Grigioni

Roveredo insoddisfatta per i permessi di soggiorno concessi a indagati nell'inchiesta antimafia

Il Municipio accetta le spiegazioni del Governo retico ma chiede direttive chiare, maggiore coordinamento intercantonale e il coinvolgimento dei Comuni

3 aprile 2026
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Il Municipio di Roveredo prende atto delle spiegazioni fornite dal Governo retico sul rilascio dei permessi di soggiorno alle persone coinvolte in un'inchiesta antimafia internazionale, ma resta "profondamente preoccupato e insoddisfatto" e chiede un cambio di prassi.

In una presa di posizione diffusa oggi, l'esecutivo comunale riconosce che, secondo il Dipartimento retico di giustizia, sicurezza e sanità, le decisioni prese erano conformi al diritto vigente sulla base delle informazioni disponibili al momento. Allo stesso tempo, sottolinea che il caso solleva interrogativi importanti sulla prassi attuale, in particolare per quanto riguarda il coordinamento tra Cantoni e la gestione dei profili a rischio.

Tre criticità

Il Municipio evidenzia tre principali criticità. In primo luogo, la valutazione del rischio: il fatto che lo stesso profilo sia stato respinto in Ticino ma accettato nei Grigioni dimostra, secondo Roveredo, che esiste un margine di apprezzamento che dovrebbe essere esercitato con maggiore prudenza. In secondo luogo, il ruolo dei Comuni: le autorità locali lamentano di non essere state informate preventivamente della presenza sul territorio di persone con possibili legami con la criminalità organizzata, venendone a conoscenza solo attraverso la cronaca giudiziaria.

Terzo punto: la necessità di un cambiamento concreto. Il Municipio accoglie con favore l'ipotesi di una revisione della prassi annunciata dal Cantone, ma chiede che si traduca in direttive chiare, in un rafforzamento dello scambio d'informazioni intercantonale e in procedure formali che coinvolgano i Comuni nei casi sensibili.

"Campanello d'allarme"

Tra le richieste avanzate figurano una linea più rigorosa nel rilascio dei permessi a persone con precedenti penali significativi, l'introduzione di protocolli informativi sistematici verso i Comuni e misure correttive che vadano oltre il singolo caso. Quanto accaduto, sottolinea l'esecutivo, deve essere considerato un "campanello d'allarme" e non un semplice "incidente di percorso".

Il Municipio ribadisce infine la propria disponibilità a collaborare con Cantone, polizia e altri enti nella lotta contro la criminalità organizzata, anche attraverso progetti pilota nel Moesano.

"La lotta alla criminalità organizzata", conclude il comunicato, "richiede una collaborazione stretta di tutti gli apparati dello Stato e, se necessario, anche della società civile".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni