La posa di reti di protezione dovrebbe consentire di riaprire in modo limitato. In seguito sarà realizzato un ponte per aggirare la zona a rischio

La strada della Valle Calanca, chiusa dal 20 agosto a causa di diverse colate detritiche, rimarrà impraticabile a partire da Molina Nord ancora per giorni. I comuni di Calanca e Rossa rimarranno dunque raggiungibili solamente in elicottero almeno fino a settimana prossima, ovvero quando il materiale sarà sufficientemente sgomberato e si potrà garantire un grado accettabile di sicurezza. Tuttavia, i lavori di pulizia della parete rocciosa e di sgombero della strada sono fortemente influenzati dalle condizioni meteorologiche: quando piove (e domani, venerdì, sono previste precipitazioni) gli operai si fermano per motivi di sicurezza. Sicurezza dei collaboratori che ha ovviamente la massima priorità. In questo contesto la sfida maggiore rimane rappresentata dall'area instabile sopra il Pont Nef, tra Buseno e Arvigo: “Ancora oggi, sul pendio vi è molto materiale roccioso sciolto che potrebbe mettersi in movimento in qualsiasi momento”, ha spiegato l'ingegnere cantonale Reto Knuchel, citato in un comunicato. Insomma, anche se l'Ufficio tecnico dei Grigioni (Utg) sta lavorando a pieno regime per mettere in sicurezza e sgomberare i tratti stradali interessati, “la situazione rimane difficile”.
Situazione che “preoccupa in egual misura la popolazione, le aziende locali, il turismo e il Cantone”, si legge nella nota. Per questo motivo oggi, 27 agosto, rappresentanti dell'Utg, Dorothea Rigonalli (sindaca di Calanca), Graziano Zanardi (sindaco di Rossa), rappresentanti del Comune di Buseno, gli Stati maggiori di condotta comunali, nonché un rappresentante delle aziende locali si sono incontrati in loco per valutare la situazione attuale e per discutere insieme l'ulteriore procedura. “L'attenzione si è concentrata su come garantire il più rapidamente possibile l'allacciamento della valle nelle condizioni di sicurezza attuali”. E a questo proposito l'Utg ha individuato due soluzioni che sta perseguendo in parallelo: da un lato la posa di reti di protezione che dovrebbe consentire di riaprire la strada almeno in modo limitato la prossima settimana, mentre dall’altro si sta progettando un ponte provvisorio sulla Calancasca per evitare la zona a rischio.
Per quanto riguarda la prima misura, già da oggi, giovedì, sono in corso i lavori per installare reti di sicurezza sulla montagna in zona Pont Nef. “Esse costituiscono il presupposto affinché la strada nel tratto sottostante possa essere sgomberata in modo sicuro”, si precisa nella nota. Così facendo dovrebbe essere possibile riaprire la strada, in misura limitata, forse già nei primi giorni della prossima settimana. In misura limitata significa in sostanza “solo durante il giorno” e con restrizioni temporali. Infatti, “durante il giorno continueranno a essere necessari intensi lavori di messa in sicurezza e di sgombero”. Lavori che non si possono però svolgere mentre la strada è aperta al traffico “a causa degli spazi ristretti e per motivi di sicurezza”. Inoltre durante il giorno il tratto in zona Pont Nef (dove sono scese le colate detritiche) “sarà costantemente monitorato”. Di conseguenza in caso di condizioni meteorologiche sfavorevoli, l'Utg si riserverà “la facoltà di chiudere nuovamente la strada per motivi di sicurezza”.
Come detto, parallelamente si sta progettando la costruzione di un ponte d'emergenza in acciaio a corsia unica che attraversi la Calancasca circa 120 metri a sud dell'esistente Pont Nef. Solla sponda destra del fiume è poi prevista la realizzazione di una strada provvisoria che sboccherà nell'attuale strada cantonale poco dopo il Pont Nef. “Questa deviazione aggirerà completamente il tratto a rischio e potrebbe essere utilizzata senza limitazioni anche di notte e in caso di pioggia”, ha spiegato l'ingegnere cantonale Reto Knuchel. In questo caso, però, i lavori di costruzione (che saranno avviati nelle prossime settimane) dureranno presumibilmente da tre a quattro settimane.
Durante l'incontro odierno “vi è stata unanimità riguardo al fatto che entrambe le varianti richiedono tempo e devono essere accuratamente ponderate”, si precisa nel comunicato. In ogni caso “il Cantone è in stretto contatto con i Comuni interessati” e continuerà a fare “tutto il possibile per ripristinare il prima possibile l'accesso alla Calanca interna”.