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07.05.2019 - 05:50

Locarno, la Casinò ‘azzera’ le Fondazioni

Cultura e Turismo, sospesi i contributi da 300mila franchi ognuna: è una pressione sulla Kursaal per negoziare una riduzione degli oneri

di Davide Martinoni
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Ti-Press
Il Teatro di Locarno

Laddove non può la diplomazia possono le azioni pesanti, decise, anche impopolari. È stato il pensiero della Casinò di Locarno Sa, che constatando una certa (a suo dire) reticenza nella Kursaal Locarno Sa nel far veramente decollare le trattative per la ridefinizione degli oneri – affitto per l’occupazione degli spazi nello stabile del Teatro, e contributi alle Fondazioni Cultura e Turismo – ha deciso di tagliare di netto i secondi. Che passano momentaneamente da 300mila franchi annui ognuna a zero. La comunicazione della decisione unilaterale di prosciugare con effetto immediato il prezioso rubinetto che annaffia una significativa porzione di territorio locale – stagione teatrale in primis – è stata recepita, alla Kursaal, come un affronto. Tant’è vero che preoccupazione e sconcerto sono piuttosto generalizzati.

Per situare questo autentico colpo di scena occorre fare un passo indietro, verso la mutata situazione economica della casa da gioco di tipo B. Essa lamenta infatti un’erosione della cifra d’affari; un’erosione tanto significativa da spingere la Sa a cercare, da tempo, un risparmio su due fronti: quello della pigione di 1 milione di franchi all’anno (oltre 80mila franchi al mese) alla Kursaal, nonché quello dei contributi elargiti per convenzione alle due Fondazioni per la Cultura e per il Turismo nel Locarnese. Già a due riprese la Casinò aveva tagliato unilateralmente su questi contributi: dai 400mila franchi originari (ognuna) si era passati nel 2017 a 350mila franchi (meno 12,5%) e nel 2018 a 300mila franchi (un ulteriore 12,5% in meno). Parallelamente, la Casinò non perde di vista un altro obiettivo: diminuire l’affitto da versare alla Kursaal. Il milione di franchi all’anno, oltre che oggettivamente fuori mercato, è considerato eccessivo rispetto ad una cifra d’affari lorda in calo costante: nel 2007 ammontava a 33,7 milioni, mentre 10 anni più tardi si assestava a 20,4 milioni di franchi.

‘Non si può vivere di fantasie’

Così – premettendo che l’ipotesi di un trasloco della casa da gioco dalla sua sede attuale appare molto poco concreta – fra le parti erano partite delle trattative per ridefinire tutto il pacchetto di oneri. Trattative inquinate però dal fatto che la Casinò basava i suoi ragionamenti sulla cifra d’affari lorda (che dava un quadro finanziario di un certo tipo), mentre la Kursaal riteneva più adeguato fare riferimento agli utili conseguiti. Utili che in effetti, a circa 2,2 milioni di franchi, risultano stabili dal 2015 in avanti. «In realtà, queste trattative non sono mai veramente partite – sostiene Vittorio Mariotti, avvocato e presidente della Casinò Locarno Sa, da noi raggiunto ieri –. La decisione di sospendere i pagamenti alle Fondazioni è quindi da interpretare come uno strumento di pressione per fare in modo che finalmente la Kursaal dimostri con i fatti quella volontà di dialogo di cui sempre parla, ma che purtroppo ultimamente non sta dimostrando». Per Mariotti «non si può continuare a vivere di fantasie quando la realtà è un’altra. Chi paga, nel Sopraceneri, un affitto di un milione all’anno? E a questo vanno aggiunti i contributi alle Fondazioni. La stessa Commissione federale delle case da gioco dice che dobbiamo continuare ad operare secondo criteri commerciali. Va quindi cercato un adeguamento. Su questa base, un partner contrattuale di servizio pubblico come la Kursaal dovrebbe essere disponibile a colloquiare e a ragionare. Ora, proprio a seguito della sospensione dei pagamenti, questa disponibilità emerge: ci hanno proposto una data e ci si potrà sedere attorno ad un tavolo. Ma ci è voluta una sorta di “ultima ratio”».

Obiettivo della Casinò Locarno Sa, conclude Mariotti, «è adottare una formula che permetta di adeguare sicuramente i contributi alle Fondazioni, e possibilmente anche l’affitto, alla cifra d’affari. Non succedesse, il grosso rischio è ritrovarsi, al rinnovo della concessione federale (nel 2024, ndr) a dire che non vale più la pena di continuare».

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