Begoña Feijoo Fariña riceve oggi il Premio letterario grigione 2026. La scrittrice residente a Poschiavo è stata premiata grazie al romanzo "Come onde di passaggio". Un riconoscimento che conferma l'appartenenza e il valore dello scrivere in italiano nel Cantone plurilingue.
La Valposchiavo celebra una delle sue voci letterarie più riconosciute. Begoña Feijoo Fariña riceve il Premio letterario grigione 2026 per "Come onde di passaggio", romanzo che trasforma una tragedia collettiva in un mosaico di esistenze singole. Tra bar del borgo e passeggiate al lago, la scrittrice racconta a Keystone-ATS il suo mestiere: "Guardare davvero le persone, trovare il valore dietro ogni gesto, anche il più piccolo".
Oggi riceve il Premio letterario grigione qui a Poschiavo: cosa significa per Lei essere riconosciuta proprio nel territorio che l'ha accolta?
Questo è il territorio che abito, quello dove, a un certo punto, ho scelto di fare la mia vita e quello in cui mi sono concessa la possibilità di essere qualunque cosa. Quindi, se non qui dove? Per rispondere alla sua domanda: significa conferma di appartenenza. Chi come me ha alle spalle un passato di migrazione vive spesso e a lungo una ricerca di identità e appartenenza, questo riconoscimento mi accompagna nel mio percorso all'interno di questa ricerca.
Scrivere in italiano nei Grigioni è una condizione particolare. Come vive questa "doppia appartenenza" linguistica e culturale nella sua pratica di scrittrice?
Scrivere in italiano per me è ovvio, non saprei farlo quasi in nessun'altra lingua. Il fatto che io lo faccia qui ha in realtà poco a che fare con il territorio stesso o con il plurilinguismo cantonale. Ma sono cosciente del valore politico dello scrivere in italiano nei Grigioni, anche se non è il motore che mi muove. Abbiamo bisogno di esserci, con la nostra lingua, anche attraverso la letteratura.
"Come onde di passaggio" nasce da una riflessione sul crollo del Ponte Morandi. Perché ha scelto di raccontare una tragedia collettiva attraverso vite ordinarie che non si incrociano?
Tendiamo a guardare alle tragedie collettive come macroeventi - un crollo, un incendio, un attentato - ma a me interessa sempre il vissuto dei singoli. La vita di ciascuno, come gli eventi entrano nelle loro vite, come reagiscono. L'essere umano è immensamente interessante, ed è più o meno permeabile ai disastri in base al proprio carattere e al proprio vissuto. Raccontare i singoli mi permette di mostrare questo: la ricchezza di ciascuno, con le proprie forze e debolezze. Poi, una volta disegnato ogni singolo, posso mostrare come l'evento collettivo entra nelle diverse vite.
Ha scritto il romanzo "in fretta", dopo anni di attesa. Cosa ha sbloccato la scrittura, permettendo alla storia di trovare la sua forma?
Credo che stesse lì, nella testa, da troppo tempo. Dopo la creazione di Lettere dalla Svizzera alla Valposchiavo (festival letterario che ha luogo a Poschiavo dal 2021, ndr.) per anni non ho avuto tempo, poi ho imparato a gestire meglio le diverse fasi dell'organizzazione e improvvisamente mi sono trovata non solo con il tempo, ma anche con il vuoto mentale necessario. Devo però anche dire che ci sono cose del mio lavoro che io stessa non capisco. A volte una storia tarda anni a crescere fino a diventare urgenza, altre scoppia tutta in un momento. Io cerco di stare in ascolto di quello che mi accade e reagire con la scrittura nel miglior modo possibile.
Dice spesso che "tutte le vite sono da romanzo". Qual è il suo metodo per cogliere l'eccezionale nell'ordinario senza cadere nel banale?
Penso lo sguardo attento, l'empatia. Se si guarda davvero alla vita di una persona, anche di una persona che ci sembra "noiosa" ci sono sempre dei dolori, delle paure, dei conflitti, dei sogni. Noi tutti li abbiamo. Definisco queste caratteristiche e da lì il personaggio trae tutta la sua densità. Una persona di 70 anni che entra in casa alle dieci di sera può non dirci nulla, ma se sappiamo che lo fa dopo aver assistito, per esempio, al funerale di un amico d'infanzia, allora possiamo trovare in ogni gesto una sfumatura che racconta anche il pensiero. Io cerco di fare questo, trovare il valore dietro ogni azione, anche se piccola.
Come si costruisce un personaggio? Parte dal nome, da un'immagine, da una voce? E quanto conta per Lei il luogo in cui scrive?
La prima cosa per me è sempre il nome. Nel suono del nome giusto mi appaiono spesso naturali certe caratteristiche. È come se ogni combinazione di lettere racchiudesse un personaggio possibile. Per questo, per esempio quando scrivo racconti, spesso uso nomi inventati. Nel suono sta già il personaggio per me, molto difficile da spiegare! Poi, una volta trovato il nome e definita l'età, riesco a immaginare sogni, paure, conflitti.
Lei è anche organizzatrice culturale: come dialogano la sua attività di promozione letteraria e la sua scrittura creativa?
La mia attività di organizzatrice culturale ha lo svantaggio di prendersi molto del tempo che altrimenti potrei dedicare alla scrittura, ma è anche un regalo prezioso. Organizzare eventi mi permette l'incontro con l'altro, il dialogo su questioni precise. Che si tratti di un evento letterario o di uno spettacolo, il momento dell'evento stesso e quello successivo del confronto con gli altri arricchiscono molto la mia conoscenza dell'essere umano. Va anche detto che le due attività hanno caratteristiche del tutto differenti: l'una è solitaria, l'altra comunitaria. Apprezzo entrambe perché io stessa sono così: amo molto il dialogo con gli altri, ma a volte ho bisogno di stare in totale solitudine. Le due attività danno l'una linfa all'altra, mi rafforzano, anche quando il lavoro è tanto.
Cosa si augura per la scena letteraria del Grigioni italiano, spesso poco visibile ma ricca di voci?
Mi auguro un fermento come quello che c'è nella letteratura romancia. Non considero il Grigioni Italiano così ricco di voci. Ne abbiamo, ma se penso ai romanci si vede la povertà della nostra proposta, e non solo per quel che riguarda la poesia. Poche voci nel complesso. Non so da cosa dipenda, me lo chiedo senza trovare risposta. Forse questo nostro essere un territorio frammentato impedisce il flusso di idee, le collaborazioni e il confronto.
Una domanda leggera per chiudere: se un lettore volesse "entrare" nel suo mondo di scrittrice passeggiando a Poschiavo, quale luogo o percorso gli consiglierebbe?
Io scrivo molto a casa, ma anche nei bar. Scrivo al Bio Bistro Semadeni abbastanza spesso, in Hostaria talvolta o a LeggInsem. Nel mio mondo letterario invece ci sono luoghi, penso a Per una fetta di mela secca, che amo particolarmente come l'ossario, ma anche le vie del borgo in generale: via da Mezz, via Olimpia, via di Palaz Quando invece cerco la pace del corpo, nelle pause della scrittura, allora cammino fino al lago. Mi piace scrivere con la vita degli altri in sottofondo: lo spostamento di persone che camminano, gente che ordina un caffè o saluta un amico, bambini che corrono Poi però, per pensare, ho bisogno del mio spazio ridotto, protetta dalle mura del mio studio. O della natura.