La Sezione forestale ha ricostruito la causa della frana scesa venerdì a Sementina e messo in sicurezza il luogo con reti paramassi e blocchi di cemento

“Si è trattato di un effetto leva esercitato da una radice, aiutato dal rigonfiamento provocato dall’acqua, dall’inzuppamento del terreno dovuto alle piogge degli ultimi giorni”. Ecco spiegato l’origine dello smottamento verificatosi venerdì pomeriggio verso le 16 sulla cantonale a Sementina e che ha ben presto mandato in tilt per diverse ore, fin verso le 22, la circolazione nell’intero Piano di Magadino. Lo ha spiegato ai microfoni della Rsi Jean Frédéric Kauffmann, geologo dell’Ufficio pericoli naturali, incendi e progetti che alla Sezione forestale cantonale vigila sulla stabilità dei pendii, con svariate decine di situazioni monitorate in tutto il Ticino.
Un evento di dimensioni ridotte (sono scesi circa venti metri cubi fra massi, terriccio e piante), causato da una radice e due giorni di pioggia, è quindi stato all’origine di un blocco viario come non se ne vedeva da parecchio tempo sulle due cantonali di sponda destra e sinistra e su tutte le stradine secondarie del Piano, complici il rientro serale di pendolari e studenti e l’arrivo di migliaia di turisti verso il Locarnese. Questo a riprova di quanto sia già normalmente sotto pressione il sistema viario che collega i due distretti; d’altronde la cantonale sud fra Camorino e la rotonda di Riazzino è in assoluto la più trafficata del Ticino.
La frana ha interessato una porzione di bosco fino a 30 metri sopra la carreggiata e ha danneggiato una vettura in transito, senza però causare feriti. Operai e tecnici hanno lavorato fino a mezzanotte per mettere in sicurezza il luogo posando due reti paramassi e una dozzina di blocchi di cemento a incastro che dovrebbero garantire la sicurezza nei prossimi tempi, in attesa di valutazioni più approfondite sulla stabilità.
Il rischio cui la zona è soggetta è comunque noto: negli ultimi anni un grosso evento si è verificato sulla collina di Gudo (due proprietà sono state danneggiate e una dichiarata inabitabile), e uno di medie dimensioni su quella di Monte Carasso (un masso di grandi dimensioni sceso da un vigneto si è fermato a ridosso della strada che sovrasta una casa). D’altronde non si contano le parecchie opere di premunizione realizzate per ridurre il rischio lungo le vie di collegamento e le zone abitate da Gorduno fino al Verbano. A incidere, inevitabilmente, anche il cambiamento climatico che fragilizza alberi e radici, ciò che a lungo termine finisce per minacciare la stabilità dei terreni in pendenza.