Grigioni

Mesolcina sommersa, due anni dopo: cosa si è capito e imparato

Carte dei pericoli corrette ma nei dettagli troppo ottimistiche. Necessaria più protezione delle zone a rischio, perché l’efficacia è risultata limitata

L’abitazione di Sorte col buco, immagine simbolo del disastro
(Ti-Press)
23 giugno 2026
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Al nubifragio del 21 giugno 2024 che ha devastato varie parti di Lostallo, Grono e Soazza e ucciso tre persone, l'Ufficio foreste e pericoli naturali del Canton Grigioni dedica uno studio, in tedesco, di 67 pagine dal quale emergono giudizi e valutazioni sulla situazione antecedente, sulle cause e concause e sui correttivi necessari, in parte già attuati. Obiettivo dell'analisi, fornire evidenze importanti per la futura protezione dai pericoli naturali.

Novanta torrenti da rielaborare

Anzitutto le carte dei pericoli, che da subito sono state un terreno di confronto fra tecnici e geologi. Tanti gli interrogativi emersi: soprattutto, erano adeguate? “Nel complesso erano corrette, ma troppo ottimistiche nei dettagli”, sentenzia il Cantone. “Dalla loro verifica è risultato un quadro differenziato. In genere l'estensione territoriale dei pericoli è stata rilevata correttamente. Tuttavia le intensità nonché le quantità di materiale solido di fondo sono state spesso nettamente sottovalutate”. L’analisi a posteriori della base metodologica usata per redigere le carte “ne conferma la sostanziale solidità”. Allo stesso tempo, sempre l’analisi evidenzia una necessità mirata di miglioramento, in particolare per quanto riguarda le combinazioni di processi, i grandi blocchi, gli smottamenti nonché lo sviluppo a lungo termine degli alvei. Queste evidenze stanno già confluendo nella rielaborazione in corso delle carte dei pericoli. Rielaborazione che attualmente riguarda oltre 90 torrenti laterali e il fiume Moesa. Gran parte dei lavori è già stata eseguita e si prevede di ultimarli entro fine 2026”.

Focus sui cambiamenti climatici

Le evidenze “stanno dunque confluendo in misure concrete”, specifica ancora il Cantone, e l'analisi “dimostra in modo chiaro che i pericoli naturali nel Moesano rimangono un rischio rilevante e possono aggravarsi ulteriormente a seguito dei cambiamenti dovuti ai mutamenti climatici”. Al contempo evidenzia che dall'evento “sono stati tratti insegnamenti importanti. Le raccomandazioni riguardano tra le altre cose una migliore considerazione dell'umidità pregressa del terreno e dello scioglimento della neve nonché la stima più precisa dei deflussi di materiale solido di fondo. Si intende rafforzare ulteriormente anche la pianificazione precoce delle risorse, degli spazi in discarica e della comunicazione in caso di crisi”. Numerose evidenze sono già in fase di attuazione: tra queste misure immediate, oltre all'aggiornamento delle carte dei pericoli, figura anche la pianificazione di progetti di protezione supplementari in zone particolarmente a rischio. «L'analisi dell'evento fornisce così un contributo importante per proteggere ancora meglio in futuro la popolazione, gli insediamenti e le infrastrutture del Moesano dai pericoli naturali», dichiara il forestale cantonale Urban Maissen.

Misure urgenti e autorizzazioni a posteriori

Andando a quel drammatico 21 giugno, alle giornate e ai mesi successivi, il Cantone rileva che la “gestione si è rivelata rapida e coordinata grazie alla stretta collaborazione tra Comuni, Cantone e Confederazione”. In particolare sotto la direzione dell’Ufficio foreste e pericoli naturali è stato istituito un gruppo di coordinamento regionale per la gestione e il ripristino dei danni. Le misure immediate “hanno potuto essere attuate in tempi rapidi e le autorizzazioni necessarie sono state rilasciate a posteriori in modo pragmatico”. Il sostegno finanziario da parte del Cantone e il consenso dei Comuni interessati “hanno consentito una rapida attuazione. È stato possibile realizzare misure urgenti nell’immediato e richiedere le autorizzazioni a posteriori. Inoltre il credito di finanziamento garantito ha contribuito ad aumentare la sicurezza di pianificazione”. Ancora Maissen: «La gestione di questo evento mostra quanto sia importante la stretta collaborazione. Ciò è stato decisivo per la rapida stabilizzazione della situazione e per la ricostruzione».

Diversi fattori sfavorevoli

Analizzando l’accaduto, viene ricordato che il disastro si è verificato in seguito alla combinazione di diversi fattori sfavorevoli: “Una primavera molto piovosa, uno scioglimento tardivo e intenso della neve, la conseguente elevata umidità del suolo nonché temporali localmente molto forti”. Una combinazione di fattori negativi che “ha provocato numerose colate detritiche nei torrenti laterali della Moesa e considerevoli danni” a zone abitate (in primis la frazione di Sorte, lato destro della Moesa, sulla quale ha sfogato la sua furia il Rià de la Molera in piena), infrastrutture pubbliche e campi. In particolare il collegamento nord-sud attraverso il San Bernardino (strada cantonale a Sorte e A13 a Buffalora dove il Ri d’Andoi ha inghiottito decine di metri di autostrada) è rimasto interrotto per circa due settimane.

‘Sottovalutate le interazioni fra torrenti’

Gli esperti concordano tuttavia nel dire che nonostante i danni ingenti e il fatto che vi siano state tre vittime, “non si è trattato di un evento estremo, bensì di interazioni complesse”. L'intensità, l'estensione territoriale e i tipi di processo “rientrano nei margini di eventi storici paragonabili. Per l'intera valle il periodo di ritorno è stimato a circa 100 anni, mentre per singoli torrenti laterali è compreso tra 30 e 300 anni”. In definitiva, come detto, non è stata decisiva solo la quantità di precipitazioni, bensì il verificarsi contemporaneo di diversi fattori critici come lo scioglimento della neve e l'elevata umidità pregressa: “L'analisi mostra inoltre che le interazioni tra i torrenti laterali e la Moesa nonché i processi di rigurgito che ne risultano sono finora stati in parte sottovalutati”.

Al limite della loro capacità

In singoli casi – annota ancora il Cantone – è emerso chiaramente che le opere di protezione hanno raggiunto i limiti delle loro capacità e perciò non sempre hanno contenuto sufficientemente i danni, “ragione per cui la loro efficacia è risultata localmente limitata”. E infatti “in diversi alvei arginati si sono nuovamente verificati danni considerevoli. L’episodio ha presumibilmente superato il dimensionamento delle opere di protezione”. Una sfida particolare è stata rappresentata dallo smaltimento delle grandi quantità di materiale solido di fondo e di legname. Con il deposito ‘Gagna de Sort’ è stato possibile mettere in atto una soluzione innovativa: “I depositi di materiale sono stati configurati come terrapieni di protezione che oggi fungono da protezione contro le colate detritiche per la frazione di Sorte a Lostallo”, lato sinistro della Moesa. E guardando ancora al futuro, in caso di altri eventi Coira raccomanda “una pianificazione tempestiva delle risorse, l’istituzione di un servizio di comunicazione di crisi nonché la pianificazione lungimirante del deposito di materiale”. Viste le incertezze esistenti per quanto concerne la previsione di temporali, “occorre rafforzare i responsabili e le forze di intervento locali con strumenti aggiuntivi”.

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