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Da qui era già passato anche M75
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20.05.2022 - 09:37
Aggiornamento: 18:42

Il lupo uccide 9 pecore a Cama: ‘Recinzione inadeguata’

La scoperta ieri a Ogreda dove cinque anni fa l’esemplare M75 aveva fatto razzie. Il guardacaccia: ‘Con la rete elettrificata niente più attacchi’

Ennesimo episodio di predazione di un gregge da parte di un lupo. Stavolta è successo in Mesolcina, e più precisamente nel fondovalle a Ogreda in territorio di Cama, dove ieri mattina, come riferisce la Rsi, in una zona non molto lontana dalle abitazioni l’anziano proprietario ha rinvenuto le carcasse di tre pecore e due agnelli morti e altri quattro agnelli feriti alla gola che sono poi stati soppressi dal guardacaccia poiché non più recuperabili. Si tratta dell’unica predazione registrata nel Moesano durante le ultime settimane, mentre fra gennaio e febbraio ve ne sono state alcune, come riportato nel nostro servizio del 4 marzo, quando la Società agricola del Moesano aveva esternato tutte le sue preoccupazioni sollecitando un allentamento della protezione del lupo in presenza di attacchi. Già cinque anni fa, peraltro, nella medesima località di Cama si era verificato un episodio analogo: allora a farne le spese erano stati 17 ovini, uccisi o gravemente feriti. Indiziato era il lupo conosciuto come M75, di cui le autorità grigionesi e ticinesi avevano poi decretato l’abbattimento al quale era scampato spostandosi in Germania. E intanto si avvicina il carico degli alpeggi, alcuni dei quali in Alta Mesolcina la scorsa estate erano stati scaricati già a inizio luglio dopo una serie di predazioni.

Zero predazioni

In questo ultimo caso il lupo ha predato tutte e nove le pecore giovani e adulte che l’anziano proprietario aveva portato sul posto il giorno prima, proteggendole su tre lati con una recinzione metallica, mentre nell’ultimo lato a contatto col bosco vi è un muretto di sasso. Ed è proprio in questo punto che il lupo è riuscito a entrare. Una soluzione adatta per contenere le pecore, ma insufficiente per impedire incursioni predatorie. «Purtroppo – spiega interpellato dalla ‘Regione’ il capo dei guardacaccia del Moesano Nicola De Tann – si tratta di una soluzione inadatta a disincentivare il lupo nella sua fase di avvicinamento alle prede. Questo è stato spiegato e ripetuto molte volte agli allevatori e infatti la maggior parte si è adeguata dotandosi delle recinzioni consigliate dalle autorità federali e cantonali perché ritenute al momento più efficaci. Si tratta di uno specifico modello elettrificato che, dotato di un preciso amperaggio, tiene lontano il lupo. E in effetti laddove questo modello è stato posato, il risultato è positivo: finora zero predazioni subite. Confidiamo che l’efficacia possa dimostrarsi tale a lungo termine e che il lupo non escogiti un comportamento alternativo in grado di eludere la tecnologia». Nel caso di Ogreda il proprietario, sebbene non attrezzatosi adeguatamente, potrà comunque beneficiare del rimborso previsto per legge, il quale non viene per contro elargito per i capi fuggiti e non più ritrovati a seguito di un attacco fatto in assenza di rete regolamentare.

Cosa fare in quota e in zone impervie

Restano sul tavolo alcuni interrogativi. Anzitutto, come predisporre tali recinzioni su terreni impervi, in altura e di ampie dimensioni? Il santo vale la candela? Il guardacaccia Fabio Pregaldini, intervenuto ieri a Cama, rileva anzitutto come proprio questo ultimo caso provi l’inefficacia di soluzioni improvvisate, per di più in un luogo dove non è difficile allestire una recinzione elettrificata. La quale, per quanto riguarda invece gli alpeggi in quota, «rappresenta ovviamente una buona soluzione laddove fattibile. In alternativa, una soluzione sovente praticata e che sta dando buoni risultati – annota Pregaldini – è quella del pascolo diurno assistito da pastori e/o cani da protezione, mentre per trascorrere la notte in sicurezza il gregge viene radunato in appositi ‘ricoveri’ a cielo aperto elettrificati».

Perché poi non le mangia?

Molte persone si chiedono peraltro come mai il lupo attacca il gregge ma poi non si nutre della preda o delle varie prede uccise, lasciandole lì. La risposta è semplice, spiega De Tann: «Se è in cerca di cibo e trova una preda, la uccide. Che si tratti di un singolo cervo in natura o di un gregge di pecore, il suo istinto lo porta a fare razzia. Poi, se in quel momento è indisturbato e ha fame, mangia. Altrimenti torna sul luogo della predazione, per nutrirsi, anche dopo diversi giorni».

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