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25.07.2022 - 05:30
Aggiornamento: 15:00

Area svago Pascol Grand: il Municipio di San Vittore ci riprova

A 5 anni dal problema sorto con l’alta tensione, chiesto lo stanziamento di quasi 400’000 franchi per realizzare il nuovo spogliatoio con buvette

Ennesimo capitolo a San Vittore per l’ultimazione dell’area svago Pascol Grand – situata a ridosso dell’A13 e del Centro di controllo tir – dove da cinque anni varie vicissitudini hanno complicato l’iter creando una situazione di stallo e una scia di polemiche. Un punto di svolta potrebbe essere rappresentato dal nuovo progetto elaborato dallo studio di architettura Cereghetti e Bruni con sede a Mesocco: pubblicato in questi giorni all’albo in vista dell’Assemblea comunale del 22 agosto, richiede un investimento di 395’000 franchi a carico del Comune e presenta una sistemazione generale della superficie che in inverno accoglie la pista di ghiaccio naturale, con l’aggiunta di una rinaturazione tramite tre laghetti (di cui uno destinato ai bambini) e la realizzazione di un nuovo blocco spogliatoi, arricchito di buvette, che sostituirebbe il prefabbricato a suo tempo realizzato dal Comune in base al progetto del Consiglio federale relativo alla circonvallazione di Roveredo in galleria.

La ‘svista’ collettiva del 2017

Lo spogliatoio realizzato cinque anni fa dal Comune (preventivati 137mila franchi, superati in fase d’opera per diverse incompletezze anche della pista di pattinaggio) si caratterizzava da una grande e irreparabile svista collettiva, ossia il fatto di essere stato posizionato sotto la linea dell’alta tensione 50 kV di proprietà di Axpo Grid Ag. Solo a cose ormai fatte, a fine 2017, progettisti e prestatori d’opera si accorgevano del problema rappresentato dall’alta tensione e Axpo ne ravvisava la pericolosità per le persone. Ne conseguiva, con ulteriori 32’000 franchi a carico del Comune, la posa urgente in zona sicura di baracche provvisorie. Ora, l’edificio previsto dal Municipio al loro posto verrebbe usato anche nella bella stagione, quando la pista verrebbe destinata ad altre attività ludiche. Restano sul tavolo le critiche per com’è stata gestita la fase precedente alla realizzazione e sul fatto che nessuno si sia accorto della pericolosità della situazione già durante la progettazione, la domanda di costruzione e il rilascio della licenza. Basti pensare che altrove, laddove la linea dell’alta tensione è per esempio di competenza di Swissgrid, qualsiasi notifica di costruzione anche per un banale capanno degli attrezzi finisce sulla sua scrivania e un suo addetto verifica preventivamente, e in fase d’opera anche sul posto, che non vi siano interferenze di nessun tipo create da macchinari da cantiere, dimensioni della struttura, altezze, distanze, ecc.

I dettagli del nuovo edificio

Il preventivo che il Municipio si appresta a sottoporre all’Assemblea comunale ammonta come detto a 395mila franchi: 354’600 per il nuovo blocco spogliatoi che sarà però più confortevole e completo del prefabbricato progettato antecedentemente, prevedendo anche uno spazio buvette; altri 10mila franchi serviranno a una prima sistemazione esterna che includerà in seguito un abbellimento generale e una rinaturazione con l’inserimento di tre piccoli stagni; infine 30mila franchi sono considerati come costi secondari e transitori. Pure prevista una stazione per e-bike. Dotato di due spogliatoi per le squadre con relativi servizi igienici e docce, di wc per gli altri utenti e anche per i disabili, nonché di un locale tecnico e di un magazzino, l’edificio si sviluppa su un unico piano presentando una lunghezza di circa 24 metri e una larghezza di 9 comprese la copertura del posteggio bici, in un lato, e la terrazza della buvette sul lato opposto.

‘Il nostro errore è stato duplice’

La sindaca non si nasconde dietro a un dito: «In questi cinque anni – spiega Nicoletta Noi-Togni a ‘laRegione’ – ho fatto di tutto per riparare a questa situazione. Il nostro errore è stato doppio: inizialmente, di non aver accettato l’esecuzione di uno spogliatoio ridotto ai minimi termini come in origine propostoci da Ustra assumendosene l’onere; puntammo in quell’occasione, considerata anche la zona pregiata destinata allo svago, ad avere una qualità migliore, impegnando anche le casse comunali; in secondo luogo, il fatto che nessuno tra Ufficio tecnico comunale, tecnici e ingegneri esterni coinvolti, Cantone e Axpo si sia accorto per tempo della collocazione sbagliata sotto la linea dell’alta tensione». Ma, chiediamo, non era semplicemente possibile smontare quanto fino ad allora costruito e riposizionarlo in una parte più sicura? «Sia il Consorzio incaricato da Ustra, sia i due professionisti incaricati dal Comune, hanno dopo lunghe trattative aderito alle richieste dei legali e risarcito il Comune in ragione di oltre 300’000 franchi, di cui 30mila quale contributo per la realizzazione della collina antirumore», spiega la sindaca ricordando che la procedura ha richiesto «ben due anni concludendosi il 9 dicembre 2019. Fino a quel momento, per motivi assicurativi, non abbiamo potuto toccare niente e neppure comunicare niente all’Assemblea comunale. È poi subentrata la pandemia, che ha provocato la rinuncia alle convocazioni dell’Assemblea fino al 23 settembre 2020. In quell’Assemblea abbiamo esposto il contenzioso e richiesto il credito aggiuntivo di 360mila franchi per la realizzazione di un nuovo spogliatoio, credito che tuttavia non ci è stato concesso. La stessa richiesta – ricorda ancora la sindaca – è stata portata all’Assemblea del 7 luglio 2021 ed è stata nuovamente rifiutata, mentre già non aveva avuto successo nell’Assemblea del 6 aprile 2021 la richiesta di 80’000 franchi per lo spostamento dell’esistente manufatto».

Una mano da Coira

Da qui la ricerca di un’altra soluzione. Quanto all’odierno aspetto finanziario, specifica Nicoletta Noi-Togni, «aiuti sono previsti da parte del Cantone come da nostra richiesta sottoposta ai due dipartimenti Sanità e Sport, e Natura e Ambiente. Una terza richiesta sarà poi formulata anche nell’ambito della nuova politica regionale». A fare da base è il progetto generale per la sistemazione dell’area elaborato nel 2020 dallo studio Giudicetti e Baumann di Roveredo, «per metà pagato dal Cantone che lo ha commissionato».

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