Bellinzonese

‘Intimidazioni di stampo mafioso’, il caso finisce al Tribunale federale

Partito il ricorso del sindaco di Bellinzona e sei fra municipali ed ex municipali contro l’assoluzione di Pronzini

‘Intimidazioni di stampo mafioso’, il caso finisce al Tribunale federale
Palazzo civico, sede del dibattito politico turrito
(Ti-Press)
9 ottobre 2026
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Approda al Tribunale federale la vertenza che oppone il consigliere comunale Matteo Pronzini (Mps), difeso dall'avvocato Luca Allidi, ai municipali di Bellinzona in carica durante la scorsa legislatura. Questa mattina l’avvocato Andrea Bersani, patrocinatore del sindaco Mario Branda, dell’allora vicesindaco Simone Gianini, dell’attuale vicesindaco Fabio Käppeli, dei municipali in carica Renato Bison, Henrik Bang e Mauro Minotti e dell’ex municipale Giorgio Soldini, ha firmato il ricorso contro la sentenza del 7 settembre con cui la Corte di appello e revisione penale ha prosciolto Pronzini dalle accuse di ingiuria e diffamazione promosse dal procuratore pubblico Roberto Ruggieri a seguito della querela sporta dai sette politici a titolo personale. Questo significa peraltro che sono loro stessi a pagare le spese legali, mentre l'Mps per difendere Pronzini aveva lanciato una raccolta fondi.

La frase criticata

La frase criticata è quella pronunciata dal rappresentante del Movimento per il socialismo durante una seduta di Consiglio comunale del settembre 2021, quando in riferimento ai casi Covid verificatisi l’anno prima nella casa anziani di Sementina aveva detto che «i parenti degli ospiti deceduti hanno il diritto di elaborare il lutto e non di dover venire a conoscenza che il Municipio usa in modo abusivo i soldi pubblici per azioni temerarie d’intimidazioni di stampo mafioso». Il riferimento era per i ricorsi interposti contro un servizio della Rsi ritenuto appunto dall’allora Municipio sbilanciato, ma infine validato da tutte le istanze interpellate.

In un dibattito politico si può?

La Carp, ricordiamo, ha confermato il giudizio di primo grado pronunciato dalla Pretura penale: “Chiunque è in grado di distinguere tra la pressione che può derivare dall’essere chiamati a difendersi in un procedimento giudiziario e una vera e propria intimidazione mafiosa fondata sulla paura e sulla soggezione del destinatario. Nel caso concreto nulla vi era che potesse essere ricondotto a forme di intimidazione di tale natura: non risultano minacce, ritorsioni, violenze, pressioni personali o economiche volte a indurre a credere di poter mettere a tacere la Rsi”. Inoltre “le dichiarazioni incriminate sono state rese nell’ambito di un dibattito di natura politica, contesto nel quale il ricorso a espressioni enfatiche, provocatorie o polemiche costituisce una modalità comunicativa frequente e generalmente riconoscibile come tale dai destinatari”.

‘Sminuiti in quanto organi comunali’

Ne consegue, ha concluso la Carp, che “sotto il profilo oggettivo l'espressione sminuiva i municipali nella loro funzione di organi comunali, mettendo in dubbio la correttezza del loro operato, senza però raggiungere un'intensità tale da poterli ritenere esposti a disprezzo in quanto a esseri umani”. Tesi questa contestata da Branda e colleghi, i quali ritengono opportuno che su un tema così sensibile sia opportuno ottenere un giudizio dalla massima corte giudiziaria elvetica, basato anche sulla giurisprudenza che sembra però essere favorevole a Pronzini (quella citata dalla Carp). Questo considerando pure le possibili conseguenze future sul dibattito politico in Ticino e Svizzera, qualora l’espressione usata fosse ritenuta definitivamente esente da pena.

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