoscere a tutti il fenomeno, fare anche in modo che tutti possano intervenire e diventare attori nel cambiamento. Se ad esempio a una cena fra amici ci accorgiamo che un uomo tratta male la sua compagna, possiamo intervenire, diventando testimoni di un altro comportamento. Le strutture di appoggio ci sono anche per gli autori e i potenziali autori. Anche in Ticino non siamo all’anno zero.

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