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18.12.2020 - 17:16
Aggiornamento: 19:37

I Grigioni decideranno lunedì se chiudere gli impianti

Per Coira se l'occupazione in cure intense non dovesse peggiorare nel fine settimana si potrà tenere aperto. Lucerna e Svitto invece chiudono

I Grigioni si danno tempo fino a lunedì per decidere se gli impianti sciistici rimarranno aperti o dovranno chiudere, viste le nuove disposizioni in arrivo dalla Confederazione e che entreranno in vigore martedì 22 dicembre. Vogliono vedere come evolverà la situazione durante il fine settimana, soprattutto per quanto riguarda l'occupazione delle cure intense. «Se i numeri rimarranno quelli di oggi, l'autorizzazione ad aprire verrà concessa», ha precisato il direttore del Dipartimento dell'economia pubblica e socialità Marcus Caduff. Attualmente sono 12 i posti in cure intense occupate, ovvero il 55% dei 22 disponibili. Le vacanze scolastiche non verranno estese.

Coira spera di poter garantire la stagione sciistica (ben frequentata anche dai ticinesi, che potrebbero riversarsi Oltralpe se il Ticino dovesse chiudere le stazioni), essenziale per il tessuto economico retico. Di mezzo c'è però il rischio di diffondere ulteriormente il coronavirus e, soprattutto, di intasare gli ospedali a causa degli incidenti sulle piste. «Anche se i comprensori sciistici dovessero essere chiusi siamo certi che la gente verrebbe comunque in montagna», ha precisato Caduff. Invece di sciare, ha aggiunto, andrebbero a slittare per conto loro, oppure «a ciaspolare o, ancora, a passeggiare in luoghi non battuti. E questo tipo di attività di sicuro non risolve il problema del possibile sovraccarico ospedaliero». Il governo grigionese fa quindi appello a turisti e residenti: «Siate ragionevoli e muovetevi in modo responsabile». Anche perché la situazione negli ospedali «può cambiare rapidamente», ha aggiunto Peter Peyer, direttore del Dipartimento di giustizia, sicurezza e sanità. 

Da risolvere, secondo l'esecutivo di Coira, anche la questione dei take-away sulle piste, visto che «non è pensabile che uno sciatore prenda il caffé e lo consumi in piedi», ha aggiunto Caduff. E poi vi è il criterio del tasso di riproduzione del virus che, secondo Berna, deve servire per stabilire se riaprire o meno la ristorazione. Il valore di riferimento, sul sito dell'Ufficio federale della sanità pubblica, è però aggiornato al 30 novembre, è stato fatto notare dal governo.

Di sicuro, ha aggiunto Caduff, «l'economia grigionese non riuscirà a reggere questo colpo se non arriveranno aiuti che vadano ben oltre il lavoro ridotto».

Svitto, Lucerna, Nidvaldo e Zugo chiudono gli impianti

Lucerna, Nivaldo, Zugo e Svitto chiuderanno invece i loro comprensori sciistici dal 22 al 29 dicembre.

Le sette stazioni sciistiche che avevano richiesto un permesso di esercizio per i prossimi giorni hanno quindi ricevuto una risposta negativa, ha indicato il Governo lucernese, aggiungendo che la situazione è "molto tesa" e sarebbe "irresponsabile" aprire le piste in questo cotesto. Nel cantone il tasso di riproduzione del virus è aumentato nell'arco di una settimana da 1,06 a 1,23.

La situazione è analoga a Svitto, che raggiunge addirittura quota 1,28. Ciò significa che 100 persone ne infettano 128. I due cantoni giustificano la chiusura anche con la situazione negli ospedali, dove le capacità sono praticamente esaurite. Rinunciare agli sport invernali dovrebbe contribuire a prevenire gli incidenti e a dare sollievo al personale sanitario, che lavora a pieno regime a causa di Covid-19.

Nel corso del pomeriggio anche le autorità di Zugo e Nidvaldo hanno annunciato la chiusura dei comprensori sciistici a partire dal 22 dicembre a causa dell'elevato numero di contagi.

I direttori cantonali della sanità invitano a essere attenti

Intanto la Conferenza dei direttori cantonali della sanità (Cds) invita i Cantoni a "esaminare attentamente" se sono soddisfatte le condizioni per l'autorizzazione all'esercizio degli impianti di risalita. Questa può essere concessa "solo se il cantone o la regione hanno, tra l'altro, una capacità sufficiente per trattare sia i pazienti affetti da Covid-19 che altri".

 

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Chiusura di un mese per ristorazione, tempo libero e cultura

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