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Locarnese
Locarno, tutti i nodi della successione Chiappini
Procedura di selezione dei candidati a direttore dei Servizi culturali, Giuseppe Cotti risponde ai quesiti su Verzasconi e sulla commissione di valutazione
Chiappini, il sindaco Scherrer e il capodicastero Cultura Cotti
(Ti-Press)
10 marzo 2021
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«Quel che mi interessa è un lavoro serio e oggettivo, oltre naturalmente alla nomina di una figura assolutamente adeguata al ruolo di direttore dei Servizi culturali della Città di Locarno. Tutto il resto sono chiacchiere». È un Giuseppe Cotti risoluto, quello che la “Regione” ha voluto sentire in seguito alle dichiarazioni del collega Ronnie Moretti. Sul “Caffè”, il municipale socialista ha messo in discussione la procedura di selezione dei candidati alla successione di Rudy Chiappini per la direzione dei Servizi culturali e lasciato intendere che la commissione di selezione – inizialmente formata da tre persone ma poi ridottasi, secondo la versione riportata dal domenicale, a un solo elemento – andrebbe rinominata “per permettere al nuovo Municipio di pronunciarsi fra un paio di mesi”.

A Giuseppe Cotti, in qualità di capodicastero Cultura e primo responsabile della procedura di nomina, abbiamo innanzitutto chiesto cosa risponda rispetto alle riserve espresse da Moretti. «Per correttezza nei confronti di tutti i candidati – rileva Cotti –, non intendo rilasciare dichiarazioni su una procedura di assunzione in corso. Una cosa intendo comunque dirla chiaramente. In questi anni ho gestito svariate assunzione nei miei Dicasteri: tutti i concorsi si sono svolti in maniera equa, professionale e con risultati soddisfacenti per il datore di lavoro, ossia il Comune, che ha aggiunto persone di qualità all’interno dell’amministrazione». Inoltre, «indipendentemente dal nome e dal numero di componenti della commissione tecnica», secondo Cotti «anche in questo caso la procedura di selezione si svolge seguendo criteri seri ed oggettivi. Sono comunque francamente sorpreso che la critica sulla procedura adottata dal Municipio giunga dal collega Moretti, che negli anni ha avuto non pochi problemi con i Direttori assunti ed avvicendatisi nel Dicastero allora di sua competenza».

È un fatto che nella commissione di valutazione spicchi il nome di Marco Massimo Verzasconi, artista e pittore risaputamente vicino a Rudy Chiappini, attualmente sotto processo per la controversa mostra di Genova del 2017 – di cui era curatore mentre lavorava all'80% per la Città di Locarno – bloccata per l’asserita presenza di una ventina di falsi Modigliani. In una presa di posizione personale pubblicata sulla “Regione”, Verzasconi aveva liquidato l’esperto di Modigliani Carlo Pepi (uno dei grandi accusatori di Chiappini) come sostanzialmente non credibile e Marc Restellini – un altro critico severo con Chiappini – come bancarottiere e in affari con Yves Bouvier, “mercante d’arte svizzero e cratore di porti franchi”, che “avrebbe nascosto 330 milioni di franchi di tasse alla Svizzera”. Verzasconi ha inoltre pubblicamente sostenuto l’autenticità del “Ritratto di Soutine”, di proprietà dell’artista Pedro Pedrazzini, sostenendo che il quadro era “apparso in più mostre ed aveva dietro di sè un curriculum invidiabile”, quindi “nulla impediva la vendita regolare del dipinto”, tentativo cui tra l’altro avrebbe preso parte Chiappini come curatore della mostra.

L'uomo (troppo?) vicino all'ex direttore

Alla domanda se non ritenga fortemente inopportuna la presenza di Verzasconi nella commissione di valutazione, Cotti risponde rilevando che «si tratta di una persona seria e che, unitamente agli altri membri della commissione, sta conducendo un lavoro approfondito di valutazione». In questo senso va sottolineato che un altro municipale, super partes, conferma «l’elevata qualità del lavoro svolto da Verzasconi». Tuttavia, obiettiamo, la commissione sarebbe stata più ampia, mentre oggi si ridurrebbe al solo Verzasconi. Come si spiega? «Inizialmente avevamo ritenuto di contattare anche altri due elementi: Simonetta Biaggio Simona, capo dell’Ufficio dei beni culturali del Dt, e un rappresentante del Locarno Festival, più precisamente il nuovo direttore Giona Nazzaro – risponde Giuseppe Cotti –. Quest’ultimo, pur dando la propria disponibilià, era al momento difficilmente cooptabile per questioni di presenza costante sul territorio, mentre Biaggio Simona ha comprensibilmente ritenuto non opportuno un coinvolgimento cantonale in una nomina comunale. In ogni caso, della commissione di valutazione, unitamente a Verzasconi, fanno parte oggi il sindaco Alain Scherrer, il segretario comunale e il sottoscritto. Ribadisco comunque quanto già sottolineato, ossia che alla fine quello che conta è un esame serio ed oggettivo delle candidature nel rispetto dei criteri posti dal bando di concorso».

Imputato ma ancora al soldo della Città

Un’interpellanza socialista ha criticato il fatto che nonostante sia sotto processo, Chiappini, ormai in pensione, continuerà comunque a collaborare con la Città di Locarno in ambito espositivo anche nel 2021. Anche in questo caso il tema su cui riflettere appare quello dell’opportunità. «L’attività espositiva della primavera-estate 2021 non può essere slegata dal lavoro svolto nell’anno 2020 – precisa Cotti –. Si tratta di principio di 3 mostre, ideate da Chiappini, di cui una aprirà a fine mese a Casa Rusca. Di tutto il resto si occuperà il nuovo direttore».

Intanto, come accennato, il processo per la mostra di Genova continua. Per truffa, falso e contraffazione di opere, Chiappini vi è imputato (in contumacia) unitamente a Pedrazzini e ad altre 4 persone. Il 19 marzo la Corte deciderà se approvare la richiesta della difesa di commissionare una perizia imparziale per capire se i 20 quadri di Modigliani sequestrati a Genova siano veramente falsi. Secondo gli investigatori, attraverso l’esposizione si voleva rendere autentiche delle opere false per acquisire una maggiore quotazione e rivenderle a prezzi stellari nel centenario (caduto lo scorso anno) della morte di Modì. Per i legali degli imputati, invece, le opere sono autentiche.