Con un’interpellanza si domanda di dettagliare il mandato conferito alla commissione incaricata di fare luce a livello amministrativo

Si attiva anche la politica sull’inchiesta disciplinare nei confronti di ignoti dipendenti dell’Amministrazione cantonale in relazione al caso del docente delle Medie di Giubiasco arrestato in marzo e ora rinviato a giudizio per più reati sessuali nei confronti di allieve sotto i 16 anni. Dopo le domande de ‘laRegione’ in merito al mandato conferito alla commissione coordinata dall’avvocata Maria Galliani incaricata di fare luce a livello amministrativo – domande alle quali il governo ha risposto senza entrare troppo nei dettagli –, anche l’Mps chiede ora ulteriori chiarimenti al Consiglio di Stato attraverso un’interpellanza presentata da Giuseppe Sergi e cofirmata da Matteo Pronzini.
Una lunga serie di domande, con le quali i due deputati Mps chiedono in particolare di indicare “quali sono i nomi, le funzioni e le qualifiche dei due funzionari cantonali che, insieme all’avv. Maria Galliani, compongono la commissione”. Senza tali informazioni non è infatti “possibile sapere se abbiano avuto, o abbiano tuttora, rapporti professionali o gerarchici con i servizi e le persone il cui operato potrebbe essere oggetto dell’inchiesta”. Inoltre “non è chiaro fino a dove si spingeranno le verifiche”: oltre alle procedure seguite dai docenti e dalla direzione, l'inchiesta dovrebbe “poter esaminare senza limitazioni anche l’operato della Sezione dell’insegnamento medio, della Divisione della scuola e, se necessario, della direzione” del Decs. A ciò va poi aggiunto che non “è stato chiarito come docenti, ex docenti, personale scolastico, ex allieve e allievi o famiglie possano rivolgersi direttamente alla commissione per fornire informazioni”.
Più in generale Sergi e Pronzini ritengono che “un sistema nel quale le segnalazioni devono passare dalle direzioni degli istituti resta fragile”. Direzioni che “possono temporeggiare per evitare conflitti interni, perché conoscono le persone coinvolte o perché temono per la reputazione della sede”. In questo contesto l’Mps domanda nuovamente “spazi di segnalazione esterni e indipendenti, non subordinati alla gerarchia scolastica”. E “lo stesso principio deve valere per l’inchiesta in corso”. Concretamente “chi dispone di informazioni deve poterle comunicare direttamente, in condizioni di riservatezza e senza temere conseguenze professionali”. Insomma, “la trasparenza sulla composizione della commissione, sull’estensione del mandato e sulle modalità di raccolta delle testimonianze non è un dettaglio procedurale: è una condizione essenziale perché l’inchiesta possa raggiungere il suo scopo”. L’Mps chiede quindi di “rendere pubblica la risoluzione e il testo integrale del mandato”. Non da ultimo, il governo non ha “indicato un termine per la consegna del rapporto, né precisato se quest’ultimo sarà reso pubblico”. I granconsiglieri domandano dunque di ricevere ‘almeno un termine indicativo’.