Fissate però misure sostitutive alla detenzione per il 37enne accusato di reati a sfondo sessuale nei confronti di alcune allieve sotto i 16 anni

Potrà tornare a casa in attesa di processo, ma con misure alternative al carcere che gli impediranno di circolare liberamente. Dopo quasi nove mesi trascorsi in regime di detenzione preventiva, a breve potrà lasciare il penitenziario il docente della Scuola media di Giubiasco arrestato in marzo per reati a sfondo sessuale commessi, stando all’Accusa, nei confronti di alcune allieve sotto i 16 anni e perciò rinviato a giudizio a inizio ottobre davanti alle Assise criminali, dove il processo si terrà il prossimo 18 gennaio.
Recentemente la Corte cantonale dei reclami penali (Crp) ha accolto la richiesta di rimessa in libertà formulata dal difensore del 37enne, l’avvocato Mathieu Harchaoui. Ciò che ha indotto il giudice dei provvedimenti coercitivi (gpc) Ares Bernasconi – che dopo il rinvio a giudizio firmato dalla procuratrice Valentina Tuoni aveva ordinato il proseguimento della detenzione preventiva sotto forma di carcerazione di sicurezza in attesa del dibattimento – a rivedere la propria decisione, fissando però un pacchetto di misure sostitutive, oltre una decina, alla detenzione, fra cui il divieto di uscire di casa nelle ore notturne e il divieto di frequentare bar e ristoranti. L'imputato è al momento sempre in carcerazione di sicurezza, in attesa dell'implementazione delle misure stabilite dal gpc. Toccherà poi alla Corte del Tribunale penale cantonale, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, stabilire se l’insegnante sia colpevole, eventualmente per quali reati, e se si renda necessario il ritorno in cella. Pesanti le accuse mosse al docente domiciliato in Riviera, che si professa innocente riguardo agli atti più gravi: violenza carnale ripetuta, coazione sessuale, atti sessuali con fanciulli, somministrazione a fanciulli di sostanze pericolose per la salute, messa a disposizione di un veicolo a motore (la sua auto) a un conducente privo della licenza di guida.
In sostanza la Crp ha accolto il ricorso del difensore del docente contro la carcerazione di sicurezza, ritenendo che un elemento costitutivo del pericolo di recidiva non sia adempiuto, contrariamente a quanto sostenuto dal gpc. Nel frattempo, ricordiamo, il Consiglio di Stato ha licenziato il 37enne. E contestualmente al rinvio a giudizio ha fatto partire l’inchiesta disciplinare nei confronti di ignoti dipendenti dell’Amministrazione cantonale allo scopo di fare luce anche su eventuali violazioni di carattere amministrativo. Rispondendo al nostro giornale e ad alcuni atti parlamentari il governo ha spiegato che l’inchiesta, coordinata dall’ex pp Maria Galliani, ha il compito di accertare in maniera indipendente, al di là degli eventuali aspetti di rilevanza penale, l’esistenza di possibili trasgressioni di natura amministrativa da parte di personale scolastico o di terze persone. L’indagine dovrà verificare, più in generale, le procedure adottate da docenti e direzione scolastica qualora fossero venuti a conoscenza di possibili comportamenti inadeguati o illeciti da parte del docente, nonché l’eventuale tempestività e adeguatezza degli interventi posti in essere. Stando a nostre informazioni, nella sede vi sarebbero state nel corso degli anni più segnalazioni interne su suoi comportamenti: molesti e predatori nei confronti di colleghe insegnanti; problematici in occasioni di cene e uscite scolastiche. Segnalazioni che mai avrebbero riguardato le sue presunte attenzioni nei confronti di allieve minorenni.