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11.06.2021 - 05:300
Aggiornamento : 11:48

Schiamazzi, liti, spaccio: la casa ‘nera’ di Città Vecchia

Locarno, numerosi interventi della polizia nello stabile. L'amministratore: “Già tre ingiunzioni di sfratto, ma non possiamo lasciarli in strada”

Urla, schiamazzi, rumori di bottiglie che vanno in frantumi. E poi discussioni, musica ad alto volume e, per non farsi mancare niente, anche spaccio di sostanze stupefacenti, con il viavai che ne è una logica conseguenza e che chiude per così dire il cerchio di una “tempesta perfetta” in pieno centro cittadino. Peggio: nel cuore di Città Vecchia, ameno nucleo che della vivibilità e dell'accoglienza, anche del turista, fa i suoi fiori all'occhiello.

È una storia di (stra)ordinario disordine sociale, quella che praticamente ogni notte, da tempo, torna a raccontarsi dentro uno stabile in via Bartolomeo Rusca, a tre passi da Piazza Grande, lungo la stradina di collegamento fra la parte bassa e quella alta del centro cittadino. L'edificio in questione è fatiscente, così come deprimente è il mosaico di bucalettere all'entrata, con i nomi scarabocchiati a penna, quasi a certificare il malessere che si esprime negli appartamenti e che come colla si appiccica al vicinato – o all'ospite che alloggia nelle diverse strutture d'accoglienza presenti – costretto notte dopo notte ad assistere ad un teatro dell'assurdo, con la frustrazione di non poter far nient'altro se non chiamare la Polizia comunale. Il risultato sono interventi in serie per calmare gli animi e richiamare all'ordine, ben sapendo che con buone probabilità presto tutto quanto ricomincerà daccapo.

Che la situazione sia qualcosa di più che semplicemente fastidiosa lo conferma lo stesso comandante della Polcom. Dimitri Bossalini ricorda infatti le frequenti segnalazioni e le conseguenti visite degli agenti, dovute a derive nei comportamenti di alcuni degli inquilini, che vanno oltre il disturbo della quiete pubblica e sfiorano o toccano l'ambito penale. «Si tratta in effetti di un contesto particolarmente sensibile, in cui alcune persone con ogni evidenza non sanno come sia lecito comportarsi, tanto da farci interrogare su eventuali misure di contenimento o di fermo, perché qui è in gioco la vivibilità nel quartiere. Va comunque tenuto conto che un'ingiunzione di sfratto è sempre di competenza del proprietario». Proprio ieri dagli uffici della Comunale è partito un corposo rapporto all'indirizzo dei preposti uffici cantonali, della Magistratura e delle Arp, affinché sia possibile concertare una risoluzione del problema.

“Poco accorti nelle scelte...”

Raggiunto dalla 'Regione', l'amministratore dello stabile non nasconde la gravità della situazione. La sua testimonianza è significativa perché permette di capire come si generino casi di questo genere e come diventi poi estremamente difficile risolverli. «A monte – dice l'uomo, chiedendo l'anonimato – c'è stata direi poca accortezza quando si trattava di decidere chi potesse abitare nell'edificio in questione. Così alcuni appartamenti sono stati dati in affitto a profili particolari, che si sono poi rivelati molto problematici quando è arrivato un ulteriore inquilino che ha un po' scombussolato le dinamiche interne, creando alleanze, ripicche e discussioni che talvolta sfuggono al controllo e trascinano con sé la calma notturna, creando grande fastidio a chi è a portata d'orecchio». Sostanzialmente, aggiunge, «le comprensibili lamentele del vicinato sono legate ai comportamenti da parte degli occupanti di non più di tre appartamenti. Ma non dico niente di nuovo se ricordo che ne basta uno, per generare confusione». Alla domanda se non sia possibile fare nulla più che la prevenzione “verbale” e la puntuale repressione tramite intervento di polizia, l'amministratore ammette che «tre ingiunzioni di sfratto sono già state intimate, tutte con scadenza a fine maggio. Questo, anche in relazione a mancati pagamenti dell'affitto (un altro problema che si aggiunge). Con tutti gli atti in mano proprio oggi (ieri per chi legge, ndr) cercheremo di sensibilizzare il pretore affinché possano essere presi dei provvedimenti concreti». Un aspetto che non può essere perso di vista, rileva, «è una certa responsabilità che abbiamo pur sempre nei confronti di queste persone. Non possiamo semplicemente lasciarle per strada. Per una abbiamo già trovato una soluzione alternativa e il trasloco dovrebbe andare in porto a breve. Per le altre due la situazione è più complicata, ma non dubito che, per la pace di tutti, anche di chi vive di turismo e deve gestire un'attività nel nucleo, si arriverà a mettere la parola fine a questa vicenda che è davvero brutta e triste per tutte le persone che vi sono coinvolte».

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