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15.06.2018 - 06:100

Quell'area agricola non si tocca

Il Tram annulla la decisione del Gran consiglio di togliere dal Parco del Piano 10 ettari di campi

Giù le mani da quell’area agricola. Il Tribunale cantonale amministrativo (Tram) ha accolto il ricorso del Comune di Gordola contro una decisione presa nel dicembre 2014 dal Gran Consiglio quando ha istituito il Parco del Piano di Magadino: l’estromissione da quest’ultimo di una zona agricola di oltre 107mila metri quadrati, delimitata sui quattro lati dalla ferrovia, dal fiume Carcale, da via Campagne e dalla zona industriale di Locarno-Riazzino. Lo scopo perseguito allora dal parlamento ticinese era quello di non precludere la possibilità di ampliare in futuro la zona industriale limitrofa. Gordola ha però contestato tale scelta, chiedendo di reintegrare quegli ettari di campi e prati nel Parco del Piano.

Nei giorni scorsi la sentenza del Tram, che ricorda come il Parco sia stato voluto per rafforzare il settore agricolo, salvaguardandone e recuperandone il territorio. Non per sottrargliene. Quei dieci ettari, inoltre, vengono tolti al Parco senza essere automaticamente attribuiti alla zona industriale, e quindi senza reali “giustificazioni di carattere pianificatorio”. E per quanto riguarda un ampliamento della medesima zona industriale i giudici amministrativi sono chiari: non c’è necessità. Accogliendo il ricorso viene quindi annullato il voto del Gran Consiglio che aveva estromesso dal Parco quei sedimi.

‘Ci voleva un tribunale’

«Ci voleva un tribunale – è la reazione a caldo del municipale gordolese Bruno Storni, al quale abbiamo chiesto una reazione –. Come granconsigliere facevo parte della Sottocommissione pianificazione del territorio e mi ricordo la lunga elaborazione del Piano di utilizzo cantonale (Puc) del Parco del Piano di Magadino, con il cedimento finale della maggioranza per accontentare la richiesta della Città di Locarno. Una richiesta assurda e anacronistica, se si considerano gli scarsi risultati della zona industriale d’interesse cantonale di Riazzino. Penso al fallimento Pramac, ai depositi di barche e all’attuale pascolo delle mucche scozzesi».

Per Storni la sentenza parla chiaro: «Purtroppo i Comuni (Città dell’Energia comprese) ignorano i principi di pianificazione del territorio e il Piano direttore. Ora spero che si chiuda qui la vecchia diatriba sull’uso del Piano da parte di Locarno (inceneritore, discariche, compostaggio, Silos Ferrari eccetera) e che si continui sulla strada del risanamento e non dell’allargamento di zone per nuovi insediamenti industriali, come tentato impropriamente e annullato dal Tram. Speriamo che anche la neocostituita Fondazione Parco possa iniziare a lavorare su un’area definita e completa, come prevista inizialmente».

Soddisfatto anche Francesco Maggi, deputato dei Verdi, membro pare della Commissione parlamentare della pianificazione del territorio, nonché responsabile del Wwf della Svizzera italiana. «In Gran Consiglio come Verdi c’eravamo opposti a quella modifica decisa dalla maggioranza: la sentenza del Tram, ricordo, riguarda una superficie agricola molto importante, che sarebbe stata sacrificata», dice Maggi. Una sentenza il cui contenuto, aggiunge, «ci fa ben sperare in vista della prossima battaglia in parlamento, quella sulla modifica del Puc del Piano, prospettata dal Dipartimento del territorio su spinta del Municipio di Locarno, per inserire il centro di compostaggio in zona Pizzante, cosa che, secondo noi, sarebbe un’assurdità. Alla luce anche del recente verdetto del Tram, confidiamo in una soluzione alternativa». Un verdetto definitivo? Contro la sentenza è data facoltà di ricorso al Tribunale federale. Insomma, si vedrà.

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