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Il cantiere della nuova struttura
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Locarnese
19.10.2019 - 17:300

Collegio Papio ad Ascona, prima la mensa poi l'antico giardino

Il nuovo edificio costerà 6 milioni di franchi e sarà pronto nell'estate 2020. Il prossimo mese arriverà il progetto per il parco borromaico

Lavori in corso per la nuova mensa del Collegio Papio ad Ascona, disegnata dallo studio d’architettura Giraudi Radczuweit, con un investimento previsto di 6 milioni di franchi. Ma anche restauro del chiostro, delle antiche porte, dei quadri (alcuni raccolti nella Sala Rossa) e alle facciate della chiesa. Infine, un progetto (che sarà pronto a metà novembre) per il recupero e la valorizzazione del giardino borromaico. Questi alcuni dei temi affrontati ieri sera dall’assemblea dell’Associazione amici del Papio, sodalizio che conta oltre 500 soci. A margine della riunione, abbiamo incontrato il presidente degli Amici, Maurizio Checchi. «La costruzione della mensa procede nei tempi e nei costi previsti – afferma –. Sarà terminata la prossima estate. Nel frattempo fervono i lavori di tinteggio degli esterni, con il chiostro che ha ritrovato splendore. Anche la Sala Rossa ha subìto un lifting; la stessa è diventata pure sala per lo stato civile e vi si possono celebrare i matrimoni. Altre opere sono in corso sulle facciate del complesso storico. Procederemo pure al riordino dell’archivio con documenti del ’600-’700, che magari saranno trasferiti a Casa Serodine, assieme all’archivio comunale». Novità in vista pure per il giardino del collegio, istituto che conta quasi 300 iscritti: «Flavio Zappa ha eseguito una ricerca storica e presto sarà pronto il progetto dello studio Dionea. L’idea è quella di recuperare gli elementi caratteristici di questo parco borromaico, unico nel suo genere. Un’operazione che sarà sostenuta dal cantone tramite l’Ufficio dei beni culturali e, speriamo, anche dal Comune. Sarà un giardino didattico per gli alunni, ma anche semipubblico, con un orto biologico, piante da frutta e vigneto. In previsione pure il recupero delle cantine seicentesche».

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