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laR
 
23.01.2021 - 17:15

‘Ripensare il Palacinema è necessario’

Il direttore Roberto Pomari e le riflessioni per riposizionare la struttura nel ‘dopo pandemia’. I temi: offerta nelle sale, ricerca e insegnamento

Chiuso al pubblico, certamente ferito, ma ancora vivo dentro. Pur con la pesante consapevolezza che il “dopo” ben difficilmente potrà ricalcare il “prima” e che la perdurante crisi pandemica è soltanto uno snodo che ha accelerato un processo di cambiamento già ampiamente iniziato.

Sono tempi, al Palacinema di Locarno, in cui rinunce e opportunità si miscelano alla necessità di un riposizionamento generale sull'ampia piattaforma dell'audiovisivo. Rinunce che liberano nuove opportunità è un'immagine che ben riassume l'attuale impegno di alcuni studenti del Cisa, al lavoro nello spazio multiuso da 500 metri quadrati che ritrova così la sua originaria vocazione di set cinematografico. Come lo sia improvvisamente ridiventato lo spiega la direttrice didattica del Conservatorio internazionale di scienze audiovisive, Cecilia Liveriero: «Gli studenti del secondo anno, a gruppi, stanno lavorando alle scenografie per tre storie che confluiranno in un cortometraggio unico. L'obiettivo sono i lavori di diploma. Quest'anno si parla di donne accomunate dai soprusi subiti. Al di là del lavoro pratico, che passa in rassegna tutte le dinamiche della preparazione, c'è una riflessione sul disagio e sull'umiliazione, ma anche sulla solidarietà». Insomma, un cammino condiviso e ragionato utile per arricchire, professionalmente ed emotivamente, i futuri ”mestieranti” del cinema.

Allo studio le varianti per il futuro

Ma intanto, sotto lo stesso tetto, c'è un altro cammino ragionato: è quello portato avanti dal direttore del Palacinema, Roberto Pomari, che fissa l'attuale momento di grande incertezza come «una situazione che impone un ragionamento in proiezione» e determina «il mio impegno per creare delle varianti per il futuro della struttura». Se parla di futuro, Pomari pensa certamente alle conseguenze su più livelli della pandemia, ma concentrandosi sulla necessità di «rafforzare quella filiera, molto interessante, che è il polo di ricerca, studio e creazione». Un contesto in cui andrà ad inserirsi a breve la cattedra Usi di “Film Festival Professor for the Future of Cinema and Audiovisual Arts”, che in primavera troverà il suo titolare.

«Gli approfondimenti che già stiamo facendo toccano, se vogliamo, la base stessa della struttura Palacinema, perché è necessario riflettere su un'allocazione diversa degli spazi e delle volumetrie. Ciò dovrà avvenire non mandando via qualcuno, ma certamente ristudiando alcune modalità di interazione». Un riferimento importante, dice, «potrebbe in parte anche riguardare le sale cinematografiche, che sono oggettivamente uno degli anelli più deboli dell'attuale catena dell'offerta: da marzo si è lavorato a singhiozzo e la programmazione ne ha risentito».

‘Perché in sala e non a casa?’

Pomari non può non sapere che «è in atto una rivoluzione del modello di distribuzione cinematografica. Le case di produzione sono sollecitate a fornire contenuti destinati in gran parte alle piattaforme di “streaming”. Quindi, una riflessione su cosa sarà il cinema del prossimo futuro è oltremodo doverosa, ed è necessario chiedersi cosa dovremo offrire, e come, per riuscire a sedurre il pubblico ad uscire di casa per tornare a frequentare il cinema». I fatti dicono che una casa come la Warner ha annunciato l'uscita di tutti i titoli della stagione 2021 in contemporanea sulla piattaforma “streaming” Hbo Max e nelle sale: «Realtà come questa presuppongono dal nostro punto di vista un'offerta sicuramente diversa, arricchita di qualità e contenuti. Perché ormai è evidente a tutti che una poltrona e uno schermo non bastano più per giustificare, agli occhi dello spettatore, l'acquisto di un biglietto al prezzo equivalente di un abbonamento mensile a Netflix». È quindi necessario «mettere sul piatto argomenti che valgano il prezzo del biglietto stesso, e prima ancora l'uscita da casa, luogo in cui, con lo sviluppo della tecnologia, diventa sempre più possibile fruire di qualità visive e sonore di altissimo livello». Ergo, si parla di “curation”, dell'offerta di rassegne e retrospettive «che tra l'altro rispondono in modo del tutto coerente alla vocazione del Palacinema».

Roberto Pomari considera «assolutamente prioritario un riposizionamento di determinati valori e idee in vista di un futuro ricco di interrogativi, volatile, incerto, complesso e ambiguo, ovversia le parole le cui iniziali – Vuca – indicano il sistema di valutazione dei rischi. Ed è un contesto in cui vanno tra l'altro inseriti anche tutti i festival, compreso quello di Locarno, che al format che gli è proprio (speriamo di nuovo attuabile nel 2021) dovrà affiancare un'offerta digitale solida e completa, e non solo di complemento».

Da luogo di consumo a luogo di fruizione

Il Palacinema, per il suo direttore, «necessita di un nuovo orientamento, per passare da luogo di consumo (e lo dico senza alcuna accezione critica) a luogo di fruizione. Questo non significa tradire determinati imperativi finanziari o, prima ancora, quella vocazione di luogo di accoglienza, di manifestazioni ed eventi che è propria della struttura. Tuttavia, è opportuno chinarsi ancora di più sulla dimensione della ricerca e dell'insegnamento. Con questo mi riferisco alla presenza consolidata del Cisa, all'attività e i laboratori audiovisivi della Supsi, alla Ticino Film Commission che adesso ha un nuovo direttore (Niccolò Castelli) e all'arrivo della cattedra Usi, che potrebbe un domani svilupparsi in vero e proprio Istituto di ricerca. Comincia insomma ad esserci una serie di elementi che ci permettono di intraprendere una strada un po' diversa, alternativa rispetto a determinate scelte che, del tutto legittimamente, erano state fatte all'inizio».

Sempre su questo terreno, Pomari ricorda l'accordo “Locarno Media City” firmato l'anno scorso: «Il Palacinema ne è stato promotore con Usi e Swisscom e i partner sono il Festival e la Città. Da questo conglomerato si stanno già sviluppando altri progetti di grande interesse». Questi, conclude Pomari, «sono i temi attorno ai quali bisogna ragionare. Sarebbe imperdonabile commettere l'errore di credere che “pronti, partenza, via”, tutto ricomincerà come se nulla fosse successo».

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